Marco Sonaglia: Ballate dalla grande recessione | Recensione

Il cantautore marchigiano Marco Sonaglia torna con un concept album, Ballate dalla grande recessione, in collaborazione col poeta Salvo Lo Galbo. Ecco la recensione…

copertina disco di Marco Sonaglia: Ballate dalla grande recessione

Marco Sonaglia, Ballate dalla grande recessione

È tempo di Decameron musicali. La pandemia è ormai diventata soggetto narrativo, personaggio intradiegetico che invade pagine, fotogrammi, scene e microfoni. Un’inevitabile “sindrome di Boccaccio” impone agli artisti di tramandare il loro personale racconto dei fatti, ognuno attraverso il proprio medium e il proprio codice. C’è chi, alle dieci novelle quotidiane, preferisce dieci ballate musicate e al rifugio della campagna fiorentina quello di uno studio di registrazione di Montefano, provincia di Macerata. È il caso di Ballate dalla grande recessione di Marco Sonaglia.

Il quarantenne cantautore marchigiano è tra i primi a comporre addirittura un concept album sul tema che da oltre un anno monopolizza i nostri discorsi, benché i testi affondino le radici nelle settimane immediatamente precedenti lo scoppio della pandemia. Lo fa in collaborazione con il poeta siciliano Salvo Lo Galbo, con il quale condivide non soltanto la passione per gli chansonnier ma anche la militanza politica. Quest’ultima fornisce la vera chiave di lettura di Ballate dalla grande recessione, opera dedicata alla memoria di Ermanno Lorenzoni, «sindacalista SGB, militante e quadro rivoluzionario del Partito Comunista dei Lavoratori».

Diciamo subito che quella di Lo Galbo è scrittura alta, di valenza sociale e politica e, per di più, esente da ogni retorica (si ascolti Ballata per Stefano, dedicata a Cucchi). Una scrittura ricercata, che elude il “già sentito”, una scrittura in cui propoli fa rima con acropoli. «Dopo il nostro incontro», racconta Marco, «mi lasciò una trentina di poesie scritte tra fine 2019 e inizio 2020. Dovevano uscire come libro, ma leggendole durante la pandemia ho iniziato a musicarle».

Dall’unione di penna e chitarra nasce un album che trova la sua coerenza non solo nelle tematiche, ma anche nella forma, quella della ballata, che dà il titolo al disco e a tutte le sue tracce (fatta eccezione per Primavera a Lesbo, che apre l’album, e La mia classe, che lo chiude).

Nella struttura della ballata francese alla François Villon, il poeta siciliano esprime con naturalità la sofferenza dei moderni dannati che invocano pietà «nei convalescenti miasmi di un medioevo industrializzato».

Ballate dalla grande recessione — registrato e mixato da Paolo Bragaglia tra settembre e novembre 2020 — è per Sonaglia il terzo album, dopo Il pittore è l’unico che sceglie i suoi colori (2012) e Il vizio di vivere (2015). Si aggiungano all’elenco i due dischi con il gruppo dei Sambene, Sentieri partigiani, tra Marche e memoria (2018) e I Sambene cantano De Andrè (2019).

Voce, chitarra, armonica a bocca. Impostazione cantautoriale standard, se vogliamo, rivendicata dallo stesso autore: «Su disco ho messo insieme più chitarre e qualche spruzzata di elettronica più leggera [curata dallo stesso Bragaglia, NdA] o quel violoncello [suonato da Julius Cupo, NdA] che su Primavera a Lesbo fa da tappeto. A ogni canzone ho cercato di cucire addosso il vestito più adatto». L’abito, in questi casi, può essere quello di foggia dylaniana di Ballata per Cuba o l’ironico valzer in stile Cantacronache di Ballata per l’art. 18.

In queste Ballate dalla grande recessione Sonaglia esibisce i suoi modelli, omaggiandoli di traccia in traccia: «Guccini, De André, Lolli, De Gregori, ma anche Bertoli, Bubola, Luigi Grechi e Stefano Rosso». A Claudio Lolli, cui Marco in passato ha fatto da spalla sul palco, è anche dedicata una canzone, Ballata per Claudio, mentre uno dei brani più belli dell’album, Ballata a una ballerina, riporta alla memoria la storia di Lola Horovitz, morta prigioniera in un lager nazista. Proprio la prigionia è il convitato di pietra che traspare dalle sbarre stilizzate nella copertina di Tommaso Pigliapoco. Ma il messaggio di fondo è ovviamente l’invito a spezzare quelle sbarre, ricercando una libertà che in questi mesi non può che avere enorme valore aggiunto.

Dopo una buona ricezione da parte della critica, Sonaglia attende l’estate (come tutti noi) anche per presentare dal vivo le sue Ballate dalla grande recessione. «Quello che è mancato», dice con commozione, «è non vedere le facce del pubblico la prima volta che ascoltano la canzone».

Ascolta il disco Ballate dalla grande recessione di Marco Sonaglia su Spotify

Social e Contatti

  • Facebook: https://bit.ly/395KoFq
  • Instagram: https://bit.ly/2Pi34Ld

Tagged with: ,

Leave a Reply

1 × 5 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.