INTERVISTA | Marcos Cortellazzo e i suoi “Gradi di libertà”

É uscito su tutte le piattaforme digitali il primo disco solista di Marcos, musicista e autore, già noto per il suo ruolo in diverse formazioni (Seven Jay, Laika Vendetta, Hoka Hey). Questo EP dal titolo Gradi di libertà, è un disco personale, sentito e stratificato di influenze che partono dall’alternative rock, un nuovo capitolo e un nuovo inizio per l’italo brasiliano Marcos Cortellazzo, che nel titolo richiama un concetto di Statistica, intesa come scienza. Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista a Blog della Musica.

Marcos Cortellazzo nel gioco del Tris spiega infatti al meglio i gradi di libertà: ogni casella vuota rappresenta una “libertà” e a mano a mano che viene presa una scelta (X/O), le possibilità per l’avversario si riducono. Nel gioco, chi ci sfida crea dei vincoli tramite le sue scelte, lasciando a noi sempre meno spazio di movimento. Ecco cosa ci ha raccontato

Questo tuo disco di debutto è uscito a metà novembre, quindi ha compiuto e superato i due mesi. Come riassumeresti quest’ultimo periodo che ha seguito il tuo debutto discografico solista?

Cerco di non caricarmi di aspettative, tuttavia sono felice quando vedo persone che si sono prese la briga di scrivermi per dirmi quanto questo o quell’altro brano, abbiano significato qualcosa per loro. Alla fine, si fa musica anche per lasciare qualcosa agli altri ed io spero sempre che i messaggi che ci sono nei testi, siano tradotti in modo significativo per qualcuno. Questo va dalla comprensione del messaggio testuale, ma anche della sola musica. Ti può piacere anche solo il suono di un brano, e va benissimo, qualcosa farà anch’esso.

E in questo tuo nuovo percorso solista, chi ti sei portato dietro? Chi ha lavorato con te a questo disco? Qualche personaggio che ha fatto parte anche del tuo passato musicale, quando eri impegnato in altri progetti?

Oggi direi “magari!”, perché è cosa ben difficile fare il creatore e critico di sé stessi. Negli anni sono diventato autonomo in tutto, tranne che non suono la batteria. In quello mi ha aiutato Warren Van Wyck, batterista sud africano trovato on line (il bello del post 2000). Avrei seriamente voglia di collaborare con qualcuno che, come quando ero nelle band, mi possa dire chiaramente “guarda questa cosa fa veramente rabbrividire”. Tuttavia mi ci vuole stima della persona e anche conoscere un po’ il suo gusto. Finirà che pescherò una persona che ha suonato con me in passato, la penso da tempo, con cui avevo un feeling musicale molto spiccato ed è anche un ottimo musicista. Non dico il nome, userò questa risposta per comunicarglielo.

E cosa ti ha portato a questo nuovo inizio?

Volevo mettere in musica alcune delle cose che mi passano per la testa, o come direbbero alcuni, che mi “arrivano”.

E le tue influenze musicali durante il tuo percorso son sempre state le stesse, o sono cambiate nel frattempo?

Sono come le onde del mare, vanno e rivengono. Oggi ascolto gli stessi brani che ascoltavo a 15 anni, dipende dal momento. Posso mettere Debussy, come poi aver voglia del Teatro degli Orrori. Ogni tanto cerco nuove uscite, sperando di trovare l’artista che mi cattura e mi ispira qualcosa di nuovo. Ascolto il più possibile senza preconcetti: non accorgendomene rimescolerò tutto nella mia lingua prima o poi.

In passato ti sei sempre occupato tu dei testi? Cambia qualcosa tra lo scrivere per te stesso o per una band?

Scrivevo i testi nella primissima band, i Seven Jay. Avendo una diversa maturità diciamo che affrontavo in modo un po’ differente la scrittura, anche perché affrontavo la vita diversamente, si evolve insomma e va bene cosi. Nel mio caso, nella band non sentivo il minimo attrito verso le mie idee testuali, ero liberissimo come lo sono oggi.

Sei un artista che riesce a godersi il momento, oppure sei sempre al lavoro su cose nuove?

Sempre a lavoro su cose nuove. Me lo godo un po’ il momento sia chiaro, ma trovo che “l’appena fatto” sia uno scalino per arrivare ad altro.

“Gradi di libertà” è il titolo del tuo primo disco. A cosa fa riferimento?

Al conoscersi per arrivare ad una strada che, nella nostra vita, sia autentica. I gradi di libertà ed i vincoli, sono metafore che sfrutto per spiegarlo.

Quale potrebbe essere una tematica che unisce tutti i brani nel corso del tuo percorso artistico?

Non ho mai fatto di un tema preciso il filo rosso della mia creatività. La creatività stessa è colorata di tante sfumature. Anche adesso, che mi accingo a scrivere un disco che verterà principalmente sul tema dell’equilibrio, noto come ogni brano che nasce ne cura un aspetto diverso. Tant’è che a prima vista potrebbero non sembrare dei brani legati da un tema.

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