Con Bellissimi e infelici, Mariano Casulli firma un lavoro che attraversa malinconie private, fragilità quotidiane e un immaginario emotivo capace di parlare anche a chi non ha mai incrociato i suoi stessi paesaggi. In questa intervista, Casulli ripercorre la genesi del disco, le sue immagini ricorrenti, le scelte artistiche e le sfide che hanno segnato un percorso lungo tre anni.
Bellissimi e infelici di Mariano Casulli è un disco che non nasce da un luogo preciso, ma da un sentire universale: quello che lega le crepe del presente alla necessità di raccontarle. L’influenza cinematografica, l’attenzione ai dettagli interiori e la collaborazione con il produttore Molla definiscono un album che si muove con naturalezza tra pop, indie e cantautorato, mentre l’autore oscilla tra introspezione e condivisione, tra desiderio di sincerità e volontà di mettere in musica emozioni che appartengono a molti.
“Bellissimi e infelici” (che abbiamo recensito su Blog della Musica) sembra un titolo che riflette una visione molto personale e malinconica della vita contemporanea. Come è nato questo concetto e quanto è autobiografico?
È nato in seguito alla visione di un film, Parthenope di Paolo Sorrentino. Descriveva perfettamente quello che stavo cercando di raccontare con il disco e non me lo sono lasciato sfuggire. Non credo sia un concetto autobiografico, almeno che non sia da attribuire alla mia parte più inconscia.
Nei testi del tuo album ci sono spesso immagini di Milano e dei suoi spazi urbani. Quanto la città ha influenzato la scrittura e l’atmosfera dei brani?
Ti sarò sincero, ma credo poco e niente. Io vivo nella provincia del Sud Italia e quindi la costruzione degli scenari delle canzoni è più ideale che reale.
La tua musica mescola sonorità pop, indie e cantautorato tradizionale. Come avviene il processo di scelta degli arrangiamenti e come decidi quali strumenti servono a raccontare la tua storia?
Qui c’è tutto il lavoro del mio produttore, Molla. Ho cercato la sua collaborazione perché pensavo potesse essere il professionista giusto per dare i giusti suoni al mio disco.
Il tuo lavoro affronta temi di fragilità, nostalgia e relazioni complesse. Come bilanci la dimensione personale con la volontà di rendere i brani universali e riconoscibili da chi ascolta?
Quello che canto in questo disco credo siano vissuti e sentimenti comuni a chiunque. Mi riesce difficile pensare che nessuno abbia mai vissuto, almeno una volta, qualcosa del genere. Credo che quando si parla di sentimenti ed emozioni, difficilmente risulta difficile arrivare all’ascoltatore.
C’è un brano in Bellissimi e infelici che per Mariano Casulli rappresenta una svolta o un momento di verità nell’album? Se sì, quale e perché?
Più che di svolta, credo che il brano come stai racchiuda e faccia sintesi di quello che si è ascoltato durante le otto tracce precedenti.
Durante la registrazione e la produzione dell’album ci sono stati momenti in cui hai dovuto prendere decisioni difficili o rinunciare a idee iniziali? Come hai gestito questi momenti?
Il processo di creazione di questo disco è durato tre anni. Durante questi tre anni ci sono stati molti momenti in cui ho pensato di smettere e di non andare avanti in questo progetto. Per mille motivi, tra cui “Le regole del gioco”, così come canto nella mia canzone. Poi però l’amore per la musica mi ha spinto a trovare sempre la giusta motivazione per continuare a scrivere ed oggi sono molto soddisfatto di aver prodotto questo mio secondo album.
Guardando al futuro, quali sfide artistiche ti piacerebbe affrontare nel tuo percorso musicale e quali collaborazioni o esperimenti ti incuriosiscono di più?
In questo momento non ci penso. Voglio solo concentrarmi su questo disco e portarlo in giro quanto più possibile. Quello che sarà del futuro, lo vedremo successivamente.
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