Mataleòn: Metamorfosi

I Mataleòn e l’album Metamorfosi. Un lavoro ambizioso ma ben fatto: 10 brani che esprimono un concetto di circolarità dell’esistenza…

Metamorfosi disco Mataleon copertina

Mataleon, Metamorfosi

La voce di Mario Zucca, noto doppiatore, introduce il concetto base di quest’album dei Mataleòn, quello della metamorfosi, la trasformazione della materia e di conseguenza anche degli uomini. La presenza del doppiatore è in linea con il contenuto delle canzoni, ispirate alle serie tv. Infatti il metal della band incontra subito John Locke, riferendosi non all’illuminista bensì al personaggio di Lost, che comunque trae ispirazione dal filosofo. Il testo chiarisce l’equivoco: “Non siamo soli in questo mondo sterile (…) sei l’isola che mi guarirà”.

Carrie si ispira invece alla donna bipolare di “Homeland”. Il pezzo gioca con delle strofe in 7/8, e la voce mostra le sue doti di scream: “Puoi scappare, tanto riuscirò ad ingannarti, sai!” Il testo Blue si mostra più gentile, su un lento stile Nickelback, con inserti di viola. Si continua col connubio metal – serial in Elliot, ispirandosi al personaggio paranoico di “Mr. Robot”: “Io chiuso in questa stanza, cercando tra i ricordi, in te io mi rispecchierò.”

Il delirio è un tema ricorrente, corollario della metamorfosi, in quanto il cambiamento della realtà circostante mette a dura prova la mente, ed è presente anche in Milano e dintorni: “Prova a prendermi, sono stanco di fuggire da questo delirio, prova a dirmi qual è il mio destino.”

Arriva il classico momento della ballata in 6/8 con Lady in Rock: “Sei l’acqua che scioglie i capelli dentro me”.

Castello di carte, evidente richiamo a “House of cards”, diventa un pezzo che è un po’ d’auspicio contro le manipolazioni dei più forti nei confronti dei più deboli, e il castello crolla.

Downtown può prendere spunto dall’omonima serie anni ’80 ambientata a Los Angeles, ma le sue parole sono trasportabili anche ai nostri giorni: “Fermati in questa stanza vuota come le persone di questa città”. Il brano, energico come gli altri, è arricchito nell’arrangiamento dalle improvvisazioni di tromba di Paolo Fresu, che si muove con disinvoltura anche in un ambito che non è il suo, e che lo respinge un po’ dal punto di vista sonoro. E’ come se la solitudine malinconica della tromba jazz, che può far pensare alla retrovia di un locale, restasse comunque al di fuori del muro della stanza, dove la band sta suonando. Il suo “non funzionare” in un certo senso funziona: è un elemento idiosincratico che vuol farsi sentire, come le voci delle periferie che urlano verso il centro delle città.

L’album finisce con un accenno a un telefilm giapponese: Uroboros, uno strumentale con arpeggio di chitarra pulita e una voce femminile che vocalizza, lasciandoci così senza risposte, con un discorso aperto. O forse l’uroboro, simbolo del serpente che si morde la coda, è un indizio che riporta alla continua metamorfosi di cui facciamo parte? Non c’è inizio né fine, ma un eterno mutamento, sia per quanto riguarda il potere che si rigenera, sia per le relazioni umane che rinverdiscono dopo un periodo di apparente aridità, ricollegandosi al monologo di Zucca presente nella prima traccia.

Metamorfosi è dunque un album ambizioso per i Mataleòn, che partendo dalle serie tv arriva ad esprimere un concetto di circolarità dell’esistenza nella quale siamo forse coinvolti.

A cura di Gilberto Ongaro

Tracklist Metamorfosi – Mataleòn

01. Metamorfosi
02. John Locke ft. Max Zanotti
03. Milano e Dintorni
04. Carrie
05. Blue
06. Elliot
07. Lady In Rock
08. Castello di Carte
09. Downtown ft. Paolo Fresu
10. Uroboros

Info: https://www.facebook.com/mataleonband

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