Matteo Bosco, cantautore

Teo Ho ovvero Matteo Bosco è un cantautore friuliano che ha debuttato nel mondo discografico con il disco I Gatti di Lenin. Ecco la sua storia e biografia

Teo Ho, nome d’arte di Matteo Bosco, un “osservatore friulano” come ha scelto di definirsi.

“Ho sempre scritto tutto quello che non era abbastanza forte da poter essere ricordato, o che lo era troppo.” Riassume in breve la sua poetica, nata tra il Friuli e a Milano. Cantautore, potremmo definirlo noi Matteo Bosco, di quelli meno allineati e meno o formali, che propone per anni canzoni nate suonando in strada, senza nemmeno pensare lontanamente ad entrare in studio, e durante i live, le canzoni si sono lentamente sviluppate acquistando personalità, colore e vita. “È normale, pensando che nelle mie canzoni nasce sempre prima il testo e questo si forma dal contatto con la gente. Riassumendo: tanti live, tanta musica in strada, un solo disco.” I versi costituiscono la parte fondamentale, a volte preponderante, delle sue canzoni e per diversi anni Matteo Bosco ha scritto e pubblicato poesia.
Con questi due strumenti, pensieri e suoni, si possono “disegnare” infinite storie: tutte quelle che una persona osserva o da cui è osservato durante il giorno.
Autori di riferimento ce ne sono, inutile stilare una lista.
“Indubbiamente, anche e soprattutto per la poetica, è Francesco De Gregori l’artista a cui mi sento più legato.
Per proprietà transitiva Dylan è un riferimento, mio come quello di ogni cantautore.
Sul podio ci sono tre gradini: fatti apposta per “inserirci” un poeta come De Andrè.”

Il titolo del disco con cui Matteo Bosco esordisce nel 2017 fa presupporre l’esistenza di riferimenti “politici” nel disco ma questi sono ben mascherati, e soltanto in un brano, Genova, Berretto Di Lana, diventano espliciti, con riferimento ai fatti del G8, mentre per l’autore è La Volpe E L’Uva ad essere il brano più diretto, perché mette in mostra le contraddizioni, anche se in ambito privato e sentimentale, mentre Mr Sands parla del volto di Bobby Sands sui murales di Belfast, anche qui, in maniera poetica, e come un sognatore.
I Gatti Di Lenin è stato registrato a Udine da Matteo Dainese (Il Cane, Zeman, Ulan Bator) ed è un disco essenziale, costruito prima di tutto sulle canzoni, con sovraincisioni minime, per volere riprodurre l’approccio live.

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