INTERVISTA | Mattia Bonetti: un Cantautore che narra di storie, leggende, guerre…

Mattia Bonetti è un giovane cantautore di 23 anni. Gli piacciono le storie e le leggende e raccontandole in musica cerca di scivolarci dentro per narrare qualcosa di sè. Ha pubblicato il suo primo album Canzoni in Libertà che parla appunto di Libertà. Mattia è un cantautore sensibile e profondo, impossibile non farsi coinvolgere emotivamente dalle sue canzoni. Blog della Musica l’ha intervistato…

Blog della Musica oggi incontra Mattia Bonetti: ciao e benvenuto. In poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?
Ciao a tutti, sono un cantautore della Lunigiana! Sono nato in Burundi (Africa) per via dei miei genitori che erano lì a fare servizio civile come medici. Ho origini milanesi e a sei anni mi sono trasferito a Fosdinovo, un paesino affacciato sul Golfo dei Poeti e sulla foce del Magra, in Toscana. Ho un fratello e due sorelle adottate dall’Etiopia.

Come ti sei avvicinato alla musica?
Mio nonno era un fisarmonicista e mio padre strimpellava la chitarra. Io ho iniziato invece con le percussioni, suonando anche come batterista in una band metal per 5 anni. Dopodichè mi sono appassionato di vari generi musicali come lo Ska, Il Reggae ed altri, e infine sono approdato sulla nave poetica del Cantautorato. Ho iniziato a suonare la chitarra e imparare vari strumenti folcloristici e etnici di cui vado matto! Tant’è vero che nel mio primo disco ho suonato quasi tutti gli strumenti che si sentono! Prossima sfida? Il flauto traverso!

Quali sono gli artisti che ascolti maggiormente e che ispirano le tue scelte musicali?
Sicuramente non posso non citare i grandi cantautori degli anni ‘60-’70 come Guccini, De Andrè, De Gregori o Dalla. La cosa che guardo maggiormente nelle canzoni sono i testi, quindi sono approdato anche nel Rap di Caparezza, o nel Rock degli Zen Circus e in altri vari generi. Per quanto riguarda le influenze musicali direi molto la musica popolare e folcloristica. Dagli accompagnamenti da cantastorie, al country o alla pizzica.

Quanto e come la tua origine africana influisce nel tuo modo di pensare, di vivere e soprattutto nella tua musica?
Diciamo che essendo scoppiata la guerra civile vera e propria quando sono nato, i miei genitori sono ritornati in Italia dopo quattro mesi dalla mia nascita. Quindi non ho ricordi di quando ero giù, anche se ci sono poi ritornato a 21 anni per fare volontariato e l’esperienza dell’adozione delle mie sorelle ha reintensificato il mio legame con quella terra. Per via di queste esperienze e delle mie origini, ho sempre avuto poco da spartire con chi li crede diversi o dei parassiti. Sono sempre più convinto che prima o poi il senso di rotta delle migrazioni cambierà e magari toccherà a noi chiedergli ospitalità. Nella mia musica ci sono dei richiami, ma è più il mio modo di pensare in generale che si rispecchia nelle mie canzoni.

Canzoni in libertà è il tuo primo album, diventato concept quando ti sei accorto che casualmente i brani avevano un filo conduttore: la libertà… Ce ne parli?
Si, Canzoni in Libertà è un insieme di 11 brani scritti tra i 18 e i 21 anni (Pelle di Luna è stato in assoluto il primo), che apparentemente sembravano sconnessi fra di loro. Per questo di primo slancio l’ho intitolato così. Poi il titolo ha iniziato ad assumere un altro significato quando ad un ascolto più approfondito un filo conduttore ce l’aveva eccome! Le storie narrate vanno da una ragazza madre ad un fantasma irrequieto, da una storia di carcere, ad un dialogo fra un francese e un siriano, da un marinaio innamorato a un genocidio in Burundi. L’album è alla seconda ristampa e alcuni brani hanno vinto vari premi come quello del Museo della Resistenza, o il “Primo Premio della critica” al Teatro del Navile a Bologna o il “Primo Premio della Critica” all’Agesci Music Festival a Roma.

So che stai scrivendo per un nuovo disco. Anche questo sarà un concept? Di cosa parlerà? A che punto sei?
Ebbene si, contro tutto e tutti, in un mondo di “singoli” e canzoni riempitive, sto elaborando un nuovo concept album! Ma questa volta è ricercato e voluto, e per questo motivo molto più difficile da comporre. Il tema sarà la “Hybris” che nell’antica Grecia era la personificazione della rivolta contro l’ordine stabilito dagli dei o, più semplicemente, dell’orgogliosa coscienza di sé. Come termine è sempre stato tradotto come superbia o tracotanza ma in quest’album voglio dargli un taglio diverso: i personaggi delle storie, in un modo o nell’altro, hanno superato un limite posto dagli Dei, o più comunemente dal Potere e vengono puniti dal Potere o dal limite stesso. Protagonisti: un ergastolano, una piratessa, Orfeo, un amante non corrisposto e molti altri. Verso fine Luglio uscirà il primo singolo intitolato Un Muro largo un Mare che ha come tema i migranti.

Le sonorità musicali dei due dischi saranno simili o completamente diverse? Hai già idea di come arrangiare il nuovo disco?
Le sonorità saranno molto più piene e arrangiate rispetto all’assetto minimal del primo album. Per questo sarà un lavoro molto più imponente del primo anche se credo manterrà la genuinità di chi scrive le canzoni che vorrebbe ascoltare. Per ora ho quasi terminato la scrittura di tutti i brani e siamo in fase di registrazione! A livello di testi invece sarà ancora ben presente lo stile del primo album anche se forse con un salto di qualità!

Essere emergenti ora. Che Italia discografica ti trovi davanti?
Penso che sempre di più in questo momento storico la tecnologia mette a disposizione di ogni artista molti strumenti per farsi conoscere. Il problema è che se questo avvantaggia tutti, in sostanza non avvantaggia nessuno. Un ruolo centrale ce l’hanno i concorsi e i contest ma anche il pubblico fedele che l’artista sa crearsi.

Ci parli del brano con cui stai partecipando a Voci per la Libertà? E cosa ti aspetti da questo concorso? Quale messaggio vuoi portare?
Il brano in questione è 11.12.15 una Data di un genocidio realmente accaduto in Burundi ad opera di un manipolo di paramilitari ubriachi. Da tempo immemore vi è uno scontro tra le due etnie dominanti (Hutu e Tutsi). Quando l’uomo bianco arrivò, insegnò loro il “gioco di potere” così che da più di vent’anni se salgono al potere i Tutsi massacrano gli Hutu e viceversa. In questo caso, più di 1000 Tutsi sono stati messi in un recinto di filo spinato e uccisi solo a colpi di machete. Il coro di bambini al termine della canzone però ci ricorda che nelle nuove generazioni c’è una speranza ed è quella della pace. Questa mi sembra una magnifica opportunità di far conoscere cos’è successo e cosa sta succedendo nel mio Paese nativo. Speriamo che almeno Amnesty ascolti questa voce.

Il cantautore secondo te, in Italia, ha un futuro?
Il cantautore e più in generale l’artista è un anticorpo che la società ha a disposizione contro il potere. Non sono uno di quelli che crede che le canzoni servano solo a fare ballare la gente o, peggio, a intrattenere. Secondo me il cantautorato ha ancora molto da dire, e di tematiche non ne mancano. L’uomo potrà anche trasferirsi sulla Luna o inventare un libro che si legga da solo, ma i problemi dell’uomo sono destinati a rimanere gli stessi ancora per molto. Chi sono gli emarginati del passato? Prostitute, poveri, drogati, carcerati e malati. E quali sono quelli di oggi? Gli stessi.

Prima di lasciarci, raccontaci quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?
Innanzitutto terminare il mio secondo album! E intanto iniziare ad organizzare un “tour” nei piccoli teatri italiani per portare in giro le mie canzoni, riarrangiate con violoncello, flauto traverso, percussioni e la mia immancabile chitarra!

Ringraziamo Mattia Bonetti di aver dedicato un po’ del suo tempo a Blog della Musica.
Grazie a voi!

Info su Mattia Bonetti: https://www.facebook.com/bonetti.m.n/

1 Comment

  1. Alessandro e Rosa Reply

    Ciao, ci siamo conosciuti a Capoliveri in occasione della tua serata di musica in piazza.Abbiamo fatto due chiacchiere, e ho acquistato i tuoi dischi . Li ho ascoltati e riascoltati sono veramente belle canzoni e mi piace lo stile che hai. Ti auguro di poter continuare su questa strada .

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