Mauro Mussoni: Lunea | Recensione

Lunea è il nuovo progetto discografico di Mauro Mussoni, contrabbassista, uscito per Alfa Music di Roma. Un progetto il cui intento è far convivere gli aspetti contemporanei del jazz con le radici più profonde della musica afro-americana ed europea mischiandone i colori e cambiandone gli abbinamenti. Ecco la recensione di Blog della Musica 

Mauro Mussoni, Lunea - copertina disco

Mauro Mussoni, Lunea

Il contrabbassista Mauro Mussoni ha pubblicato per Alfa Music di Roma Lunea, il suo nuovo disco.

Spesso nel jazz, il contrabbasso è uno strumento che, seppur fondamentale, è sempre ascoltato sullo sfondo, concedendogli pochi assoli, rispetto ai fiati. Ma cosa accade se il compositore di pezzi originali è proprio il contrabbassista? Succede quel che succede in Lunea, album di Mauro Mussoni, dove ciò che esegue col suo ingombrante strumento, diventa il punto di riferimento di partenza per gli altri.

Come in Moonlanding, dove il suo quintetto, con le sonorità del jazz classico, ha un groove funk. Il pianista Massimiliano Rocchetta suona gli accordi con l’intenzione che solitamente si darebbe su un Rhodes. Il sassofonista Emiliano Vernizzi percepisce tutto ciò, e nell’improvvisazione si fa carico del tiro. Nella seconda parte del brano, emerge la caratteristica particolare di questa formazione: la somma timbrica del sax soprano e del trombone, suonato da Beppe di Benedetto.

Il pezzo in 5/4 Mantra viene aperto dal batterista Marco Frattini, con una sequenza percussiva africana. Mauro poi intona il malinconico tema principale, che sarà ripetuto da sax e trombone, dando spazio poi alle improvvisazioni.

Il pianoforte introduce la delicata Ila, dove Mussoni al contrabbasso si lancia in un assolo molto espressivo.

Lunatico riporta la ritmica al centro dell’attenzione, con un altro inciso di contrabbasso davvero sincopato; ce lo si potrebbe immaginare con un basso elettrico in un brano disco, o in un poliziesco anni ’70.

I fiati tessono armonie di nona che acuiscono questa sensazione di suspense ed attrazione. Il pianista poi dà prova del suo virtuosismo, così come il batterista, non solo per la fase solistica, ma anche per degli scherzi ritmici sotto al ritorno del tema principale, e durante gli assoli dei fiati (che sembrano davvero parlare), dove cambia ritmo e intenzione più volte.

Una sensazione davvero “black” la dà Beinc., con un groove da Earth Wind & Fire, almeno fino a non risolversi in uno swing “bianco”, che sembra di passare in un istante da quartiere a quartiere, in giro per gli Stati Uniti.

Steak by steak è un 6/8 inafferrabile, in un certo senso più tradizionale, salvo degli appoggi ritmici di pianoforte a due terzi del brano, che giocano sul levare dei battiti intermedi, creando straniamento.

Infine, Noir si basa su una discesa di note e di armonie raffinate (il terzultimo accordo della sequenza principale, unisce la quarta eccedente alla settima maggiore, davvero poco usato in modo strutturale).

Sax e trombone per l’ultima volta realizzano la loro accoppiata vincente, facendo botta e risposta alternativamente con contrabbasso, batteria e pianoforte, fino a sfumare. Lo sfumato dà la sua solita impressione di infinito, ma è un peccato non sentire come il quintetto avrebbe concluso questa conversazione senza fine. La risposta si può avere solo dal vivo!

Gilberto Ongaro

Info: https://mauromussoni.com

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