Max Fuschetto: Mother Moonlight

MOTHER MOONLIGHT è il nuovo disco di Max Fuschetto con Enzo Oliva. Fanciullezza, Africa, dialogo tra culture, sperimentazione pop e colta in un disco unico nel suo genere. Italian World Beat debutta con l’originale opera del compositore Max Fuschetto affidata al pianoforte di Enzo Oliva… La recensione di Fabrizio Coscia

Mother Moonlight, Max Fuschetto ed Enzo Oliva copertina disco

Mother Moonlight, Max Fuschetto ed Enzo Oliva

«Mother Moonlight nasce dedicato espressamente al pianoforte e attinge al mondo dell’infanzia. La sua caratteristica è che questo mondo, come per Paul Klee, rappresenta l’ologramma del futuro. Le linee semplici fatte di pochi suoni danno la possibilità di sperimentare combinazioni sonore nuove, tempi e strutture formali flessibili e non preordinate, l’assenza e l’allusione; dire il meno possibile perché a volte la misura è forza».

Già dalle prime battute si comprende che Mother Moonlight, il nuovo album di Max Fuschetto, proietta l’ascoltatore in un panorama completamente diverso rispetto a Popular Games (2010) e al fortunato Sun Nà (2015). I ricordi, le visioni, le suggestioni e le reminiscenze della fanciullezza ispirano il compositore che sceglie il pianoforte – e l’esecuzione, la sensibilità, l’empatia di Enzo Oliva – per dare vita a un ciclo di sedici brani legati alla ‘poesia dell’infanzia’, per citare l’amato Klee.

La Recensione di Mother Moonlight a cura di Fabrizio Coscia

Mi è capitato più volte, nei libri che ho scritto, di parlare di musica e di musicisti, rendendo omaggio ad alcuni grandi del passato e del presente, come Carlo Gesualdo, Bach, Mozart, Schubert, Richard Strauss, Brahms, Bill Evans, fino ai Radiohead; ma il mio è stato sempre un approccio un po’ impressionistico, empatico, da profano, nel vero senso della parola, perché la musica ha in sé effettivamente qualcosa di sacro. Una sacralità che esiste soprattutto per chi, come me, non ne conosce il linguaggio, che dunque appare irrimediabilmente cifrato e inaccessibile. Ora, chi lavora con le parole non può non fare i conti con una sorta di invidia nei confronti di due categorie di artisti in particolare: il pittore, che lavora con le immagini, e il musicista, che lavora con i suoni (prima ancora che con le note, come diceva bene Debussy). Immagini e suoni sono infatti ciò a cui da sempre lo scrittore tende, aspira. E del resto la musica è un’arte molto vicina alla pittura, soprattutto alla pittura astratta: basti pensare alle Composizioni di Kandinski, dove il movimento dei colori è una vibrazione che risuona come uno strumento musicale, e dove le forme descrivono punti, linee, cerchi, figure geometriche, senza alcun riferimento alla realtà.

Tutto questo per dire che Mother Moonlight, il nuovo disco di Max Fuschetto (Italian World Beat), mi pare abbia una caratteristica molto particolare: è come se Fuschetto abbia voluto usare qui i suoni per avvicinarsi alle parole, facendo cioè un percorso inverso a quello che di solito cerca di fare la poesia. I suoni di questo disco, cioè, tendono a farsi poesia, a evocare, a suggerire visioni, paesaggi, emozioni, idee, ricordi. Non è un caso infatti se il libretto che accompagna il disco è corredato di poesie-pensieri. Ma ciò non vuol dire che ci troviamo di fronte a un disco di musica a programma, a un disco, cioè, la cui musica sia illustrativa, o imitativa. I testi non accompagnano la musica o viceversa, al contrario sono parte integrante del progetto musicale, dialogano con la musica, offrono tracce, chiavi di lettura. L’aspetto più interessante di questo disco, dunque, consiste proprio nel fatto che qui la musica ha trovato una sua dimensione identitaria nella poesia e nell’immagine scavando dentro se stessa, cercando cioè di attingere ai diversi linguaggi musicali (dal pop dei Beatles alla musica etnica africana e asiatica, dal blues alla polifonia medievale, dalla scala pentatonica al rock, da Ravel e Bartok) ma non per inseguire un vacuo eclettismo postmoderno, non per esibire una conoscenza musicale, ma perché di quei linguaggi, di questo eclettismo Fuschetto – compositore e polistrumentista, qui soprattutto al servizio del pianoforte suonato da Enzo Oliva – ha cercato l’elemento comune nella sottrazione, nel prosciugamento, nella sintesi.

E qual è questo elemento comune? La ricerca del rapporto tra il suono che si fa ritmo, ovvero tempo battuto, e il silenzio. Ora, per cercare questo rapporto, questa connessione tra tempo e silenzio Fuschetto ha lavorato sulla memoria. La memoria dell’infanzia, in particolare. Che cosa voglio dire con questo? Voglio dire che l’infanzia è il periodo della nostra vita in cui sperimentiamo il vuoto, e che questo vuoto, questo ozio, questa noia non è altro che la percezione assoluta del tempo. Vivere la vita dentro l’infanzia da adulti significa allora tornare a sperimentare quel vuoto. Ecco che in questo spazio interiore vuoto, vivendo quel silenzio, abbiamo la percezione del tempo, che permette la costruzione di un’architettura sonora che da quel vuoto, da quel silenzio nasce: basti pensare alle due semplici note nella prima battuta dell’Adagio sostenuto della Sonata op. 106 (Hammerklavier) di Beethoven, per capire quali abissi possa spalancare il rapporto tra suono e silenzio. Pare che Beethoven tra l’altro le abbia inserite in un secondo momento, come se avesse avuto bisogno di quel respiro, di quel ponte di silenzio per introdurci a una musica che sembra divagare per venticinque minuti. E Fuschetto, che conosce la musica classica – ma conosce, voglio aggiungere, anche Proust e la sua memoria involontaria – sembra avere fatto tesoro di questa lezione, perché la sua musica in questo disco insegue e corteggia il silenzio, e lo materializza con grande padronanza tecnica e una struggente capacità evocativa: le brevi cellule tematiche accennate e poi subito negate, le forme che si compongono e poi si sfaldano, le sospensioni, i rallentamenti improvvisi, le improvvise fughe, i cambi di percorso. È una musica che nella sottrazione sta sempre dove non ti aspetteresti, proprio perché si muove in quello spazio vuoto attraversato dal tempo dell’infanzia, dove tutto è possibile, tutto è libero pur muovendosi secondo regole precise. Proprio come nei quadri di Paul Klee o nelle poesie di Apollinaire, dove lo spirito dell’infanzia permea forme, colori e metafore.

Dietro questa musica c’è un’idea, un pensiero, un lavoro di ricerca e di dialogo con se stesso e la propria interiorità. Fuschetto cioè ha lavorato per crearsi quel vuoto mentale dove allestire la sua architettura musicale (che è fatta solo apparentemente di frammenti), e mettersi alla ricerca del tempo perduto. Ed è questa idea, questo pensiero, questa ricerca che fa di Fuschetto un musicista originale, che segue e persegue una strada personale, infischiandosene delle mode e del mercato, come un vero artista sempre deve fare. In questo disco, che è il suo più bello, più complesso e più maturo, Fuschetto ha compiuto così il suo viaggio nel tempo dell’infanzia, nei sapori, nei colori, negli odori, nei paesaggi dell’infanzia, una discesa estatica nel regno delle Madri, che gli ha fatto capire una cosa fondamentale: che la vera musica – come ha detto una volta Miles Davis – è il silenzio; che tutte le note non fanno altro che incorniciare il silenzio.

L’Autore

Fabrizio Coscia (Napoli, 1967) è scrittore, docente, critico letterario e teatrale. Collabora al quotidiano «Il Mattino» e alla rivista «Nuovi Argomenti». Ha pubblicato il romanzo Notte abissina (Avagliano, 2006), la raccolta di saggi narrativi Soli eravamo e altre storie (ad est dell’equatore, 2015, tradotta in tedesco) La bellezza che resta (Melville Edizioni, 2017, finalista al Premio Brancati 2017), e Dipingere l’invisibile. Sulle tracce di Francis Bacon (Sillabe, 2018). È stato definito «uno dei critici e saggisti letterari più affascinanti di questi ultimi anni» (Massimo Onofri, «L’Avvenire»).

Tracklist Mother Moonlight – Max Fuschetto, Enzo Oliva

  1. Danzando nel Buio
  2. Mother Moonlight
  3. The Upside Down World
  4. Soffioni
  5. In Cerchio
  6. Nenia Astrale
  7. Play & Song
  8. Crescendo (come un blues)
  9. Ting Tang (a Bèla Bartòk)
  10. Occhi di Conchiglia (a John Lennon)
  11. The Hole In The Fence
  12. The Round Trip
  13. La lanterna e il sole
  14. Acqua e Neve
  15. Sulla Linea
  16. Canzone

Credits Mother Moonlight – Max Fuschetto, Enzo Oliva

16 brani, 38 minuti
Italian World Beat 2018
Distr. ITA: Audioglobe
Distr. estera: Proper music (UK), Indigo (GER), Sambinha (JAP),
Coast to coast (BENELUX), Karonte (SPA) e Bertus (FRA).

Info: Max Fuschetto: www.maxfuschetto.eu | Italian World Beat: www.italianworldbeat.com

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