INTERVISTA | Medicamentosa: l’allagamento delle terre emerse

Bruno Mari, aka Medicamentosa, arriva al suo terzo lavoro, un Ep dal titolo Flood e noi di Blog della Musica l’abbiamo intervistato

Flood, l’EP di Bruno Mari, aka Medicamentosa è un concept dedicato alla visione distopica di un allagamento delle terre emerse come prossima visione di questo pianeta Terra che sta pian piano morendo sotto un collasso bio-chimico e sociale. Sono numerose le prove musicali che in questo periodo rivolgono l’attenzione a problemi sociali di varia natura e il nostro Medicamentosa non è da meno. Flood si compone di sinterizzazioni spudoratamente anni ’80, con queste matrici digitali che spaziano dal funk alle visioni lisergiche più distese e sognanti. Da spartiacque tra questi due mondi troviamo il singolo Avremo le ali e le branchie di cui vi abbiamo presentato anche il video di lancio. Un video che nella sua estetica sicuramente dividerà il pubblico e la critica ma che in esso, come degna linea di confine tra le due facce principali di questo lavoro, racchiude tutta la ricetta e la cifra stilistica di Flood, dall’uso delle voci alle scelte di groove anni ’80. E le sensazioni che lascia sono davvero lisergiche. Buon ascolto…

Lasciami partire da un risvolto ecologista. Il FLOOD. Il finale annegato di questa terra emersa. Secondo te la musica che ruolo ha nella sensibilizzazione del tema sociale?
La musica per me ha avuto un ruolo molto rilevante nel sensibilizzarmi su certi temi e certi ragionamenti. Sono cresciuto ascoltando Dylan, System of a Down, Ministri, Teatro degli Orrori, De Andrè… tanti artisti che mi hanno formato anche dal punto di vista sociale. Da questo punto di vista la mia musica non credo sia particolarmente potente. Più che una sensibilizzazione ci vedo lo scoperchiamento di una sensibilità, molto personale, sulle paure e le speranze riguardo alle catastrofi naturali.

E nello specifico, la musica di Bruni Mari e di questo nuovo Ep che cosa cerca di fare? Sempre se in qualche modo sposi questo mio punto di vista da cui far partire l’analisi…
Ecco, quello che cerco di fare è più che altro vedere questa questione in maniera diversa dalla maniera razionale e negativa e cercare di sognare un mondo in cui i cambiamenti climatici non siano solo un danno ma una sorta di opportunità. In un certo senso il nostro far parte della natura fa si che ci adatteremo, in un modo o nell’altro. L’importante è esserne consapevoli. Questo EP è anche una presa di coscienza, penso.

Eppure la tua musica si ispira più, forse, alle sensazioni, ai ricordi, al trauma che una tale rivoluzione produrrebbe. Dunque un disco più riguardante l’uomo e la spiritualità che tematiche geologiche e politiche… giusto?
È giusto, non affronto direttamente la questione. Affronto i miei sentimenti e le mie pulsioni. Che potrebbero essere quelle di altri esseri umani del mio tempo.

Una curiosità: una scrittura totalmente libera da schemi e da punti di riferimento che canale di comunicazione sfrutta? Ovvero: se io vedessi altro all’ascolto di un brano che magari hai dedicato ad un luogo a te caro? Perché potrebbe capitare…
Si, a questo proposito non credo sia un disco facile da interiorizzare, perchè è molto personale. Io credo però che sia bello e curioso come i pezzi cambino nelle orecchie e nella testa degli altri e quindi non ho problemi a lasciare che si trasformino in altro. Il canale di comunicazione è audiovisivo, e anche nel live suggerisco immagini attraverso proiezioni di video.

Di Bruno Mari conosciamo il nome e l’estetica. Di Medicamentosa conosciamo il suono e la scrittura. Chi somigli a chi?
Medicamentosa è stato Bruno Mari fino ad oggi. Questo disco vuole essere un punto di distacco, per scindere le due entità. Certo, farò ancora pezzi con Medicamentosa ma sempre più inclusivi verso altri artisti e altri musicisti.

Lascia che ti dica che il video di Avremo le ali e le branchie è sfacciatamente amatoriale. Non è una critica ma un modo per chiederti: è volutamente così?
Si, è volutamente così. Partivo dall’idea di fare un video come Don’t stop til you get enough di Michael Jackson. L’idea era che 30 anni fa un video così poteva sembrare innovativo, fascinoso. Oggi assolutamente no. È l’idea che sta alla base della Vaporwave, l’ironia verso l’idea del futuro nel passato. Nel video ironizzo anche sulla mia figura, sgraziata ed antiestetica, il contrario di MJ. Ed è bello così. È “mio”.

Info: https://www.facebook.com/Medicamentosa/

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