INTERVISTA | Michele Pecora il cantautore che dipinge con le parole

Michele Pecora a un anno dall’uscita di “Poeti”, in pieno lockdown, pubblica un’altra pagina meravigliosa di musica. Michele da vero cantastorie, non scrive tanto per scrivere , ma racconta quello che sente e nel momento in cui ha urgenza di farlo: le parole sono pennellate leggere, per acquarelli a tinte delicate capaci di ritrarre nitidamente ciò che lo circonda.

Tante canzoni di Michele Pecora rimangono poesie, private e nascoste. E la vita torna, è stata scritta nel settembre scorso, ma è proprio in questa terribile primavera che Michele ha voluto condividerla. Un messaggio bellissimo, un monito a non  mollare e a confidare nella forza della vita, che torna sempre e comunque proprio quando sembra che tutto sia finito: dopo ogni notte anche la più buia, arriva il giorno e dopo l’inverno più freddo c’è sempre una nuova primavera con nuovi germogli ad anticiparne la fioritura.

“E la vita torna”, uscita l’8 maggio, in piena emergenza, ti sta regalando grandi soddisfazioni. Lo immaginavi?
E’ riuscita a sorprendermi, non immaginavo davvero una tale risposta. Era già passato un anno dopo l’uscita di “Poeti” e non era semplice rimanere all’altezza di un brano così, ma alla fine è stata la sua carta vincente. E’ arrivata al momento giusto e con il messaggio migliore in un momento così difficile per il mondo intero. Non sono capace di scrivere senza un minimo d’ispirazione o proiezione e questa canzone, scritta a settembre, ha trovato il suo momento per essere condivisa.

Credi che il tuo modo di raccontare storie in musica sia fuori moda?
La cosa che mi ha piacevolmente colpito, con “E la vita torna” è l’approvazione che ho avuto dal pubblico più giovane, un segnale importante che mi ha fatto davvero molto piacere. Hanno apprezzato il filo conduttore nelle mie storie, hanno intuito come le mie canzoni siano capitoli di un’unica storia che racconta la vita. Ognuno scrive con una propria identità narrativa, credo che sia stimolante mettere a confronto il bagaglio culturale della scuola cantautorale con le nuove generazioni dei quali ammiro e invidio la capacità eccezionale di fare rime. Non c’è niente fuori moda, ci sono prospettive diverse che si possono e si devono interfacciare.

In questa nuova “primavera” ricca di soddisfazioni, quanto è stata importante la tua partecipazione a Ora o Mai Più?
E’ stata molto importante perché mi ha ridato la possibilità di riprendere il mio posto in un ambiente che conoscevo bene, ma col quale non mi confrontavo più. L’aver partecipato mi ha caricato di responsabilità nei confronti di chi mi aveva voluto, dimostrando di credere in me. In qualche modo mi è stata lanciata una sfida, che ho raccolto e vinto. Negli ultimi anni, pur rimando nell’ambiente, mi ero ritirato dalle scene e l’invito a partecipare al programma è stato una bella iniezione di fiducia, una pacca sulla spalla da parte di quel mondo al quale sapevo di appartenere. L’ultima puntata con l’inedito mi ha restituito tutto quello che credevo di avere perso: sapevo dall’inizio, inconsciamente che quel brano che avevo in serbo per quella sera, era la mia chance. Quando dopo poche note, lo studio ha smesso di parlare, ho capito di non essermi sbagliato: lo sguardo di Ornella Vanoni, il suo applauso e la standing ovation non li dimenticherò mai.

Il tuo caro amico Enzo Decaro, dice di te che sei come Griffith, un pugile famoso degli anni ’70, ci spieghi perché? Qual è la tua arma segreta?
Emile Griffith
, incassava per nove riprese e quando era dato per spacciato, sferrava il colpo vincente. Con Enzo siamo amici da tanto e lui spesso, prendendomi in giro, mi ha paragonato a lui. In qualche modo ha ragione, del resto mi conosce bene! La mia arma è stata la mia famiglia, come sempre. Io avevo tanti piccoli pezzi di stoffa meravigliosi ma la mia famiglia, pazientemente li ha messi insieme, con una cura e un’attenzione che solo l’amore può avere.

In questa vita che torna, nonostante tutto, quali sono i tuoi progetti?
Tornare a suonare appena possibile, perché è quello che amo fare. Voglio poter incontrare le persone, finire quest’album al quale tengo moltissimo dove ci sono tante canzoni importanti. Una serie di istantanee  a partire da Poeti la vera lettera alfa, l’inizio di tutto. Uno storytelling, un libro da sfogliare dove ci sarà anche, per la prima volta, una canzone in dialetto salentino come omaggio alla mia terra. Oggi, nella mia prospettiva, c’è finalmente la voglia di andare avanti perché quando tutto sembra finire, la vita torna.

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1 Comment

  1. Massimiliano Reply

    Bellissime parole e ottima canzone! Date un occhio al canale YT di Francesco Bommartini per molte video interviste musicali

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