INTERVISTA | Mitra, lei che “squotta” il mondo

Mitra ha pubblicato da poche settimane il suo primo singolo dal titolo Squotto il Mondo e già il mondo uno scossone l’ha avuto, da una giovane e minuta donna che non ha paura di raccontare la vita. Con Doc Ketamer che la produce sono certa che sentiremo ancora molto parlare di lei. Ecco la nostra intervista…

Ormai sono quindici anni che scrivo di Hip Hop e culture underground. Sotto le mani me ne sono passati talmente tanti e talmente tutti uguali che io… mi annoio. Nella maggior parte delle testate o dei grandi magazine di settore su cui scrivo si va costantemente alla ricerca del maestro di rime o del bambolotto con tanti followers. Si guarda molto all’apparenza, ai soldi spesi per il video, per il master. Poi passi alle interviste e ti rendi conto di quanto poveri siano interiormente certi artisti.

Ma c’è una novità. Qualche giorno fa mi è stata proposta una giovane ragazza Pugliese. C’è poco di Mitra sul tubo. E anche i suoi social sono un po’ spenti. Poi ho fatto play sul suo video, Squotto il mondo, e mi si è acceso il cuore. Sarà che non sculetta, che non è fashion e che le sue imperfezioni ancora si fanno sentire. Ma è in assoluto uno fra i rappresentanti più hardcore e underground che ho sentito negli ultimi anni.

Ha grinta Mitra. Ha passione. Ha un potenziale che emerge al primo secondo. Ha poi una cosa che molti non hanno. Lei ha qualcosa da dire. Delle esperienza di vita vere, conoscenza, contenuti. Questa credo sia una delle più belle interviste che ho mai fatto negli ultimi anni. E non grazie a me, ma a quello che lei è stata in grado di trasmettere. Sono felice… che sia anche la mia prima in questo Blog.

Mitra intanto benvenuta sul Blog della Musica. Ti faccio immediatamente i complimenti. Raramente mi é arrivato un singolo così hardcore come il tuo. Ho mille cose da chiederti, ma preferisco prima parlare di un argomento che pochi conoscono. Lo squotter. Dici bene… molti parlano di strada, ma non sanno nulla della strada. Spieghi ai lettori cosa si intende per squotter?
Grazie Mille per l’invito e per i complimenti! Squottare, occupare, da rammarico ma spesso è associato a distruzione e degrado. Non tutti sono capaci di mantenere una linea di connessione su quelle leggi morali che ti permettono di vivere in libertà. Per leggi morali intendo quei limiti che nessuno deve importi, quei confini che nessuno deve segnarti. Ci sono e basta e non vanno dirotti. Vanno conosciuti anche vissuti ma non rotti. Rispettati. Cosi si può essere liberi e creare un autogesione, ridare vita ad un posto morto con le nostre energie, idee… con la nostra arte. Immagina se ogni luogo morto potesse rinascere dando spazio all’Arte! Il mondo sarebbe più bello! Parlano di strada in tanti ma io per le strade “sti tanti” non gli ho mai visti. Usano argomenti come la droga, gli squat o i rave nel modo sbagliato per attirare il pischello che ancora non ha idea di quel che sta dall’altra parte della porta della scuola. Un po’ fa rabbia perché questo mondo non dovrebbe essere presentato in questa maniera. Ma con la musica, con il teatro, con gli spettacoli di strada, il fuoco, i giocolieri affinché anche il più incredulo, il più ostile possa affacciarsi senza pregiudizi.

Tu come ti sei ritrovata a squottare? E dove? Sei stata nei casini o è stata una tua scelta?
Ho incontrato il mio primo squat a 16 anni. “Il macello” o M.O.A. (macello occupato autogestito). Nato a Settembre del 1999, dall’unione di giovani residenti nei pressi di Torricella, piccolo paese del Salento. Ragazzi semplici privati di spazi aperti e diritto al lavoro.  Oggi la struttura ancora aperta ospita 35 cani randagi e altri animali che sottratti all’abbandono hanno trovato famiglia e posti dove stare. Da quel giorno capì che il mondo rave non era solo droga e festa. Era davvero un ritrovo di persone che credevano e credono di cambiare il mondo con la propria singola azione. Spesso sono rimasta delusa, perché tanti grandi personaggi, grandi uomini e grandi donne gli ho ritrovati cosi piccoli, oscuri e svuotati a causa della droga, che quasi smettevo di crederci. A 19 anni con la mia ragazza e il mio Zighyboy sono partita verso gli U.K. dove ho occupato per quasi quattro anni, poi le leggi cambiarono. Uscirono fuori gli squat 5 stelle, ci sono ancora articoli in giro sul web su sta storia. Assurdo. Cosi facemmo le valige e ci spostammo verso i paesi bassi … la cara Amsterdam! Ho avuto tanti casini… e ogni volta mi chiedevo perché perdessi tempo a cercare di rendere pulito un movimento che avevano sporcato così’ tanto da non poterci più credere. La libertà assoluta, come ho spiegato prima, non tutti possono permettersela. Se non si è in grado di autogestirsi è normale che qualcuno debba farlo per te. Per il bene tuo e della società. Tanti casini non gli ho scelti io, mi ci sono ritrovata in situazioni … sembrava di essere al centro di un uragano, dove tutti venivano spazzati via, ed io ero lì al centro, spesso cercavo di spiegare, di bloccare il ciclo sbagliato e farlo ripartire nel senso giusto. Ma sembravo una pazza. Non ho mai avuto i modi giusti per spiegarmi, l’energia prende il sopravvento, per questo preferisco scrivere.

“Un po’ fa rabbia perché questo mondo non dovrebbe essere presentato in questa maniera. Ma con la musica, con il teatro, con gli spettacoli di strada, il fuoco, i giocolieri affinché anche il più incredulo, il più ostile possa affacciarsi senza pregiudizi.”

Com’è la giornata tipo di squotta?
Per anni ho dimenticato la televisione, la tecnologia, cellulari e pc … ma ho appreso la condivisione e la sopravvivenza. Ho scritto poesia a lume di candela perché senza luce, ed è stato fantastico. Ho cucinato su falò creati da noi, e ho dovuto fare un falò di prima mattina per farmi il caffè perché non c’era la cucina. Ho pranzato e cenato con quasi 80 persone, e di tutte quelle 80 persone conoscevo i loro nomi, le loro storie, i loro desideri. E per lavarci siamo italiani con bacinelle e bottiglie creavamo docce e bidè ovunque!! Chiunque può dirlo sotto cassa profumavamo sempre!

La tua famiglia e gli amici sanno del tuo periodo da squotter?
Certo che lo sanno. Ho invitato io stessa i miei genitori, le mie sorelle e persino mia nipote. Sono rimasti allibiti, increduli. E davvero felici. Certo mio papà non vedeva l’ora affittassi una casa normale, il bene di un genitore si proietta sempre in ciò che è meglio per loro. Ma tutti loro erano davvero felici di aver visto e vissuto anche solo per un giorno quello stile di vita e di aver visto coi loro occhi che c’era molto altro oltre a droghe e feste.

Cosa intendi quando dici “Squotto il mondo”?
Non bisogna occupare solo un edificio. Oggi bisogna occupare davvero il mondo. Occupare la tua posizione difenderla e resistere. E per posizione intendo la posizione di essere umano!

Cosa dici nel brano, andando più nello specifico?
Dico che sarei capace di occupare anche piazza Dam. Ti faccio “l’ambaradam”, un modo rozzo e tipico del mio paese per dire un bordello. “La caye sa come mi chiamo”… ai tempi d’oggi va di moda essere famosi sul web, ma per strada davvero pochi sono quelli che si conoscono davvero. In U.K., NL, Spagna e Italia in molti mi conoscono e non come personaggio famoso, ma come persona esistente. Nel male e nel bene direi. Concludo l’ultima strofa parlando appunto di un libro che ho scritto, su Noiotu per far capire che la mia scrittura è molto più profonda, va oltre alle solite cazzate droghe, puttane e soldi. E sottolineo anche quando nella seconda strofa dico “sono un ibrido che se mi guardi dentro gli occhi senti il brivido.” Per ibrido intendo metà umano metà “alieno”, perché ai tempi d‘oggi mostrarti senza maschere è qualcosa di alieno specialmente per una donna senza togliere nulla agli uomini.

Parlami invece del videoclip, dei simboli che vedo, dell’ambientazione e di tutte le persone con te.
I simboli. Sono rune, una lingua arcaica. Ogni simbolo indica un elemento. E la T del nome Mitra è il simbolo delle Valkirie. Erano guerriere celesti. L’ambientazione beh è la mia cara Farm, ho vissuto lì per un po’ di tempo. E tutti loro sono dei miei carissimi amici.

 “ … ai tempi d‘oggi mostrarti senza maschere è qualcosa di alieno specialmente per una donna senza togliere nulla agli uomini. “

Mitra e Doc Ketamer

Mitra e Doc Ketamer

Il pezzo te l’ha prodotto Doc Ketamer giusto? Mi dici un po’ come lo hai conosciuto, come avete deciso di collaborare e come sei entrata nella sua etichetta?
Ci fu un festone qui ad Amsterdam. In un club a nord della città. Fu organizzato dalla KML (Klan Music Lab), quando dottor Ketamer suonò. Impazzimmo tutti sotto la cassa… tornai a casa e cercai ovunque. Trovai la pagina facebook dell’etichetta e non esitai a contattarlo. Mi rispose subito e volle ascoltare tutte le mie tracce e, seppure registrate dal cell, riuscì a percepire la mia emozione e iniziammo subito a lavorare assieme. Mi inviò una cartella con 14 strumentali. Alcune delle quali composte da due grandi musicisti: i Jack Jumper, tutti fantastici. La penna cominciò a scrivere sola, davvero erano già pronte le parole aspettavano solo le sue melodie. Sono entrata da subito nella sua etichetta e da subito si è preso cura di ogni mia canzone.

Quali sono le cose che devi di più a lui?
A lui devo tutto sto album. Aspettavo una persona che curasse i dettagli. Le melodie per i miei testi… era già tutto pronto nella mia testa. Mancava solo lui quindi sì, a lui devo questo album!

So che scrivi da quando eri adolescente e che hai iniziato a incidere molto tardi. Hai sempre lavorato su sonorità simili a quelle del tuo nuovo singolo?
Assolutamente no! Il mio stile è più emotional dark inspiring. Mi diverte molto lavorare però su sonorità aggressive e spesso provocatorie appunto come l’ultimo singolo.

Questo pezzo anticipa un Ep. Si tratta del tuo primo prodotto ufficiale?
Si è il mio primo prodotto ufficiale! L’ep sarà lo specchio delle emozioni dei miei viaggi. E per i feat ancora niente di certo siamo alla ricerca.

“La scrittura mi ha sempre attirato, solo che il rap … è più rude. È la poesia della strada.”

Cosa ti ha catturato del rap?
Come ho già anticipato prima ho scritto un libro. Quasi fantasy posso dire. Parla di Noiotu, un dio antico, compaiono angeli e demoni. La scrittura mi attira molto solo che il rap… è più rude. È la poesia della strada. Non per forza devi seguire un tema. Puoi buttare fuori tutto ciò che senti, completare la melodia con la tua poesia. Il rap è fantastico come ogni stile di musica penso. Ma il rap lo sento davvero mio, mi sento nel mio comfort, sola con le cuffie faccia a faccia col foglio bianco.

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