INTERVISTA | Mr. Thief: “I contenuti nel rap sono morti”

Mr. Thief é un rapper Varesino, classe ’95, che ha da poco firmato con la realtà discografica BM Records per la pubblicazione del suo primo disco ufficiale Licenza Poetica. All’interno del disco ci sono una serie di produttori e featuring rinomati nella scena, ma quello che davvero é interessante é il concept su cui ruota l’album e la situazione pandemica in cui é nato e si é sviluppato. In questa intervista Mr. Thief ci racconta della sua storia, della sua famiglia, di come si é avvicinato al mondo dell’Hip Hop e tanto altro. Se vi piace il rap, quello underground e senza mezzi termini, questo é il disco che fa per voi.

Ciao Mr. Thief e benvenuto nel Blog della Musica! Non so se lo sai ma questo é un blog di musica indipendente, e abbiamo da un po’ di tempo una bella sezione dedicata all’Hip Hop. Ti andrebbe di dirci un po’ di te?
Cosa dire… é un piacere fare due chiacchiere con voi. Io sono nato a Varese nel ‘95 da una famiglia operaia, emigrante, originaria della Basilicata. I primi approcci con la musica li devo proprio ai miei genitori, entrambi appassionati. Mio padre è stato disc jockey di Radio Lucania Stereo negli anni ‘80,  per questo, a casa mia, c’è  sempre stata molta musica, ancora conservo gelosamente la sua collezione di vinili. La sua attitudine era, quindi, molto “ritmica”, nei brani poneva molta attenzione al basso e alla batteria. Mia madre, invece, adorava  il cantautorato e poneva molta attenzione ai testi. Queste due attitudini penso abbiano da subito influenzato la mia. Dico questo, perché finite le elementari iniziai a studiare batteria, presso il Corpo Filarmonico del mio paese, Malnate (VA).  Come molti esponenti della scena hip hop nazionale, la filmografia (8 Mile su tutti) mutò da lì a poco i miei interessi. Desideravo avere il potere delle parole, oltre a controllare il ritmo. Il Rap fu il giusto compromesso: c’era ritmo e testi a fare da padroni. Iniziai, dunque, alle medie a scrivere i miei rap tra le pagine di diari e quaderni, quindi più di una decina di anni fa. Inoltre, in quel periodo, i miei avevano un bar e spopolavano le radio Tv, c’era ancora poco internet, si usavano i fax. Mi folgoravano i videoclip che proiettavamo per intrattenere i clienti.

Fat Joe, Eminem, Jay-Z e molti altri. Come gli italiani Fabri Fibra e MondoMarcio. Passavo così i miei doposcuola, tra radio Tv, Rap e batteria.

“I contenuti nel rap sono morti, nessuno vuole esprimersi e tutti vogliono diventare famosi”, Mr. Thief

E il tuo nome, Mr. Thief, invece come é nato?
Questa è una bellissima domanda. Vi ho detto che i miei sono emigranti. Ora, potete immaginare cosa facevo l’estate? Finita la scuola passavo l’intera stagione coi nonni, a Lavello (PZ).

Ero sempre per strada coi miei cugini e i loro amici. Si giocava a calcio tutto il giorno. Ci si fermava solo al passaggio di auto o trattori. Quindi, visto che sono juventino, lo sfottò più ricorrente riservatomi era “ladro”, alla peggio “milanese”. L’unico fumetto che mi piaceva leggere era Diabolik, il celebre ladro. Mio zio adorava invece Lupin, altro celebre ladro. Oggi, maturando molte cose, sono consapevole del fatto che noi artisti Hip Hop siamo visti come “i ladri della musica”. Un esempio, è il sampling (o campionamento). Molti conservatori hanno sempre accusato il movimento Hip Hop di plagio, non conoscendo questa tecnica di produzione. E poi, i miei avi li chiamarono briganti, ladri e assassini. Decisi che uno sfottò, un titolo dato per beffarmi, una debolezza insomma, doveva diventare il mio punto di forza, il mio nome. Thief mi ha raccontato chi sono e da dove vengo. Il mio street name è la mia Genesi, così come una rivendicazione di abilità e agilità e non di violenza, come fecero ai briganti.

A questo punto siamo a Licenza Poetica, il tuo primo disco ufficiale.
Licenza Poetica per me ha due anni e passa. Ho iniziato a concepirlo nel 2018, subito dopo aver suonato nello showcase del Tecniche Perfette al Cso Pedro di Padova, dove conobbi, tra l’altro, Mastafive. Avevo già rilasciato mixtape, ep, demo e collaborato in altri progetti underground.

Pensavo fosse giunto il momento di fare il mio album. La demo, CLBOCLC, reperibile ancora in rete, andò discretamente bene, specie dal vivo. Ero più preoccupato a suonare dal vivo che a crearmi un personaggio. Ero ossessionato dal desiderio di stare sul palco più che dalle visualizzazioni. “Licenza Poetica” prende vita, innanzitutto, da questa attitudine, da questa mia identità musicale. Vedevo moria di contenuti nel Rap, nessuno voleva più esprimersi, tutti volevano diventare famosi. Io ci trovavo ancora poesia e non potevo rinunciare al Rap. Così, ho messo l’elmetto e ho sparato le mie rime. Ma volevo quel suono, quel suono preciso. Così, ho mandato la mia demo a Phil, a Lama, a Weirdo e ho chiesto loro che se ritenevano buono il mio materiale era per me un onore collaborare. E così è stato. Siccome, la figura del Dj è fondamentale ho richiamato Dj P-Kut perché volevo ci fosse la presenza degli scratches nel disco. Mancava una posse track, così ho chiamato Rido che poi ha chiamato Supa e ho proposto loro il beat di Kaso. I temi ruotano attorno al concetto di Resilienza, al rifiuto di credere nella casualità e alla consapevolezza che solo gli errori e i fallimenti possono darti occasione di raggiungere, oltre a vicende puramente personali e alla realtà in cui spesso siamo obbligati a vivere.

Questo tuo elmetto e sparare rime é anche nella copertina…
La copertina è stata progettata da Isidoro Acquaviva aka Easy Weasy. Ho detto a Isi che avevo scritto LP come se fossi un soldato-poeta che è stanco di battersi, ma resiste perché il fine è la libertà o quanto meno una rivendicazione di quest’ultima. Rivendicazione non solo individuale, ma collettiva. La mia arma è la scrittura, quindi le stilografiche. Le piume vanno quasi a rappresentare un volo, un’evasione. Il sangue rappresenta i sacrifici e la sofferenza. L’icona stilizzata del soldato e la medaglia d’onore legano il tutto, rendendo l’astratto più tangibile. Queste stilografiche rompono col sangue (l’inchiostro) i fili spinati imposti da questo Mondo Nuovo. La medaglia d’onore è un augurio, per me e per la gente Hip Hop, di consacrarci e realizzarci, nonostante le avversità. E nemmeno una pandemia può uccidere la cultura. Non dobbiamo permetterlo.

Ho notato che al momento non hai proposto nessun videoclip legato al progetto. Hai intenzione di farne uscire qualcuno? Che idee hai?
Sarò coinciso per questa domanda. Assolutamente sì. Con BM abbiamo in programma la realizzazione di un paio di video. La situazione che stiamo vivendo non ci sta aiutando, ma usciranno anche video, facendo tutti gli scongiuri del caso. Le idee le abbiamo, ma ovviamente, per ora, restano segrete.

A proposito della situazione che stiamo vivendo: come hai vissuto gli ultimi mesi?
La pandemia l’ho condita leggendo e scrivendo per lo più, e godendomi il tempo in famiglia. L’impatto avuto sul disco è stato duro. Il Rona ha rallentato tutto. Dal mix al mastering, ma soprattutto non ci ha permesso di  girare i video. Meno male che sono riuscito a registrare tutte le voci prima del lockdown iniziale o non so quanto ancora ci avrei messo.  Il coronavirus può essere un’occasione tuttavia. Con molta umiltà, voglio dire che può farci riflettere molto, può farci fare un passo indietro. Può farci rallentare. Può insegnarci a stare fermi.  Può darci il coraggio di cambiare atteggiamento nei confronti della biodiversità, ad esempio. Nel nuovo mondo tutto è fast, prime, plus, deluxe. Forse c’è bisogno di un po’ di umanità e basta.

Questo prodotto esce con un’etichetta molto famosa nel tuo ambiente che in realtà hai accennato sopra. Quanto é stato importante per te il contratto con BM Records considerando che é il tuo primo disco?
Approfitto per dire una cosa. Io ho ancora molto rispetto per le figure professionali come manager, discografici, autori, editori. Sembra che ora si ragiona della serie “tanto due tutorial e i consigli di mio cuggino..” Vero, potevo fare tutto da solo. Ma io voglio fare Rap e penso che ognuno ha il proprio ruolo e le proprie competenze. Onestamente, non avrei lavorato con la stessa passione ed esperienza di chi mi sta aiutando con burocrazia e promozione del disco. Le competenze di chi collabora con me sono sotto gli occhi di tutti. Non è il contratto ad essere importante, è la sinergia a fare la differenza. Nel mio piccolo, sono fiero del lavoro di tutti. E nella mia posizione, un’etichetta indipendente può rivelarsi, se non altro, una buona e sana vetrina per emergere. Dietro ai più grandi successi, ci sono, solitamente, grandi staff e sinergie ben oliate. Non è vero che un’etichetta ti dice cosa fare o come vestirti. Masta, non mi ha mai detto “mettiti un fischietto nel culo e fai un tik tok” (ndr: Ride!). E’ l’artista ormai ad essere padrone del suo destino e ovviamente il pubblico è il solo giudice a cui dare conto.

Mr. Thief cosa si aspettava dall’uscita del disco?
Vuoi la verità? Niente. Io mi aspettavo di fare un bel disco, volevo fare un classico. Non ho rimpianti. Ora, è la gente che deve giudicare.

Quali sono i pregi o i difetti del disco?
Sarò ripetitivo, ma non paraculo: pregi e difetti me li dirà la gente quando si potrà tornare a suonare dal vivo, sto soffrendo senza microfono. Per me è un classico. Quello che non rifarei è dimenticare di puntare la sveglia per andare in studio. Una mattina avevo appuntamento con Mene per registrare delle voci e lo dovetti paccare all’ultimo, recandogli un’enorme danno. Non è professionale. Questo, tornassi indietro, non lo rifarei.

La domanda potrebbe sembrare strana. Quando un artista é o non é HipHop?
Altra bellissima domanda, invece, complimenti. Cito Krs-1: “L’hip hop non è una cosa che fai, è una cosa che sei”. Non voglio essere io a dire chi è o non è hip hop. Io lo sono. Piuttosto posso riconoscere cosa è o non è Hip Hop. Questo distinguo non ha nulla a che vedere con i giochini TrapvsRap, Commerciale o non commerciale o i dissing. Così il rap e la cultura Hip Hop vengono ridicolizzati. Piuttosto, ti faccio un esempio: presentarsi in studio in anticipo e lavorare sodo per tutto il tempo è HIP-HOP; non presentarsi in studio perché non hai puntato la sveglia NON E’ HIP HOP. Cito Rakim: “They strain to sling slang, i’m trained to bring game”. Insomma, chi ha orecchie  per intendere intenda oppure che comprassero un camper.

Grazie Mr. Thief di aver trascorso un po’ del tuo tempo con Blog della Musica. A presto.

Ascolta il disco Licenza Poetica di Mr. Thief su Spotify

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