Musica e Politica: quando è entrato in gioco Povia?

Musica e Politica sono sempre andate d’accordo: da Arturo Toscanini antifascista a Domenico Modugno radicale; da De Andrè anarchico a Gino Paoli indipendente del PCI; dalla Vanoni, prima socialista poi democristiana al movimentista Demetrio Stratos. Come abbiamo fatto ad arrivare a Povia?

La musica non è importante. Perlomeno non lo è più. Un tempo lo era. Accompagnava ogni momento della vita. Supporto essenziale per esprimere sentimenti, per strutturare movimenti popolari, per tessere lodi, per decantare amori e gridare la rabbia. Il suo ruolo non era certo ancellare nel teatro, nel cinema, nella TV. Per non dire della radio. Nella politica, che ne fece largo uso per riuscire a penetrare gli ambienti, altrimenti refrattari, dei giovani. Di riflesso molti musicisti si avvicinavano alla politica, in alcuni così diventando militanti e mettendo a disposizione dei partiti la loro arte. Alcuni lo fecero per convenienza, molti di più lo fecero per convinzione. Lo fecero con trasporto, passione e sincero spirito di appartenenza.

Testi impegnati. Frequentazione di feste di partito, esposizione mediatica ove si dichiarava la propria appartenenza.

Una stagione così fertile che non si contano i libri e i film ad essa dedicata.
Il rapporto nel corso degli anni si fece così stretto che numerosi musicisti entrarono negli organismi dei partiti, nelle liste elettorali ed eletti al parlamento.

La musica cambiò. Non solo quella suonata alle feste, ma gli stessi inni di partito vennero surclassati ed ad essi vennero affiancati brani musicali famosi. Brani che risuonavano nei comizi, nei convegni e negli spot elettorali. Il trend era talmente pervasivo che, in più di un occasione gli autori dei brani dovettero intervenire per regolamentare l’utilizzo delle loro creazioni musicali. Nel senso che diversi autori vietarono l’uso di loro brani ad alcune formazioni partitiche che ne avevano fatto richiesta, nonostante la disponibilità dei richiedenti a versare ingenti e generosi oboli (tendenza non registrata nel campo della pubblicità, dove i musicisti erano e sono ben felici a sottoscrivere contratti per l’utilizzo delle loro creazioni). La centralità della musica non la si riscontra nel panorama politico attuale.

Non ci sono più “canzoni popolari”, principi che escono con il pugno chiuso, Modena City Ramblers che rifanno Bella Ciao.
Non ci sono gli indipendenti di partito, come Paoli, le passionarie Vanoni, i cattolici Baglioni di Gesù caro fratello, gli extraparlamentari che si “sono rotti i coglioni di dibattiti e riunioni”. E non c’è più il Gaber dei Polli d’allevamento, il Modugno radicale o il Battiato di Povera patria. E se calcano ancora i palchi cantano d’altro e si appassionano per altre battaglie. Non sono più cercati dalla politica in quanto non più centrali nella società e nel dibattito culturale.
La musica ed il mondo che le gira attorno è considerata un fatto marginale, territorio di nicchia, un ghetto.
Attenzione! Considerata, non di fatto diventata!

Esiste un mondo vivo e vivace che anche da queste parti, dalle parti del blog, viene descritto, analizzato e promosso. Ma non viene valorizzato dai più potenti canali TV o web. Dove si ripreferisce morire di noia con talent e super mega eventi dove i protagonisti sono sempre ed ancora i vincitori dei talent. Un circuito chiuso che ammorba e dà una visione distorta del panorama musicale attuale.

Ad oggi possiamo registrare solo un esempio di comunanza fra musicista e politica. Che è anche la prova provata di quanto detto finora, e cioè che, nostro malgrado, la musica non è più centrale nella vita della maggioranza delle persone. E l’esempio di musicista organico è Povia. Si, quello dei “bambini che fanno oh” e che voleva essere un piccione, quello che aveva “un amico gay ed adesso sta con lei”. Ora Povia discetta di vaccini e complottismo, inneggiando l’opera e la missione dei cittadini 5 stelle.
Visto il punto di caduta è preferibile auspicare il ritorno della centralità della musica o il suo totale oblio?

Nel dubbio vado a riascoltarmi un Francesco Guccini d’annata, che con Eskimo, mischiava politica, ricordi di gioventù e prime esperienze sessuali. Un pezzo che regaliamo anche a tutti i lettori del blog, con questo video che trovate in calce all’articolo.

Un saluto.
il vostro Vittorio

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