Modelli Musicoterapici: la musicoterapia in aiuto a chi ha problemi psichici

Curarsi con la Musicoterapia si può? Può aiutare chi soffre di qualche disabilità o per elaborare un lutto? Vediamo insieme come i principali modelli musicoterapici possono aiutare a superare gravi patologie…

Nel post del mese scorso abbiamo iniziato ad approfondire il discorso di Musicoterapia affrontando quelli che sono i modelli musicoterapici. Abbiamo visto nello specifico i modelli del Dottor Rolando Benenzon, Medico Psichiatra, musicista e compositore; il Brain Music Therapy di Cliff Madsen e la Musicoterapia Creativa di P. Nordoff e C. Robbins.

Oggi proseguiamo l’approfondimento e vediamo i modelli di musicoterapia della violinista Mary Priestley, della dott.ssa Helen Bonny e della violoncellista Juliette Alvin che possono venire in aiuto per chi ha problemi psichici, disabilità o addirittura possono aiutare ad elaborare un lutto.

Modelli musicoterapici: il modello di Mary Priestley

L’approccio della musicoterapia analitica fu elaborato dalla violinista inglese Mary Priesley negli anni ’70. Il suo modello musicoterapico è basato sull’improvvisazione di musica da parte del musicoterapeuta e del paziente allo scopo di esplorare la vita interiore del paziente e di accrescere all’auto-coscienza. La sua cornice teorica include, oltre le teorie analitiche e psicoanalitiche, anche quelle psicosociali, della comunicazione (tra madre e bambino) e dello sviluppo.

Questo modello inizialmente era utilizzato con pazienti adulti con problematicità di tipo psichiatrico; in seguito una parte del lavoro è stata anche svolta con bambini, ed adolescenti con un ego debole.

Al fine del miglioramento dell’integrazione, viene utilizzata l’improvvisazione, sia tonale che atonale, questo allo scopo di sviluppare una maggior definizione dell’immagine di sé e dell’auto consapevolezza.

Nel modello dell’Autrice non viene data importanza all’espetto estetico dell’improvvisazione, ma viene presa in considerazione l’importante funzione che le esperienze ed i prodotti musicali hanno per i fini terapeutici.

Musicoterapia di Immaginazione Guidata (GIM) di Helen Bonny

Questo modello si basa sulla musicoterapia recettiva ad orientamento psicoterapico.

Il metodo fu sviluppato dalla Dott.ssa Helen Bonny nei primi anni ’70 nell’ambito del suo lavoro al Maryland Psychiatric Resesarch Centre (USA) dove iniziò ad utilizzare, in modo combinato, tecniche di rilassamento e musica classica, a questo scopo è necessario che il terapeuta possegga un’adeguata formazione come psicoterapeuta e che abbia una profonda conoscenza della musica classica.

La consueta seduta della GIM dura dai 90 ai 120 minuti, prevede l’ascolto di specifici brani di musica classica in uno stato di rilassamento profondo.

L’ascolto viene accompagnato dal dialogo con il terapeuta che sostiene l’espressione delle esperienze interiori evocate dall’ascolto stesso. La seduta è ripartita in quattro fasi:

  • Il Preludio, dialogo iniziale su situazioni problematiche e scelta di un possibile tema sul cui lavorare;
  • L’Induzione, il rilassamento, la centratura dell’attenzione su di un tema sia esso reale o metaforico.
  • L’Esperienza dell’ascolto di brani suggeriti dal musicoterapeuta. Durante questa fase, il paziente verbalizza la sua esperienza immaginativa mentre il musicoterapeuta mostra una presenza non direttiva, verbale e non verbale, per sostenere, dare fiducia, mantenere ed approfondire l’attenzione, incoraggiando a sperimentare nel modo più completo qualsiasi evento che il paziente sia disposto ad affrontare nell’immaginario;
  • Il postludio. Al termine dell’ascolto, il musicoterapeuta riporta il paziente in uno stato ordinario di coscienza. A volte viene proposto al paziente, alla fine del dialogo, l’utilizzo di modalità artistiche quali il disegno, la creta, la poesia dirette alla facilitazione dell’espressione delle emozioni. In questa fase il musicoterapeuta aiuta il paziente ad associare significati alle immagini metaforiche e simboliche, a sperimentate ed a connettere questi significati con le problematiche presentate, in modo da elaborare strategie alternative o per sviluppare una maggiore integrazione.

Nelle successive sedute vengono riprese le impressioni dell’ultima seduta e i brani successivi vengono scelti tenendo conto di quanto avvenuto nelle sedute precedenti.

Tale approccio terapeutico può essere indicato:

  • per rinforzare processi evolutivi, cambiamenti e percorsi di sviluppo personale;
  • nelle cure palliative;
  • come terapia di supporto in percorsi di elaborazione del  lutto;
  • nei casi di disturbo d’ansia e nella depressione;
  • quale aiuto al controllo del dolore cronico;
  • nella terapia dei vissuti traumatici;
  • come terapia personale per studenti in formazione nell’ambito della musicoterapia delle terapie espressive e della psicoterapia;
  • come percorso di sviluppo personale per terapeuti;
  • per musicisti che desiderino esplorare e approfondire il loro rapporto con la musica;
  • per coloro interessati alla ricerca della dimensione esistenziale spirituale;
  • per persone di tutte le età desiderose di esplorare la propria creatività.

Le controindicazioni per l’applicazione di questo modello riguardano esclusivamente persone che abusano di alcool, farmaci e droghe che stimolano la produzione di immagini, o persone che non mostrano benefici al trattamento, dopo quattro o cinque sedute.

Modelli musicoterapici: il modello umanistico di Juliette Alvin

Violoncellista diplomata al Conservatorio di Parigi, l’Autrice, negli anni ‘50–’60, abbandonò l’attività concertistica e condusse una serie di esperienze volte ad alleviare la sofferenza fisica e psichica di bambini ricoverati in istituti della Gran Bretagna.

Tra tanti modelli musicoterapici, Juliette Alvin propone un modello di musicoterapia misto, in cui si adoperano tecniche sia di tipo recettivo che attivo. Questo modello è consigliato in particolare per i bambini con disabilità, ma applicabile anche con adulti.

Le sedute possono essere individuali o di gruppo possono prevedere il coinvolgimento di famigliari, questo a seconda degli obiettivi del progetto terapeutico.

Il suo approccio musicoterapeutico è fondato su principi tratti dall’attenta osservazione del comportamento dei pazienti e da una profonda sensibilità per la sofferenza.

La terapia musicale, adottata dall’Autrice nella riabilitazione dei soggetti disabili fisici e psichici, deve conformarsi a due caratteristiche fondamentali del suono:

  • il potere catartico (che facilita, nelle terapie individuali, l’espressione delle emozioni e degli stati interiori);
  • il potere aggregante (che favorisce, nelle terapie di gruppo, la socializzazione e l’accettazione delle regole sociali).

Alla base del trattamento risiede il proponimento di agire sulla totalità dell’individuo, integrando le varie dimensioni della personalità.

Lo scopo terapico è volto a produrre effetti positivi sullo sviluppo:

  • emotivo, offrendo all’individuo la possibilità di una gratificazione immediata e un mezzo di identificazione;
  • intellettivo, rafforzando l’autocontrollo, la memoria, l’attenzione, la consapevolezza della propria personalità;
  • sociale, migliorando l’interazione di gruppo e l’accettazione delle norme, nonché l’assunzione di responsabilità.

L’attività musicale e l’utilizzo dell’elemento sonoro-musicale intervengono, quindi, in aiuto del paziente allo scopo di stimolare i processi mentali dell’apprendimento, quali il riconoscimento, la memoria, la capacità di porre in relazione suono e movimento.

Allo scopo di sviluppare l’ambito della sfera socio-relazionale, Juliette Alvin si basa sul principio che la musica può suscitare nei pazienti delle associazioni affettive e mentali, poiché possono interessare lo stato d’animo del paziente, suscitare immagini mentali o permettere una libera espressione delle emozioni.

Secondo Alvin, l’elemento sonoro-musicale è certamente in grado di risvegliare istinti primitivi e di portare in luce materiale rimosso, di suscitare emozioni per poi sublimarle, di stimolare, quindi, la conoscenza di Sé e di ricreare, inoltre, un Sé più armonico ed equilibrato.

Juliette Alvin inoltre ha verificato che i soggetti affetti da disabilità sono in grado di recepire gli stimoli sonori e di reagirvi dimostrando sensibilità musicale pari a quella dei normodotati.

La musicoterapia quindi può costituire una forma di comunicazione più diretta quando viene meno la possibilità di utilizzare i codici linguistici tradizionali, soprattutto perché la musica può essere fruita a diversi livelli, corrispondenti a diversi gradi di sviluppo intellettivo.

L’ambito applicativo della musicoterapia secondo la terapeuta può essere applicato a persone affette da ritardo mentale, da paralisi cerebrale, da minorazioni fisiche, sensoriali, da disadattamento e da autismo.

A cura di Marilisa Bacchiega, musicoterapeuta

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Info: https://www.facebook.com/bacchiega.marilisa?fref=ts | bacchiegamarilisa@aliceposta.it

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