Musica e Medicina, Musicoterapia e Musicoterapista: curare con la Musica

Musica e Medicina si fondono insieme nella Musicoterapia e nella figura del musicoterapeuta che la applica sui pazienti. La Musicoterapia è una nuova scienza purtroppo non ancora completamente riconosciuta a livello sanitario…

La musica è un linguaggio universale che inizia quando la parola è impotente. (Claude Debussy)

La Musica come terapia e medicina

Qualche giorno fa un amico parlando mi dice: “Sai che una persona che conosco sta attraversando un brutto periodo a causa di una malattia e che ascoltando le mie canzoni riesce a sentirsi meglio?”.

Il giorno dopo su Facebook un’amica dei tempi del Conservatorio pubblica la locandina di un convegno che tratta di musica e medicina e di Musicoterapia e… siccome due più due fa quattro, contatto subito quest’amica che si chiama Marilisa Bacchiega per farmi raccontare qualcosa di più su questa materia. (A questo proposito segnalo l’intervista di approfondimento La musica terapeutica: intervista a Marilisa Bacchiega, musicoterapeuta).

Dopo i primi minuti di gioia nel rivedere una vecchia (si fa per dire) compagna di scuola, noto con piacere che inizia subito a parlare della sua attività di Musicoterapeuta come un fiume in piena, con una passione tale che ho quasi paura di interromperla.

Musica e Medicina: cos’è la Musicoterapia

La prima cosa su cui pone l’accento è che la Musicoterapia non è una scienza giovane ma che al contrario esiste da tempi remoti. Oggigiorno la Federazione Mondiale di Musicoterapia la definisce così: la Musicoterapia è l’uso della musica e degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un cliente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. Lo scopo della musicoterapia è quello di sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che il paziente possa meglio realizzare l’integrazione intra e interpersonale e consequenzialmente possano migliorare la qualità della loro vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.

In Italia esistono diversi corsi e scuole di Musicoterapia qualificate, ma solo dal 2011 è attivo presso il Conservatorio Statale “G. Frescobaldi” di Ferrara, in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscenze/Riabilitazione Settore Medicina Riabilitativa “S. Giorgio“ il Biennio Sperimentale in Musicoterapia e questo è il percorso formativo che la mia amica ha affrontato, terminando gli studi con il massimo dei voti nel novembre 2014 e ottenendo così il Diploma Accademico di II livello di Musicoterapia.

Lo studente in Musicoterapia durante i due anni di studio affronta materie complesse come la neurologia, la psicopatologia, la neuropsicologia, Musicoterapia Applicata, Tutoring, analisi delle esperienze, pronto soccorso e un tirocinio che lo porterà a confrontarsi con persone disabili. Quindi il Musicoterapeuta, vista la sua preparazione, non può certo essere definito un “animatore musicale“ (ossia chi fa della musica un mezzo ludico), ma è un professionista a tutti gli effetti.


Musica e Medicina: in quali ambiti opera il Musicoterapeuta?

Il Musicoterapeuta opera in ambito Preventivo, ad esempio con brevi interventi scolastici relativi a problematiche lievi e specifiche; Riabilitativo (es.: mantenimento delle capacità residue in stati patologici avanzati) e Terapeutico, per esempio attivando processi di cambiamento delle modalità relazionali e comunicative disfunzionali.

Le tecniche Musicoterapeutiche

Entrando nel dettaglio su quali siano le tecniche musicoterapiche vediamo che essa può essere attiva o recettiva. Nelle sedute di Musicoterapia attiva, l’elemento caratterizzante è l’uso diretto di strumenti musicali e l’improvvisazione. L’approccio attivo essendo maggiormente connotato in senso corporeo, appare quindi, fortemente regressogeno, inoltre, questa tecnica esorta il paziente ad esplorare emozioni, sentimenti racchiusi all’interno di sé attraverso l’esecuzione musicale.

La Musicoterapia recettiva invece si basa sull’ascolto guidato di brani musicali proposti sia dal paziente che dal terapeuta. È come un metaforico dialogo sonoro-musicale, connotato da un progressivo ampliamento dello spazio dedicato all’ascolto rispetto alla mediazione verbale. Questo tipo d’intervento si pone come un approccio tendenzialmente “mentale” e almeno inizialmente consente una maggiore passività (rispetto alla musicoterapia attiva). Questo particolare tipo d’intervento, per essere proposto, richiede specifiche competenze del paziente, il quale deve essere in grado di verbalizzare ed elaborare i contenuti della seduta. Il Musicoterapeuta una volta valutato e osservato il paziente deciderà quale tecnica e modello utilizzare.

Le sedute avvengono in uno spazio chiamato “setting”. All’interno del setting il paziente ha a sua disposizione gli strumenti musicali i quali devono essere preferibilmente strumenti maneggiabili e lavabili; non devono essere pericolosi, o usurati (bordi taglienti, ecc) e, se possibile, costruiti con materiali naturali, come pelle, cuoio, legno, pietre, frutti vari, ecc. e di buona fattura. Devono possedere inoltre forme e dimensioni differenti, in modo che i pazienti possano proiettarvi qualunque fantasia personale; permettere spostamenti liberi all’interno del setting e devono favorire la tendenza a stabilire relazioni con gli altri strumenti e permettere che il loro uso stimoli la comunicazione.

Marilisa mi spiega che il Musicoterapeuta dopo aver preso in carico un paziente, effettua delle sedute di “osservazione” dove il paziente è lasciato libero di esprimersi, osservandone gesti, sguardi, ascoltandone le caratteristiche timbriche metriche della produzione sonora del paziente al fine di poter scegliere meglio quale modello e tecnica sia più indicata per quel specifico paziente.

Il Diario del Musicoterapeuta

Alla fine di ogni seduta il Musicoterapeuta è tenuto a compilare un protocollo dove viene annotato oggettivamente tutto ciò che il paziente compie durante la seduta, ed una seconda parte dove il Musicoterapeuta annota tutte le proprie emozioni ed i suoi stati emotivi. Quasi una sorta di diario, una valvola che gli permette di poter esprimere quanto ha vissuto in seduta.

Una disciplina molto interessante la Musicoterapia che approfondiremo in altri articoli all’interno del nostro Blog (per leggerli clicca qui). Può davvero aiutare persone affette da varie patologie nel processo terapeutico-riabilitativo. Musica e Medicina sembrano andare sempre più d’accordo.

La musica è un grande mezzo espressivo… W la musica!

Approfondisci e scopri di più sulla MUSICOTERAPIA

 

L’articolo ti è piaciuto?

2 Comments

  1. Beh, il suono da forma al nostro mondo, anche se pochi ne sono coscienti, ed indubbiamente se usato bene può dare forma anche alla mente ed all’anima. Quindi ben vengano terapie basate su suono e usica 🙂

    • Silvia Reply

      Sì esatto, terapie che aiutano persone in gravi difficoltà a trovare sollievo grazie alla musica e a musicoterapeutici preparati e professionali…

Leave a Reply

16 − dodici =