Naked City. La città non è vuota. E’ nuda

Oggi parliamo dei Naked City, un gruppo formato da John Zorn al sax alto, Wayne Horvitz, alle tastiere, Bill Frisell, chitarrista jazz, Fred Frith, al basso. Per i Naked City viene coniato un nuovo genere musicale il JAZZCORE. Vediamo la loro storia…

Leggendo i miei articoli vi siete fatti un favore. Ma vi siete fatti anche una strana idea. Che io sia un metallaro. Per niente! Io sono un estremista sonico. E per fugare ogni dubbio oggi vi parlo dei Naked City:

  1. Chi sono i Naked City
  2. Il primo album omonimo: Naked City
  3. Il Jazzcore
  4. L’album Heretic
  5. Gli ultimi dischi dei Naked City

Chi sono i Naked City: la storia

I Naked City sono un gruppo comprendente musicisti stellari: John Zorn al sax alto (devo proprio presentarlo?), Wayne Horvitz, compositore di colonne sonore, alle tastiere, Bill Frisell, chitarrista jazz con all’attivo diversi lavori per la ECM, Fred Frith, al basso già prestato agli Henry Cow e agli Art Bears, Joey Baron alla batteria, vanta collaborazioni con David Bowie, Laurie Anderson, Art Pepper.

Occasionalmente Yamatsuka Eye, lead vocal dei Boredoms, fa sentire la sua voce in alcuni pezzi.

Sin dalle loro prime apparizioni i Naked City si impongono con forza sui palchi di tutto il mondo e grazie ai buoni uffici di Mike Patton (per i due lettori che non lo sapessero leader degli ex Faith No More, nonché dei Fantomas, dei Peeping Tom, ….continuate voi l’elenco) approdano, nel 1989, al debutto su vinile.

Il primo album omonimo: Naked City

Naked City primo omonimo disco copertina

Naked City, il primo omonimo disco

In questo primo album, omonimo su Elektra/nonesuch, ci sono molti riferimenti alla classica musica da film (dal tema di “Batman” a quello di “James Bond” passando per quello de “Il clan dei siciliani” composto da Ennio Morricone), ma molti riferimenti pure al grindcore, basti pensare che dalla traccia 10 alla 17 si possono ascoltare pezzi velocissimi, devastati da urla e suoni gutturali, di durata mai superiore ai 40 secondi. Non esiste nulla di tutto ciò in natura, come non esiste una definizione di quanto si può udire in questo finale di disco. Non c’è, infatti, una concezione spazio/tempo ben precisa, in cui il gruppo possa essere inserito con esattezza: la loro conoscenza tecnico/musicale è eccezionalmente erudita, ed il loro stile è talmente vario da contenere al suo interno il free jazz e lo swing, il country e il metal estremo, l’industrial ed il lounge. Per definire tutto ciò, la critica, che deve sempre e comunque classificare, conia un nuovo termine: JAZZCORE.

Il Jazzcore

Temine evidentemente necessario in quanto di lì a poco circola un oggetto ancora più strano. Sempre marchiato Naked City, su label Shimmy disc, con una copertina che ritraeva una frustatrice giapponese seminuda. TORTURE GARDEN si leggeva. Messo sul piatto sprigionava il suo potenziale sonoro devastante. 42 pezzi in 27 minuti, alcuni dei quali già presenti nell’album d’esordio. L’assurdo che diventa musica. Il noise, il free, il math, il jazz tutto centrifugato e sparato negli amplificatori, i pezzi sono sconvolgenti, la musica è sventrata, trasformata oltre ogni immaginabile possibilità, marchiata dal fuoco della follia

Una gragnuola di colpi della durata di poche decine di secondi. Brani dove il sax di Zorn raggiunge toni altissimi, la chitarra lanciata in assoli crudi e veloci, la batteria alterna tempi pari a tempi incredibilmente dispari. Yamatsuka Eye urla imprimendo al tutto un alone di schizofrenia. Sarebbero da inviare agli alieni per spiegare la nostra (in)civiltà in pezzi come Thrash Jazz Assassin, dall’alto tasso grindcore che si scontra con l’imponente basso di Frith, sostenuto da un tappeto di soffuse tastiere; Sack Of Shit, trenta secondi di violenza allo stato puro, in cui Yamatsuka Eye da di matto sotto il maglio della chitarra di Frisell.

L’album Heretic

Si prosegue con HERETIC, 24 pezzi per poco più di 50 minuti di colonna sonora per il film underground “Jeux des Dames Cruelles”. I pezzi sono interpretati in duetto o in trio dai vari componenti, tranne in FIRE AND ICE in cui tutta la band è presente. Il focus è sui rumori e sulla musica atonale che accompagna le immagini sadomaso del film.

Nel 1991 il gruppo fece uscire, Grand Guignol. Ispirato all’omonimo teatro degli orrori francese dei primi del Novecento, sono presenti arrangiamenti di pezzi classici (di Debussy, Scriabin, Orlando di Lasso, Charles Ives e Messiaen). E come in quel teatro, simbolo del macabro universale il disco è tutto giocato sulla sorpresa più terrorizzante. Il disco si apre con una suite di 20 minuti, impeccabile, sognante e perfetta. E così si va avanti per altri 8 pezzi. Riarrangiamenti swinganti di pezzi classici, proposti con grande perizia tecnica. Dopo di che il diluvio. Lavico. Pezzi che avevano trovato posto su TORTURE GARDEN sono qui riproposti per dare una degna impostazione al dolore ed alla paura. E con una foto di copertina come quella scelta non poteva essere altrimenti!

Gli ultimi dischi dei Naked City

Solo per il mercato giapponese esce il successivo Leng Tch’e. Forse il più estremo lavoro della band. Trattasi infatti di un unico pezzo ispirato alla pratica del supplizio dei 100 pezzi con relativo commento di Bataille. In Europa dovremo attendere anni dopo per vedere pubblicato tale lavoro nel BLACK BOX, cofanetto contenente TORTURE GARDEN e LENG TCH’E.

Nel 1993, su Avant, esce RADIO. Ancora stacchi bruschi, improvvisi e violenti. Ancora esaltazione. Della musica e del concetto di limite. Non altrettanto brillante l’album gemello ABSINTHE, sempre su Avant, sempre nel 1993. Una collezione di brani ambient, piuttosto statici ed inconcludenti, che nella migliore delle ipotesi ricordano alcuni episodi dei Pink Floyd post Ummagumma.

Il deus ex machina del gruppo, John Zorn, (leggi l’articolo su John Zorn: ogni promessa è debito) probabilmente ha la testa altrove. In altri progetti. Che si chiamano PAINKILLER, che si chiamano MASADA, che si chiamano KRISTALLNACHT e chissà quanti altri.

L’invito è di provare ad ascoltarli tutti quanti, questi progetti. Certo non troverete gli stessi suoni di Naked City, ma trascorrerete buone serate in compagnia del sax di Zorn. Di cui riparleremo, a breve, statene certi.

Vittorio

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