NODe: l’intervista digitale sul nuovo disco… digitale

Eccoli i NODe al BLOG DELLA MUSICA. Eccoli in tutto il loro splendore dopo l’uscita del disco Human Machine. Leggete quindi l’intervista alla band…

Human Machine è il nuovo disco dei NODe che tanto piace al mondo della rete, ai critici ma soprattutto a tutto quel pubblico che vive in un cibernetico realismo in cui anche la musica sa di videogame e robot. Non a caso in copertina i NODe mettono un umanoide di metallo e, forse, non a caso il disco si intitola Human Machine.

Not Ordinary Dead. Quindi quale sarebbe questo modo poco ortodosso di “morire”?
Non è propriamente un modo di morire quanto un essere già morti ed esistere allo stesso tempo, in una forma paradossale di esistenza.

Non è un modo pretenzioso di concepire la prospettiva della vita, è semplicemente un modo di ridere della vita in maniera un po “noir”, cercando di esorcizzare i tanti drammi che continuamente colpiscono ciascuno di noi e pensare che alla fine, non è per niente male stare su questo pianeta.

Se la vostra musica fosse un videogame, che gioco sarebbe?
Beh, noi siamo parte di una generazione proto-digitale, se dovessimo scegliere un parallelo videoludico credo che in pochi lo conoscerebbero, solo i “vecchi” come noi o i super nerd! Ci proveremo lo stesso…

Credo che potrebbe essere un miscuglio di vari generi, a partire dal frenetico e molto “rock” Gyruss, passando per le avventure più assurde della LucasArts come ad esempio Grim Fandango, per fenire in un tripudio di Ghost’n’Goblins! Ovviamente senza mai riuscire a salvare la principessa intrappolata dal mostro finale… personalmente odiavo ed ammiravo quelli che riuscivano, con una coordinazione invidiabile di occhio-mano a finire il gioco con un solo gettone (e si, all’epoca si usavano i gettoni).

Poi però noi siamo diventati musicisti, non campioni di videogames…

Elettronica e suoni reali. Voce naturale e vocoder. Esiste un confine per separare le due cose oppure è tutto lasciato al libero arbitrio?
Non esiste un confine, nasce tutto automaticamente, è il pezzo stesso che si autoconfigura, dove mettiamo un vocoder è perchè nelle nostre teste lì, proprio lì, abbiamo sentito un vocoder ed a volte è bello sbilanciarsi di più verso il lato umano, altre verso quello digitale.

La tecnologia non è il fine della nostra musica è un mezzo espressivo, la tecnologia di oggi non è molto lontana da qualunque altra innovazione nel campo musicale di altri tempi. Non amiamo essere relegati in una definizione di genere, ci piace pensare di poter utilizzare tutto ciò che ci circonda per creare canzoni.

Da dove prende origine la vostra ispirazione musicale? Cosa vi spinge in questo mood?
A questa risposta rispondo io, Lubvic, in quanto compongo musiche e testi.

Potrà sembrare banale o forse scontato ma la composizione dei brani nasce da esperienze personali il più delle volte, l’ultimo disco è stato scritto e dedicato ad una persona importante nella mia vita ed ogni brano concorre a tracciare una mappa esistenziale della macchina umana, per far arrivare un messaggio preciso di umiltà, di speranza e di ottimismo difronte alle difficoltà dell’esistenza.

Lo scopo è quello di affrontare insieme ogni prova e da grande estimatore del pensiero di un grande autore contemporaneo, Kurt Vonnegut, ho sempre preferito pensare alla nostra esistenza come un buffo scherzo del destino e citando un suo libro direi: “Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti”. (Un uomo senza patria)

Non prendiamoci troppo sul serio, tutto può essere superato e riportato ad una dimensione più umanizzata.

Human Machine: dal vostro punto di vista che disco è?
Human Machine è un disco introspettivo, dal punto di vista contenutistico è un grosso passo in avanti verso tematiche che potremmo definire quasi cantautoriali, è una sorta di concept album il cui messaggio vuole essere unico ma allo stesso tempo aperto a mille interpretazioni.

Per quanto riguarda l’aspetto compositivo, non è né un’evoluzione né un approfondimento di quanto fatto fino ad ora, è semplicemente uno spostamento temporale rispetto ai precedenti lavori, una dislocazione artistica che probabilmente resterà unica nella produzione del gruppo o che potrà rappresentare l’apertura di una nuova strada.

Non essendo dogmatici nell’approccio con la musica è sempre meglio seguire il proprio istinto e crescere continuamente in tutte le direzioni possibili.

La vostra musica in Italia o altrove?
La nostra musica altrove. La nostra musica in Italia. Noi possiamo solo pensare ad un potenziale pubblico che apprezzi ciò che abbiamo da raccontare, siamo però consapevoli del fatto che raccontare delle storie in un linguaggio poco parlato nella nostra penisola ci preclude di arrivare ad un grosso numero di persone. Amiamo la nostra discendenza Italica ma amiamo considerarci cittadini del mondo, anzi, dell’universo. Fino ad oggi la nostra musica è stata molto apprezzata all’estero (e forse anche su altri pianeti), non a caso abbiamo pubblicato i precedenti dischi negli States ed in Olanda, questo disco è il primo che pubblichiamo in Italia, sperando che la maturazione che stiamo percependo verso prodotti più internazionali sia reale e non una pura illusione.

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