Onceweresixty: Loco Sunset Boulevard & Ghetto Blast Noise Machine | Recensione

la copertina dell'ep degli Onceweresixty: Loco Sunset Boulevard

Dopo l’esordio con l’album The flood, tornano gli Onceweresixty, con un “doppio EP” dal titolo Loco Sunset Boulevard & Ghetto Blast Noise Machine. Ve lo racconto su Blog della Musica

Cosa significa “doppio EP”? Alla fine è come fosse un LP, un album intero, per quanto riguarda la durata. Sono 9 canzoni. Però, concettualmente, gli Onceweresixty tornano presentando il loro nuovo lavoro così, con due titoli di EP, uniti in un solo cd. Così abbiamo Loco Sunset Boulevard, che ha la sua immagine di copertina sul fronte della custodia, e Ghetto Blast Noise Machine, con l’immagine di copertina sul retro. Che poi raffigurano la stessa sala, ma in una con i soli strumenti musicali, senza musicisti e coi colori naturali, e l’altra coi musicisti e i colori modificati.

Loco Sunset Boulevard ci fa ritrovare la band come l’avevamo lasciata all’esordio: lo stesso mood agrodolce, quei suoni sussurrati quand’anche distorti, e la sensazione di poter toccare gli strumenti, il contatto col calore del suono crudo. Una curiosità: online troverete 4 di questi brani, “Don’t get stuck”, la gioiosa “Running”, “Weird times” e “Back in the days”. Solo nel cd potete trovare il quinto pezzo, che dà il titolo al primo EP. “Loco Sunset Boulevard” è una parentesi psichedelica oscura, dove i suoni sinistri sono accompagnati dai latrati di un cane.

Nel libretto c’è scritto: “In loving memory of Loco, that was  known to be a good good dog, and Enrico “Pese”, that was known to be a good good guy”. Probabilmente quindi, la motivazione che fa nascere questo brano, è troppo intima, per lanciarla nella rete, ed è riservata solo a chi compra il cd. Per cui comprate il cd!

Ascolta Loco Sunset Boulevard su Spotify

Ghetto Blast Noise Machine inizia con un’altra fase noise, e a sorpresa la band suona con più energia del solito, nel brano “Pills”. Ma presto si torna alla flemma, con “Into town”, con quella malinconia di sempre, con la batteria gentile, il piano elettrico e le note di chitarra che “scivolano” (slide). Un sassofono fa capolino nella canzone dal titolo impegnativo: “Consequence of capitalism”. Non ci sono complicate analisi, solo una visione onesta e sincera di un uomo “medio”: “Just an average man, I can’t stand capitalism”.

Si capisce allora che questa ricercata tranquillità, questo voler rifuggire l’orecchiabilità immediata, mostra il desiderio di star fuori dalle strette maglie del mercato. E non servono proclami politici: bastano le azioni, le scelte, etiche e in questo caso, parlando di musica, estetiche. Gli Onceweresixty esplicano ancor di più cosa dicevano, con quel titolo “Antipopsong” che chiudeva l’album d’esordio.

Ascolta Ghetto Blast Noise Machine

Il secondo EP finisce con “All that glitter”, con un’altra parte di sax che caratterizza il brano: un inciso melodico sofferto. La voce canta su note medie, mantenendo una mestizia di fondo. A metà canzone però, c’è una pausa per gli effetti elettronici del synth, e poi si riparte con la distorsione di chitarra, che accompagna il ritorno del sassofono sofferente. Una conclusione espressiva, sentimentale ma non disperata, forte ma non retorica.

Un disco caloroso e pensoso, come potrebbe esserlo uno dei Manic Street Preachers!

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