INTERVISTA | Orazio Saracino: “Vivere Piano” il nuovo disco dalle sfumature jazzistiche

Il pianista Orazio Saracino ha pubblicato il disco Vivere Piano un inno alla lentezza inteso come approccio rivoluzionario alla vita, attraverso cui riuscire ad assaporarne ogni attimo. Anna Nani ha intervistato l’Autore per Blog della Musica per saperne di più…

Vivere Piano è il titolo del nuovo lavoro discografico del pianista e compositore pugliese Orazio Saracino. Partiamo dal titolo che sa di gioco di parole richiamando alla mente da una parte Arthur Schopenhauer che diceva “Tutto ciò che è squisito matura lentamente”, dall’altra pare rifarsi all’essere pianista di Orazio. Cosa ha guidato la scelta di questo titolo, ma soprattutto la nascita di questo progetto?
Hai colto perfettamente il senso del titolo, nato proprio da questo gioco di parole: piano come filosofia della lentezza, piano come strumento che mi accompagna da sempre. Un progetto in cui ho voluto tradurre in musica il mio ideale di vita, secondo cui intendo la lentezza non come ostacolo, bensì come valore positivo, in grado di farci cogliere il particolare, di entrare nella profondità delle cose.

Nove brani di cui quattro cantati da cinque differenti interpreti. Come mai?
Il fatto di non essere l’interprete vocale dei miei stessi brani mi offre una grande opportunità: quella di cercare ogni volta il timbro ideale che possa sposarsi al meglio con un data intenzione musicale. In questo caso la scelta è caduta su vocalist differenti proprio perché i quattro brani sono molto diversi tra loro dal punto di vista dello stile compositivo, e richiedevano di essere affidati alle giuste sensibilità vocali.

Ascoltando il disco si percepisce un’estrema cura in ogni dettaglio dall’arrangiamento alla registrazione. Merito dei professionisti che ti hanno accompagnato o c’è stato un grande lavoro di post-produzione?
Entrambe le cose. Mi sono occupato personalmente anche degli arrangiamenti, ma determinate “chicche” sono il frutto dell’estro e dei consigli dei formidabili artisti che mi hanno affiancato. Quanto alla post-produzione sì, ammetto di essere maniacale (e l’ingegnere del suono Alex grasso ne sa qualcosa!)

I brani strumentali richiamano immediatamente a sfumature jazz con una chiara attenzione alla linea melodica, tra l’altro c’è un sapiente uso dell’elettronica ma mai invasiva che richiama alla memoria alcuni lavori di Chick Corea. Quanto conta la tua formazione e quanto i tuoi tipi di ascolti?
Esattamente: nel processo compositivo curo molto la linea melodica (probabile eredità degli studi accademici); la tessitura armonica e ritmica vengono di conseguenza. Oltre alla formazione, fondamentali sono stati (e lo sono ancora) i miei ascolti jazzistici, che guardano molto al nord Europa, in particolare alla Scandinavia.

Se dovessi scegliere uno dei nove brani come quello più rappresentativo di questo disco quale sceglieresti?
Sceglierei proprio la title track: Vivere Piano. In essa sono racchiusi un po’ tutti gli elementi che caratterizzano l’intero progetto.

E quello più rappresentativo del tuo essere musicista?
Sceglierei Pizzicapiano, brano per pianoforte solo in cui ho cercato un punto di equilibrio tra le mie due principali anime: la musica classica e il jazz.

Uno dei brani si intitola “11 marzo 2020”, la data che coincide con il Dpcm che ha introdotto il primo lockdown. Avevi in mente l’album prima di quella data o stata la molla che ha fatto scattare la voglia di dire la tua?
Avevo già in mente di pubblicare un secondo lavoro discografico, ma quel periodo di sospensione forzata del tempo, ferma restando la sua drammaticità, mi ha dato al contrario la spinta decisiva per completare la tracklist e dare coerenza all’intero concept.

I brani cantati si alternano a quelli strumentali, ti sei occupato sia delle musiche che dei testi che sono tutti in lingua italiana. Scelta controcorrente considerato che di solito il jazz viene raccontato in inglese, eppure ascoltando il tuo album viene alla mente Sergio Cammariere, anche lui pianista jazz. Come sono nate queste canzoni?
Ho sempre ritrovato nella lingua italiana un grande potenziale sia in termini di metrica che di cantabilità, tali da poterla abbinare anche a stili musicali tipicamente associati ad altre lingue, tra cui il jazz. E sì, la musica di Cammariere rientra a pieno titolo nel mio background di ascolti. Come sono nate le canzoni? Da spunti tratti dal mio vissuto o, per alcune di esse, in circostanze del tutto casuali.

Non sei l’interprete vocale dei tuoi brani, come mai?
Lo faccio per la salute uditiva degli ascoltatori!

Fare un disco in un periodo storico come questo è sicuramente un azzardo: cosa ti aspetti da questo lavoro?
Avrei potuto attendere tempi migliori, ma alla fine ho deciso di pubblicarlo lo stesso, nonostante fossimo in piena seconda ondata. Ho pensato che in questo periodo, in fondo, abbiamo più tempo per dedicarci alle nostre passioni, tra cui magari l’ascolto di un disco. Un modo per lasciare che le tracce possano sedimentare, in attesa di prendere nuova vita alla ripresa dei live.

In attesa di poterti ascoltare live, dove possono seguirti i nostri lettori?
Sulle principali piattaforme di streaming musicale, nonché sulle mie pagine social.

Ascolta la musica di Orazio Saracino su Spotify

 

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