Paolo Pellegatti: The snare duets | Recensione

Pubblicato per Limen Music il disco di Paolo Pellegatti dal titolo The snare duets nove brani che vedono la partecipazione di grandi nomi del jazz italiano. La recensione di Marco Pollice per Blog della Musica

Paolo Pellegatti: The snare duets copertina disco

Paolo Pellegatti: The snare duets

Oggi parliamo di The snare duets, di Paolo Pellegatti, un album composto di nove composizioni curate e suonate con maestria, ma anche con grazia, passione e rispetto. Attorno al nome di Paolo Pellegatti molti nomi del jazz set italiano, grandi maestri e professionisti che aggiungono personalità ed originalità al lavoro che risulta innovativo, piacevole e accattivante sin dalle prime battute.

Originalità, ricerca e voci inusuali, sperimentazione e grande maturità artistica sono le parole che subito sovvengono a chi ascolta e ascolterà il disco. Un disco che vede la partecipazione di grandi nomi del jazz italiano, grandi interpreti con grande esperienza alle spalle. Si intuisce e traspare tutto ciò sin dalle prime battute come il naturale interplay che li lega in maniera indissolubile quanto naturale.

The Snare march

The Snare march ci accoglie con naturalezza in questo lavoro di musica e ricerca. Il primo brano è un chiaro richiamo all’essenza prima della musica, il ritmo che nasce dalla Terra. Veniamo invitati e accompagnati verso un bagno di ritmo che si condensa, che cresce poco a poco, con momenti musicali sempre più serrati e concitati, arricchendosi di sfumature e sperimentazioni. Solo la percussione, pulsazione misurata che invita al movimento; non troviamo temi o melodie, solo il primo ingrediente della musica che fa da corolla, naturale improvvisazione e costruzione dell’interplay tra i suoni della batteria. Poi tutto degrada e si spegne in modo naturale per dare respiro all’entrata della nuova composizione.

Nice Dreams

Groove, forza e potenza sono i primi aggettivi che mi sovvengono per descrivere il carattere di Nice Dreams, un pezzo dove il tema del vibrafono viene doppiato dal basso elettrico. Quello che rende particolare ed interessante ancor di più il tema è il modo in cui viene supportato, arricchito ed esaltato dalla solida ritmica delle due batterie suonate da Paolo Pellegatti e Sergio Pescara.

Proprio le due batterie si dedicano ad un continuum ritmico senza tregua, tra incastri, rullate, spostamenti ritmici cosicché anch’esse diventino tema a tutti gli effetti e non accompagnamento. Il vero accompagnamento discreto e quasi minimalista, ma altrettanto fondamentale del brano, è affidato alle tastiere di Lorenzo Erra con suoni lunghi e tenuti di accordi morbidi e mai invasivi con ampio uso di accordi sua e armonie aperte. Altro suono che interviene in modo discreto ed efficace è il piano elettrico (simil DX7) che completa e sposa il suono del vibrafono. Altrettanto meditativo e suggestivo è l’intervento del sax soprano, lirico e raffinato che dispiega frasi ardite quanto espressive e delicate. Una nota di pregio va anche all’originalità della coda, dove le batterie si mescolano a rumori/effetti e colori del sax che trilla terminando da solo.

Schizofrenia

Altro che Schizofrenia! Questo brano è strettamente connesso alla logica, alla struttura e alla misura, pensavo di trovarmi di fronte a qualche esperimento free, o struttura libera-aperta… tutt’altro! Forse sarebbe stato sin troppo facile, scontato, il classico pezzo d’avanguardia che vuole solleticare la provocazione, il pensiero più che la musica. Assolutamente.

Questo pezzo è logica, scrittura intelligente e ben organizzata; l’organico inusuale e innovativo rimarca questa ricerca timbrica che contrappone le due batterie di Paolo Pellegatti e Beppe Cacciola a tre cantanti. Voci e ritmo che suoni primordiali connessi alla tradizione, alla leggenda e al mito, sperimentazioni che fondono nel brano passaggi all’unisono tra i batteristi, risate, echi, ricerche nei suoni vocali affinché diventino quasi percussivi, nel ritmo che continua ad esser il motore primordiale che muove la composizione.

Ritroviamo spunti di imitazione, anche se molto lontani dalle imitazioni classiche per moto retrogrado; sono imitazioni di risate, fischi, suoni e tutto ciò che fa diventare la voce suono: questa è ricerca!

Carousel

E ancora ricerca: Carousel di David Friedman. Ricerca di nuove possibilità timbriche ed espressive nel brano. Questa volta due protagonisti, Elio Marchesini ed Igor Caiazza, con due voci (vibrafono e marimba) non sempre, purtroppo, presenti nei dischi. Non capita spesso di trovarli singolarmente, ma insieme? Figuriamoci… Ancora ricerca dunque che contrappone sposando le loro voci di queste tastiere percussive.

Grandi gli interpreti. Elio Marchesini ed Igor Caiazza diventano voci che dialogano, si rincorrono, si completano, interagiscono, chiamati spesso ad intervenire nello strumento dell’altro, scambiandosi tasti, idee, facendole coincidere o dividere. Il regista è, e rimane Paolo Pellegatti che contorna, coordina e sottolinea ogni sezione di questo variegato brano.

La composizione è un libero fluire di idee che mescola la scala pentafonica al virtuosismo degli esecutori sempre pronti a regalarci dinamiche inaspettate e colori musicali efficaci.

Ballet mecanique

Chiude questo album così personale e ricercato Ballet mecanique dove il suono di tastiera di Lorenzo Erra, duetta con i piatti lungo un’atmosfera open. Accordi rarefatti, accordi che avvolgono l’ascoltatore, in una misura atemporale libera da schemi precostituiti e rigide battute. Questo scambio di idee attraversa la prima parte del brano. Un respiro e si riprende. Atmosfere e dinamiche che danno il via alla voce narrante.

Che eleganza! Che modo ardito e poco solito di concludere un album.

Efficace e di grande effetto la voce di Manuel Manima che conclude con le parole: “Snare! Sei un tamburo e vuoi suonare”.

Ed è proprio lo snare di Paolo Pellegatti che prenderà la parola per concludere il discorso, suonando!

A cura di Marco Pollice
Pianista e Compositore

Info: http://limenmusic.info/wordpress/?page_id=6622

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