INTERVISTA | Paoloparòn: uno sguardo sincero del mondo

Paolo Paron (in arte Paoloparòn), cantautore di Pordenone, ha suonato in diverse formazioni e ha pubblicato il suo disco Vinacce Toks Records e Music Force. Blog della Musica lo ha intervistato per saperne un po’ di più…

Abbiamo Paoloparòn ospite su Blog della Musica. Benvenuto, per chi ancora non ti conosce, in poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?
Autosigarettista, iperattivo a volte, più spesso confuso. Suono e compongo musica da che mi sono cresciuti i primi peli in faccia. Dopo aver suonato con tantissimi amici nel corso degli anni, ho pubblicato le mie prime canzoni insieme all’Orchestra Cortile alla fine degli anni Duemila. E non ho mai smesso di scriverle, le canzoni. Non riesco a farne a meno.

I tuoi inizi con la musica come sono stati?
Con il rock dei Creedence, degli Stones, i grandi classici insomma. Ero sempre in ritardo di una ventina d’anni su qualsiasi scoperta musicale. Il mio strumento preferito era l’organo Hammond (che ahimè non ho mai posseduto) e suonavo le tastiere in diverse band per locali e sagre.

Contaminazioni e ispirazioni. Paoloparòn ascolta molto la musica di…?
Oggi ascolto alcuni cantautori italiani come Iosonouncane, Dimartino, Appino con gli Zen Circus, ma mi sento a casa con Guccini, il Dalla di Anidride Solforosa, e Tom Waits. Tom Waits non deve mai mancare.

Leggi la biografia del cantautore Paoloparon

Ci racconti la genesi di Vinacce, il tuo nuovo disco?
Quando ho cominciato a raccogliere le prime idee per un nuovo ciclo di canzoni sembrava che tutte le persone che mi circondassero non desiderassero altro che veder piovere. Sulla propria pelle, per far scivolare via la polvere accumulata; dagli occhi, per liberare i temporali covati in silenzio; sul cuore, per lavarlo dal troppo fango incrostatosi sopra. Le avevo chiamate “Danze della pioggia”. Poi ho cominciato a lavorarci nei tempi morti del mio lavoro in distilleria, e mi sono accorto di quanto lavoro c’è dietro ogni parola, per distillarne poesia, e così è nata la canzone Vinacce e tutto ha preso un senso. Dopodiché è avvenuto l’incontro con Toks Records e Music Force che mi hanno permesso di pubblicare e divulgare il disco.

Se potessi ascoltare un unico brano di Vinacce, quale dovrei ascoltare? Perché?
Forse proprio la title-track: condensa molto bene lo spirito del disco e scivola con naturalezza nella sua sonorità pacata.

Parlaci ora dei testi dei brani del tuo disco: a chi si rivolgono? Che cosa ci raccontano?
Credo possano far vibrare soprattutto le corde di chi a trenta/quarant’anni ancora non ha trovato il suo personale precario equilibrio. Orfani di un ordine delle cose ormai inattuale e troppo orgogliosi o disillusi per imparare nuove regole.

E le sonorità musicali invece? Che strumentazione utilizzate? C’è un suono particolare che ricercate e che volete trasmettere?
Alla sezione ritmica c’è Stefano Bragagnolo alla batteria – all’occorrenza al set di pentole -, e Roberto Amadeo alternativamente al basso elettrico, contrabbasso o basso acustico. Io suono una Stratocaster e una chitarra con le corde di nylon negli acustici. Il piano elettrico è un vecchio Wurlitzer e gli organi sono di un clone Hammond. Abbiamo ospitato anche un trio d’archi (Denis Bosa, Luca Marian e Giacomo Franzon) e una favolosa trombonista, Alice Gaspardo. In generale, in accordo con il produttore Jvan Moda, abbiamo voluto mantenere i suoni più naturali possibile, con un risultato dal sapore un po’ vintage.

Di quale messaggio vuoi essere portatore con la tua musica?
Vorrei restituire uno sguardo sincero del mondo, e in quanto sincero non necessariamente consolante, ma in cui possano riconoscersi tutti quelli che, sconfitti, non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Ne parlo in Via Bertaldia Blues, dove la periferia si fa la soglia dove si incontrano tutti i nuovi cittadini di questo mondo nuovo che dobbiamo ancora capire.

Prima di lasciarci, raccontaci quali progetti hai in serbo per i prossimi mesi.
Ho voglia di collaborare con artisti nuovi, sono in contatto con una performer canadese, Marie-Helene Massy Emond, con cui vorrei realizzare qualcosa. Sicuramente con il trio porteremo in giro il disco, in locali e festival, e poi il resto si vedrà strada facendo.

Grazie Paoloparòn per aver trascorso un po’ di tempo con noi. Buona Musica.

Info: https://www.facebook.com/paoloparonmusic/

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