Pascal Quignard: Tutte le mattine del mondo | Libro

copertina del libro Pascal Quignard: Tutte le mattine del mondo

Il libro Tutte le mattine del mondo di Pascal Quignard viene ripubblicato dalla Editrice Intransito di Milano nel 2023 e Wanda Folliero lo ha recensito per Blog della Musica.

Tutte le mattine del mondo è un romanzo di Pascal Quignard, pubblicato la prima volta in Francia nel 1991 e reso celebre dal film che ne è stato tratto, diretto da Alain Corneau con protagonista Gerard Depardieu.

In Italia il romanzo è apparso in traduzione per Frassinelli sin dall’anno successivo.

Titolo dimenticato per molto tempo, è stato riedito, con la nuova e ottima traduzione di Graziella Cillario, da Analogon, e oggi rivive una terza volta grazie alla casa editrice Intransito* che ha acquisito e dato il giusto rilievo ad alcuni titoli della casa editrice astigiana.

La versione proposta mette a disposizione del lettore uno dei romanzi più belli dedicati al mondo della musica, più specificatamente quello della musica barocca francese, incarnata nella storia di due figure leggendarie, ma realmente esistite: Monsieur de Sainte Colombe, grande virtuoso della viola da gamba e compositore, e Marin Marais, che fu per breve tempo suo allievo.

La figura di Sainte Colombe è tuttora avvolta nel mistero, tenuto conto che ancora nella seconda metà dello scorso secolo la sua musica era del tutto sconosciuta e solo il ritrovamento del manoscritto dei suoi 65 Concerts à deux violes esgales, concepiti per due bassi di viola e viola sola, e di altri due manoscritti scoperti a Edimburgo, ha permesso di ricostruire almeno in parte la sua importanza.

Marais, secondo quanto afferma nel 1732 Titon du Tillet, segretario di Luigi XIV, nel suo Parnasse François, avrebbe interrotto i rapporti con il suo maestro, in quanto quest’ultimo lo avrebbe scoperto mentre lo spiava sotto il capanno nel quale si ritirava, lontano dal mondo e da orecchie indiscrete, per comporre ed eseguire le sue opere.

Saint Colombe aveva, infatti, la capacità di riprodurre con la viola tutte le sfumature dei sentimenti umani e Marais cercava di carpire con tutti i mezzi i segreti nascosti nell’arte del maestro anche a rischio di recidere irrimediabilmente il loro legame di fiducia.

copertina del libro Pascal Quignard: Tutte le mattine del mondo
Pascal Quignard, Tutte le mattine del mondo

Quignard con la sua prosa asciutta e intensa allo stesso tempo così descrive le eccezionali doti di Saint Colombe:

Un suo allievo, Côme Le Blanc padre, diceva che Sainte Colombe riusciva a imitare tutte le inflessioni della voce umana, dal sospiro di una fanciulla al singhiozzo di un uomo avanti negli anni, dal grido di guerra di Enrico di Navarra alla dolcezza del respiro di un bimbo che è tutto intento a disegnare, dal rantolo scomposto che a volte ci strappa il piacere alla gravità quasi muta, con pochissimi accordi, e molto sobri, di un uomo concentrato nella preghiera.

La ricerca dell’essenza della musica del maestro da parte del suo allievo rappresenta dunque il nucleo portante della narrazione di Quignard, che ci offre un raffinato esempio di un romanzo di formazione all’interno del quale tutti i personaggi compiono un difficile percorso di cambiamento.

Inoltre Quignard, che non è solo uno dei maggiori narratori francesi contemporanei, ma è anche un competente ed erudito musicologo nonché profondo conoscitore dell’epoca musicale in cui è ambientata la vicenda, descrive con eleganza e precisione le innovazioni apportate da Sainte Colombe allo strumento e alla tecnica esecutiva:

Escogitò un diverso modo di tenere la viola fra le ginocchia senza appoggiarla al polpaccio. Aggiunse una corda di basso allo strumento per dotarlo di un suono più grave e per dargli un’intonazione più melanconica. Perfezionò la tecnica dell’archetto alleggerendo il peso della mano ed esercitando la pressione solo sui crini per mezzo dell’indice e del medio, cosa che faceva con virtuosismo stupefacente.

Marin Marais pur essendo rapito dalla bravura di Monsieur de Sainte Colombe, ha un rapporto col suo maestro estremamente conflittuale che si sostanzia di avvicinamenti brevi e lunghi periodi di distanze, incomprensioni e silenzi.

Accanto ai due protagonisti di Tutte le mattine del mondo si muovono le due figlie di Monsieur de Sainte Colombe, la primogenita Madeleine e Toinette (nella realtà si chiamarono Françoise e Brigitte, anch’esse valentissime interpreti della viola da gamba), entrambe innamorate e sedotte dal giovane, spregiudicato Marin.

E se il ragazzo, nel suo iter di uomo e musicista, trova perfetta realizzazione nella frivola vita di corte (diventerà nel 1679 joueur de viole de la musique de la Chambre di Luigi XIV a Versailles), tradendo così definitivamente la fiducia del suo maestro, da parte sua Monsieur de Sainte Colombe è l’emblema della figura dell’artista disposto a rinunciare a tutto pur di perpetuare la testimonianza di un’arte che non è a servizio di nessuno, se non della propria anima e di coloro, che, come la sua adorata consorte, non ci sono più.

Infatti quando un emissario del re Luigi XIV cerca di convincerlo a entrare come musicista a corte, questa saranno le sue parole:

Monsieur de Sainte Colombe rispose che lui era un uomo anziano e vedevo; che aveva la responsabilità di due figlie e ciò lo obbligava a seguire un modo di vita più ritirato di quello di altri uomini; che provava avversione per il mondo. «Signore», disse, «ho affidato la mia vita a delle assi di legno grigio che stanno in un gelso; ai suoni delle sette corde di una viola; alle mie due figlie. I miei amici sono i ricordi. La mia corte sono i salici che stanno là, l’acqua che scorre, i cavedani, i ghiozzi e i fiori di sambuco».

Musica intesa allora come evocazione nostalgica di un’assenza che resta presenza costante in chi sopravvive, musica come strumento per indagare i recessi del cuore, per permettere all’uomo di assurgere a qualcosa di più alto e di più nobile; una concezione estetica e spirituale che Marin Marais apprenderà solo diversi anni più tardi, chiedendo e ottenendo un ultimo colloquio con il proprio maestro, ormai quasi in punto di morte, sarà quest’ultimo incontro a salvarlo dall’essere “un musicista da nulla, non più grande di un maggiolino”.

Quinard è capace di dare vita a un romanzo che presenta dunque aspetti fortemente metafisici, e rarefatti, in cui parole e immagini si caricano di densi significati, e lo fa con una scrittura che crea un ritmo interiore musicale grazie all’uso di proposizioni essenziali che generano una cadenza sintattica poetica più che prosastica.

Esemplare è l’affermazione scarna e intensa allo stesso tempo con cui si apre uno degli ultimi capitoli del romanzo, il XXVI: “Tutte le mattine del mondo sono senza ritorno”.

La frase, che offre lo spunto per il titolo del libro, porta il lettore a interpretare i percorsi esistenziali dei due virtuosi inserendoli in una più ampia riflessione sul trascorrere del tempo che rappresenta per Sainte Colombe-Quignard una sorta di atto di crudeltà, al quale si può opporre sono la bellezza eternatrice della musica, questo è ciò che Marais deve imparare.

A cura di Wanda Folliero

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