INTERVISTA | Pietro Lazazzara in “My Art of Gypsy Jazz”

My Art of Gypsy Jazz è il disco di Pietro Lazazzara pubblicato da Stradivarius Italia. Marco Pollice ha intervistato il chitarrista per Blog della Musica

Diamo il benvenuto a Pietro Lazazzara su Blog della Musica. Il disco My Art of Gypsy Jazz ha il pregio di riuscire a equilibrare al meglio il linguaggio della musica classica, jazz, gipsy, flamenco, musica Mediterranea e Latino-sudamericana in un connubio perfetto tra tecnica, espressività e comunicabilità. In quale modo a livello di scrittura delle composizioni riesci a ottenere questa particolare fusione ed equilibrio?
Innanzitutto ringrazio il Blog della Musica ed il M° Marco Pollice per questa intervista. E’ chiaro, già dalla domanda, che è stata colta a pieno l’anima del mio album. La fusione avviene in maniera molto naturale, il mio percorso musicale è stato sempre ricco di curiosità verso la musica e le sue tante possibilità espressive. Ho avvertito, sin dall’inizio, la necessità di creare qualcosa di mio. Da allora ho sempre scritto musica e man mano che le mie conoscenze musicali e tecniche si arricchivano i risultati delle mie composizioni erano, dal mio punto di vista, sempre più convincenti. Il mio percorso accademico da chitarrista classico, lo studio del flamenco, la successiva laurea in musica jazz e tanta passione nella ricerca hanno contribuito nettamente ad ampliare il mio spettro visivo.

Quanto peso ha avuto la tua formazione classica e il tuo percorso nell’ambito del jazz, nel momento in cui ti sei trovato a diventare anche compositore e produttore dei tuoi album?
Il percorso da chitarrista classico ha avuto e ha tuttora  un peso notevole nella mia formazione. Basti pensare a quanta bellezza musicale mi ha permesso di conoscere: la scoperta di opere e  compositori, l’uso dei diversi approcci compositivi che si sono succeduti nei diversi secoli fino ai nostri giorni di cui ho apprezzato la peculiarità. Successivamente, grazie allo studio della musica jazz, sono andato oltre quella che è la caratteristica della chitarra classica legata prevalentemente alla interpretazione di un brano già definito totalmente dal proprio compositore. La musica jazz ha dato spazio alla mia fantasia, ha rafforzato la conoscenza armonica e mi ha spinto verso conoscenze fino ad allora poco conosciute.

My Art of Gypsy Jazz presenta arrangiamenti sempre raffinati, coerenti e al tempo stesso immediati freschi ed originali. Come concepisci l’arrangiamento dalla prima stesura del brano alla realizzazione in produzione e post-produzione?
E’ una domanda difficile! Alcune delle mie composizioni presenti nell’album sono nate così come le ascoltate. Sono il frutto di improvvisazioni estemporanee legate ad alcuni momenti particolarmente sensibili della mia vita. E’ proprio per questo motivo che ho deciso di non snaturarle ma di fermare quegli attimi per me così intensi; mi riferisco in particolare ai due brani per chitarra sola: Passion d’Amour ed Echi d’Infanzia.  Per la maggior parte dei brani il percorso è molto simile a quanto già descritto, si parte dall’idea di un tema, notevole importanza viene data poi all’armonia che avrà il compito di sostenere l’intera composizione. Volendo fare una sintesi, il tema e l’armonia sul quale si appoggerà sono già l’80% del lavoro, il resto è legato all’improvvisazione su quell’idea del tema principale.

Pietro Lazazzara come articola la sua giornata di studio musicale? Come vive il rapporto con lo strumento?
Il mio strumento è sempre a portata di mano, avendo la fortuna di essere un docente di chitarra classica nella scuola pubblica, la mia giornata sia lavorativa che artistica è costantemente circondata da musicisti e da musica. La tecnica ha un ruolo importante in ogni musicista ed è giusto dare spazio allo studio. La mia vita da musicista è stata sempre piena di sfide. La chitarra, strumento non semplice, ha la caratteristica di essersi straordinariamente evoluto nel corso dei secoli. Un chitarrista classico difficilmente riuscirà a sfruttare pienamente i suoi studi per suonare la chitarra elettrica,  il flamenco o altri generi che usano tecniche così lontane da quelle apprese durante gli studi accademici. Il mio approccio alla musica manouche è quasi del tutto casuale ed è frutto della  mia costante curiosità e voglia di scoprire il nuovo. La tecnica, gli strumenti utilizzati nella musica gypsy non hanno nulla a che vedere con il percorso che avevo affrontato in precedenza. Ho imparato tanto da questa nuova avventura: l’uso del plettro, delle tecniche specifiche di questo genere, delle armonie e soprattutto della ritmica. Come si evince dall’ascolto del cd, non vi è la presenza di strumenti a percussione, questo compito è affidato completamente alla chitarra ritmica e all’uso specifico delle sue tecniche (La pompe).

Questo My Art of Gypsy Jazz sicuramente è un disco dove si può apprezzare la maturità musicale dell’artista. Quali sono stati gli artisti musicali che più ti hanno influenzato nelle scelte stilistiche, espressive e musicali? In quale modo sono riusciti a incuriosirti, fornirti spunti e materiali per l’improvvisazione e per la scrittura?
In parte, ho già anticipato la risposta a questa domanda in una delle precedenti. Sicuramente questo album nasce dalla voglia di portare alla conoscenza dell’ascoltatore quelle che sono le mie emozioni. Spero di esserci riuscito!! Dall’ascolto dei grandi Maestri come Andres Segovia, Julian Bream, Antonio Lauro, Heitor Villa- Lobos, J. S. Bach , Astor Piazzolla e da tantissimi altri interpreti e compositori, ho imparato la sensibilità dell’esecuzione, la pulizia del suono e l’importanza ed il ruolo di ogni singola nota. Dai contemporanei come Paco de Lucia,  Dusan Bogdanovic, Leo Brower e, soprattutto, da Roland Dyens ho appreso le  possibilità di andare oltre la musica “Classica” e le nuove potenzialità tecniche, timbriche ed espressive della chitarra. Da qualche anno, approcciandomi alla musica Manouche, Django Reinhardt si è rivelato il faro rivelatore per quella che è stata la realizzazione di un progetto live in stile Gypsy jazz e, successivamente, la nascita dell’album My art of Gypsy Jazz. Il titolo non è casuale, anzi esprime pienamente la mia visione di creare delle composizioni in stile Django (chitarre, tecnica e sonorità) ma tutto dal mio punto di vista e con l’influenza del mio precedente percorso.

A tuo avviso quanta importanza riveste lo studio dei classici nella ricerca del proprio stile e linguaggio musicale?
La formazione di ogni musicista è strettamente legata a quello che ha “ masticato” sotto le dita e nella mente ed anche alla varietà di musica che ha ascoltato. La storia della musica, sin dagli esordi, ha influenzato i compositori e gli interpreti che si sono succeduti negli anni e nei secoli successivi. L’innovazione e la sperimentazione se non partissero da uno schema da “infrangere” non sarebbero tali. La conoscenza è tutto!!

Come artista sei abituato a lavorare tanto live (concerti, masterclass, presentazioni dischi, Festival, turnista) quanto in studio. Come vive Pietro Lazazzara il rapporto con lo studio di registrazione e quali sono secondo te le prerogative che dovrebbe avere un musicista nel momento in cui si trova a dover produrre e realizzare la propria musica non solo dal vivo.
Creando sempre brani originali, ho fin da subito avvertito la necessità di incidere il frutto del mio lavoro. In questi anni le produzioni in studio sono state svariate. Ho inciso sempre composizioni originali anche di genere musicale diverso, dal funky/jazz al flamenco. Ad oggi la mia discografia è composta da tre album e da una produzione del 1997 su vinile in stile nouveau flamenco con l’etichetta Italian Style production. Quando si va in studio l’adrenalina è sempre alta, sapere che in quei momenti le tue performance e le tue composizioni diverranno definitive, vivi momenti  misti di felicità e di estrema concentrazione.

Quali consigli darebbe Pietro Lazazzara a un giovane musicista che sta per intraprendere la carriera musicale professionistica?
La passione deve essere il motore trainante per poter affrontare le sfide personali ed il confronto con la realtà dell’arte musicale. Per sostenere questo cammino lo studio è fondamentale tanto quanto la passione, la tecnica, la padronanza dello strumento e le conoscenze armoniche che sono la struttura portante per chi intraprende questa via. Ho sempre creduto nelle emozioni ed ho sfruttato le mie conoscenze tecniche ed espressive al servizio della Musica. Non c’è un segreto e neppure una formula magica per poter raggiungere i propri obiettivi. I riferimenti stilistici ed artistici sono importanti per la propria formazione ma ad un certo punto, quando si avverte la necessità, bisogna abbandonarsi alle proprie esigenze e condividere il proprio modo di sentire la musica senza essere la copia di nessuno. Nel booklet del Cd, a proposito del brano “Rumba from Laerte” dedicato alla mia terra, esprimo proprio questo concetto: “E’ un accorato invito a tutti i musicisti ad esprimere la loro arte: in qualunque posto la musica può nascere”.

A cura di Marco Pollice
Pianista e Compositore

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