INTERVISTA | Pietro Soraci e l’integrale della musica per tastiera di Johann Sebastian Bach

DaVinci Classics ha avviato un progetto discografico per la registrazione integrale della musica per tastiera di Johann Sebastian Bach con il pianista Pietro Soraci che ce ne parla in questa intervista…

Si avvia nel 2016 uno dei progetti più ambiziosi della casa discografica giapponese Da Vinci Classics: l’integrale della musica per tastiera di Johann Sebastian Bach con il pianista, al suo debutto discografico ma con una carriera già solida alle spalle, Pietro Soraci.

Un progetto nato molto tempo prima, come ci racconta il direttore artistico e presidente della casa editrice Edmondo Filippini, italiano trapiantato in Giappone da ormai molti anni, per le strade di Kyoto, durante un pomeriggio di pioggia in cui al telefono con il pianista milanese, si ragionava su come impostare un lavoro di integrale così mastodontico.

Impostazione che non tardò ad avere una sua ben definita fisionomia dettata dalla collaborazione della casa editrice Bärenreiter che ha dato il suo appoggio alla proposta di utilizzare l’edizione critica bachiana da loro edita e creando così un progetto unico, per i pianisti ma non solo, di poter ascoltare una versione filologicamente corretta ma condotta sul pianoforte, strumento che era ovviamente estraneo a Johann Sebastian Bach ed alla sua musica.

Anche nell’impianto grafico il progetto si distingue per la scelta inusuale di utilizzare templi shintoisti e buddisti nippolici. Al perché di questa originale scelta, che potrebbe sembrare ai più esotica, il direttore artistico ci ha risposto: «Un po’ sicuramente perché la casa editrice e discografica ha solide radici in Giappone, ma anche perché ritenevo interessante l’associare il senso dello spirito che emana dalla musica di Bach ad un’idea ancora più ampia. Non è un caso che il tempio associato alle toccate sia quello di Utsukushima, sull’isola di Miyajima nella prefettura di Hiroshima, uno dei luoghi più noti della spiritualità shintoista giapponese. E il “tori”, la porta tipica dei templi di questa religione che sta in questo caso in mezzo all’acqua, per me raffigura l’ideale entrata in questo mondo musicale. Sono molti i significati che vi associo, ma più della bellezza in se, sento un forte legame tra questo simbolo e le toccate che rappresentano il primo titolo di una serie di 18 dischi già programmati».

Parlando con il pianista Pietro Soraci, emerge poi una visione molto precisa del progetto e di come egli l’abbia intrapreso:

Affrontare un’integrale bachiana è approcciarsi ad una delle più ampie letterature per la tastiera che un interprete contemporaneo possa avere: quali sono secondo lei i motivi che possono o dovrebbero spingere oggi non solo all’ascolto ma anche allo studio di questo autore (al di là del suo uso didattico nei conservatori)?
Personalmente credo che i motivi per cui Bach figuri in misura così imponente nei programmi dei conservatori italiani sia dovuto alla sua importanza didattica soprattutto in relazione all’aspetto polifonico. Il pianoforte è uno degli strumenti in cui questo aspetto della musica viene esaltato in modo completo, ecco perchè la musica di Bach si sposa magnificamente con questo strumento pur non essendo stata scritta specificatamente per il pianoforte, oltre a questo non saprei a cos’altro pensare se non alla sua disarmante ed incommensurabile bellezza.

C’è sicuramente nella sua interpretazione una forza musicale interna che si percepisce quasi tangibilmente in molte pagine, un bilanciato rapporto tra senso del respiro e senso del ritmo: può spiegarci se è un effetto che lei ottiene naturalmente oppure ha relazione con qualcosa di molto più materico e naturale?
Per quanto mi riguarda l’interpretazione musicale è prima di tutto un fatto istintivo. A scanso di equivoci vorrei dire che per istinto credo si intenda quella parte di noi che utilizza le nostre conoscenze ma senza passare dalla ragione, non c’è niente di casuale quindi, però non è possibile spiegare perchè si suona in un determinato modo, anzi spesso non ci si rende neanche conto del perchè di alcune scelte proprio perchè non sono delle scelte. Certamente a posteriori può succedere di fare delle piccole modifìche su qualsiasi aspetto della musica, dalla scelta dei tempi alla distribuzione polifonica dei suoni, ma la base di partenza principale è quella dettata dall’istinto. Naturalmente possono esserci anche altri modi di approcciarsi, sta a noi capire qual’è quello più adatto alla nostra sensibilità musicale.

In cosa è cambiata la sua visione di questo autore nell’approccio al testo critico di riferimento?
Come già spiegato precedentemente non posso cambiare una visione o un’idea perchè non ce l’ho, forse sbaglio ma associo queste due parole a qualcosa di premeditato, ad un progetto da costruire prima di svolgere il lavoro, è la musica stessa che ci suggerisce come suonare, ma è un qualcosa che non si può spiegare in termini verbali, certamente l’utilizzo della New Critical Edition della Bärenreiter ha comportato una più attenta lettura del testo per alcune importanti diversità riscontrate rispetto alle Edizioni precedentemente utilizzate.

Cosa può dire ad un giovane interprete che esegue Bach oggi al pianoforte, rispetto al suo strumento di origine?
Sono scelte estremamente personali ma se si decide di suonare Bach al pianoforte credo sia più logico attenersi a quello che il medesimo strumento suggerisce, le scelte dei tempi possono essere differenti, l’utilizzo degli abbellimenti può essere più morigerato, spesso mi sono accorto che il mio istinto mi ha portato in alcuni casi a snellirli o ad eliminarli completamente. Il pianoforte è, inoltre, uno strumento molto diverso, credo sia inevitabile adattare la musica di Bach al pianoforte in una misura che può essere diversa per ognuno di noi in base alla propria sensibilità artistica. Il fine ultimo è sempre quello di riuscire a realizzare qualcosa di piacevole da un punto di vista estetico, insomma qualcosa di bello.

In pochi hanno portato a termine un progetto così ambizioso e tra coloro che si sono avvicinati si ricordano alcuni pianisti illustri o, in alcuni casi, idolatrati: come si è preparato a questa registrazione (sia da un punto di vista musicale che, eventualmente, tecnico)?
Da un punto di vista musicale credo di avere attinto a quello che ritengo essere il miglior mezzo che abbiamo a disposizione, e cioè la musica stessa attraverso la sua conoscenza diretta. I programmi dei conservatori prevedono una gran quantità di composizioni di J.S.Bach e sono assolutamente convinto che questa conoscenza debba essere globale e non, come purtroppo spesso succede, limitata solo al numero di composizioni necessarie a sostenere gli esami. Da un punto di vista tecnico credo che ad un certo livello, e mi riferisco anche ad un semplice studente di corso avanzato, l’utilizzo dei mezzi tecnici debba essere automatizzato, non si pensa a come utilizzare la mano (o il braccio) per ottenere quel suono, ma si pensa direttamente al suono; le nostre parti fisiche si muovono di conseguenza senza che noi ce ne rendiamo conto, come quando guidiamo l’auto e utilizziamo volante cambio frizione freno acceleratore in perfetta sincronia senza rendercene conto

Le toccate sono un repertorio peraltro meno battuto dal panorama contemporaneo, alcune sono rimaste famose soprattutto per importanti incisioni storiche: come mai ha scelto proprio queste opere per iniziare rispetto a più note e forse più fruibili composizioni bachiane?
Direi che la risposta me la suggerisce lei stessa, probabilmente ha attirato la mia attenzione la loro struttura formale leggermente più insolita rispetto alle composizioni con le quali abbiamo maggiore familiarità come suites partite e preludi e fughe che fanno parte del nostro percorso didattico. Curioso che anche Edmondo Filippini presidente della DaVinci Edition e principale artefice di questo progetto abbia pensato anche lui di cominciare con le Toccate.

Le piacerebbe poter lanciare un progetto di esecuzione davanti al pubblico di tutta l’integrale o ritiene che sia giusto che il tutto rimanga fruito solo attraverso il senso dell’ascolto?
Direi di no, sarebbe massacrante per chi suona ma anche per chi ascolta. L’ascolto della musica è impegnativo se fatto con attenzione. Io da ascoltatore ho fatto fatica ad ascoltare un volume del Clavicembalo ben temperato. Incidere tutta l’opera di Bach mi sembra già sufficientemente impegnativo, pensare di eseguirla in pubblico è una cosa che mi fa venire il mal di testa solo a pensarci e sinceramente quando avrò finito questo progetto credo mi piacerebbe suonare qualcos’altro

Le faccio una domanda più leggera: oggi giorno, soprattutto nella contemporanea, gli interpreti hanno la possibilità di interloquire direttamente con il compositore, cosa che la musica di repertorio ovviamente non permette, affidandosi a volte a congetture ed interpretazioni: se avesse la possibilità di fare una domanda all’autore, cosa chiederebbe? E quale sarebbe la sua risposta?
Mi piacerebbe molto fare due chiacchiere con Bach ma sarei più attirato dal fargli domande sulla sua vita, sul suo modo di essere, perchè credo fondamentalmente che anche un grande musicista come lui sia una persona di disarmante normalità, dubito che a parole potrebbe spiegare la sua musica, meglio ascoltarla

Tornando al progetto, può dirci quale sarà la seconda uscita? Dobbiamo aspettarci qualcosa dai prossimi volumi?
Il prossimo CD sarà il primo volume delle partite. Non aspettatevi nulla di nuovo perchè la musica stessa è più forte di noi, non potrei cambiare neanche se lo volessi.

Info: https://davinci-edition.com

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