Prhome: Alle sette della sera EP | Recensione

copertina dell'Ep di Prhome, Alle sette della sera

Iniziamo il nuovo anno con l’EP Alle sette della sera l’ultimo lavoro di Prhome con la partecipazione di Françoise, che arriva dopo il disco Lost in tha Hood del 2022. Ce lo racconta Gilberto Ongaro

Sono le 7 della sera e la mia gente spera che questa luce sia l’inizio di una nuova era”. Così recita la titletrack del nuovo EP di Prhome, rapper di Rovigo, realizzato assieme a Françoise, altra artista hip hop, che qui duetta spesso nei ritornelli. Come spesso accade nell’hip hop, è forte il legame con il proprio quartiere, il proprio microcosmo, con le sue regole, messo in dialogo con gli altri quartieri, da un suono simile. Anche Françoise lo segue nel tema: “Un altro giorno nel quartiere se n’è andato (…) e come faccio a raccontarti tutto quanto in una strofa che non supera il minuto”.

Registrato al Radice Sonora Studio, dall’ingegnere del suono Simone Cerchiaro, l’EP inizia con Prhome che lo cita, al partire della base: “Falla andare Simo!”.

Il primo brano si intitola “Egoista”, è evidente la necessità personale di Prhome di fare musica: “Se passo il tempo senza scrivere io divento più nervoso, non mi basta mai sto vivere e degli altri non mi importa nada”.

Ascolta l’Ep Alle sette della sera di Prhome

Prhome ogni tanto canta e rappa in spagnolo, come accadeva anche nel lavoro precedente, ma qui con meno frequenza. Per “Voglio credere che sia vero”, base che usa i charlie triplettati come nella trap, si aggiunge anche l’ospite Lil’ Mike, che scrive barre tanto tristi quanto realistiche: “Chiamo il destino ma trovo occupato. Vedo il quartiere è sempre armato, un altro fratello è andato, attacco di panico che leva il fiato, tutti i legami li trovi legati con filo spinato, non spezzi il mio cuore perché è già stato spezzato”. Eppure Prhome si vuole convincere che non sia tutto in salita.

E così, come reazione, “Un giorno nuovo” invita a guardare avanti, continuando a volersi illudere di un futuro successo: “Voglio dischi d’oro pure sul soffitto”. Il ritornello, la terza volta che torna, viene autotunato à la Giorgio Vanni.

L’ultimo pezzo “Walking in my neighborhood” torna a camminare per le strade del “ghetto”: “Ci sono giorni con la grana nelle tasche, poi ci sono giorni in cui conto solo grane (…) storie vere da quartiere, c’è chi ci crede solo se vede, fallo succedere, non limitarti a credere”, su una base più lo-fi ambient. Anche se la calma è apparente: “Cerco di svoltare ogni giorno una guerrilla, it was a good day”.

Insomma, un’altra piccola Polaroid di un’ambientazione urban, fatta di cemento e di sogni repressi, con quel misto contraddittorio tra accettazione e ribellione, competizione e fratellanza, che spesso incastra i rapper nei propri demoni, anziché liberarli. Si passa da “Sono egoista, sono sincero” e “Metti nel mirino, qua conta solo il primo”, a “Dammi ‘sto peso che porti, che in due si fa meno fatica”. Si spera che alle sette della sera, quest’ultima direzione prenda il sopravvento. E allora sì, che potrebbe iniziare una nuova era.

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