Da Italien Musiziert intervista al Quartetto Prometeo

Giulio Rovighi, Aldo Campagnari, Massimo Piva, Francesco Dillon, che insieme formano il Quartetto Prometeo, sono stati intervistati dal Blog della Musica dopo il concerto alla rassegna di musica da camera ItalienMusiziert a Stoccarda diretta dal M° Francesco Maggio…

È un grande privilegio poter intervistare il Quartetto Prometeo, formazione che attraverso una brillante attività concertistica e discografica può ad oggi definirsi certamente un solido punto di riferimento a livello internazionale. Certamente l’alto profilo di ogni componente è stato gioco forza per la crescita della vostra formazione, eppure ci saranno state scelte determinanti per la vostra comune carriera: quali in particolare, e da dove nasce il Quartetto Prometeo?
Il quartetto Prometeo nasce moltissimi ormai anni fa in seno all’Orchestra Giovanile Italiana, dove eravamo prime parti. Ha poi sviluppato la propria identità prima nelle fruttuose e continuative lezioni con importanti maestri come Piero Farulli e Milan Skampa e poi negli incontri con personalità che ci hanno molto ispirato quali Rainer Schmidt del quartetto Hagen o Gyorgy Kurtag. Inoltre negli anni sono stati fondamentali il lavoro con grandi compositori e le collaborazioni in formazioni allargate con musicisti di varia estrazione. Tra le scelte determinanti c’è stata sempre l’idea di mantenere una visione aperta ad un panorama europeo e non limitata al nostro Paese o ancora peggio alle nostre città. Dunque sono stati fondamentali i Corsi di perfezionamento presso importanti realtà internazionali come Pro Quartet a Parigi o la Britten Pears Academy in Inghilterra o i concorsi quali Primavera di Praga, Bordeaux e Ard di Munich dove siamo risultati sempre vincitori di importanti premi.

La vostra intensa attività discografica rivela un’attitudine certamente centrale nel definirsi d’un gruppo di musica da camera oggi: la più tenace disponibilità ad attraversare repertori vari e tra loro anche molto distanti. In quali ambiti si muove il vostro repertorio?
Come hai giustamente notato intendiamo il quartetto d’archi come una forma con un potenziale di esplorazione musicale pressoché illimitato. Se l’interpretazione del grande repertorio rimane certamente al centro della nostra ricerca, cerchiamo sempre di connetterla e metterla in relazione con l’oggi, nella ricerca di strade originali. Ne consegue un ricco dialogo con il “nuovo”, ed un incontro con le pieghe della storia più dimenticate, dove talvolta si celano capolavori o opere molto interessanti ingiustamente neglette. Proprio sotto questa luce sono nati alcuni dei nostri progetti discografici (e non solo) per noi più significativi, come ad esempio il recente cd “ARCANA” per la Sony, che vede una serie di straordinarie reinvenzioni musicali scritte dai più importanti compositori italiani attuali (Battistelli, Fedele, Filidei, Gervasoni, Sciarrino, Scodanibbio) su pagine del barocco italiano; le rarità di Wolf (un interessantissimo quartetto giovanile davvero poco eseguito); i due bellissimi quartetti di Karol Szymanowski, così come i quartetti davvero unici per sonorità e invenzione di Salvatore Sciarrino (di cui gli ultimi due dedicati proprio al Prometeo).

Dunque traspare l’importanza di confrontarsi con momenti storici molto diversi, al fine di attraversarli tutti fino a giungere al tempo moderno. Eppure vi è un enorme balzo culturale tra l’interpretare una musica barocca e l’affrontare il linguaggio contemporaneo; faccio riferimento specialmente a Salvatore Sciarrino e Ivan Fedele: dei Maestri, punti focali imprescindibili della produzione contemporanea oggi, avete eseguito diversi brani in prima esecuzione assoluta. Quali sono le differenze principali nell’affrontare il repertorio cosiddetto tradizionale e quello contemporaneo? Qual è il valore di queste musiche e perché scegliere di ammetterle al proprio repertorio?
Devo dire che la nostra attitudine non cambia a seconda del repertorio affrontato. Cerchiamo di porci di fronte alle novità con personalità interpretando, non solo eseguendo correttamente le partiture. Al tempo stesso l’approccio verso il passato è volutamente “vivo” e teso a indagare capolavori consolidati e iper-eseguiti come se fossero composti oggi. Come porsi del resto di fronte ad opere davvero senza tempo quali per esempio gli ultimi quartetti di Beethoven o di Schubert? La volontà è quella di superare tradizioni interpretative cristallizzate pur mentendo ben presente un approccio stilisticamente informato e variegato, indagando senza fine la partitura e il segno musicale.

Quartetto Prometeo

Il Quartetto Prometeo durante il concerto a ItalienMusiziert

Allora la massima di Adorno, “La sospensione del tempo, intesa come fine di ogni coercizione, è l’ideale della musica”, si potrebbe intendere anche in senso storico: far divenire il passato ed il futuro – egualmente – presenti. Ancora sulla musica contemporanea. Usciamo da un secolo controverso e sfaccettato, i cui rapidi e talvolta brutali cambiamenti hanno determinato gran parte delle condizioni sulle quali la nostra “società liquida” oggi si fonda. Non si può non riconoscere nell’attitudine della composizione contemporanea, o di una larga fetta di essa, una frattura tra modernità e tradizione, potremmo dire una rivoluzione massiccia della sintassi a spese della retorica musicale. Contemporaneamente lo scollamento è andato allargandosi anche tra compositore e pubblico. Pare che in vario modo si stia di questi tempi risanando tale frattura, ricucendo le ferite che lo scorso secolo ha causato a vari livelli. Insisto: qual è il ruolo di un esecutore nei confronti della musica contemporanea? Quali valori veicola tale musica e perché resta fondamentale oggi un approccio ed un appoggio sostanziale ad essa da parte della società?
Dare per finita la musica sarebbe come dare per esaurita la creatività umana: è assolutamente impossibile che questo accada. Una società che vi rinunciasse testimonierebbe la propria fine. Al contrario crediamo molto nella vitalità e nella varietà di voci della musica di oggi, ed è affascinante pensare che ci siano compositori ormai da tutti gli angoli del globo, attivi in una ricchissima varietà di estetiche molto diverse. Siamo consci che solo il setaccio della storia selezionerà gli artisti più significativi e il tempo dirà quali pagine meriteranno di “sopravvivere”, al tempo stesso abbiamo la bellissima opportunità di scegliere gli autori nei quali meglio ci riconosciamo: la nostra contemporaneità. Non ci sentiamo assolutamente estranei al processo sociale e anzi sappiamo bene come le nostre scelte portino con sé una grande responsabilità nei confronti dell’ascoltatore e del pubblico. Ecco perché non ci accontentiamo di essere meri esecutori, ma ci sentiamo coinvolti interamente nella scelta e nel modo in cui presentiamo la musica di oggi. Sentiamo necessario un approccio sempre aperto e curioso ma al tempo stesso critico e brutalmente onesto nel valutare se la partitura che abbiamo davanti risuona dentro noi. Del resto, noi dobbiamo trasmettere vitalità, energia, poesia e catturare l’ascolto.

Parliamo della vostra esperienza a Italien Musiziert, Festival di grande prestigio che quest’anno abbiamo l’onore da seguire passo passo. Un programma decisamente saporito quello da voi proposto, comprendente tra l’altro una prima esecuzione assoluta di Prismi di tempo, di Francesco Maggio. Volete parlarci del programma e di com’è stato questo accolto?
Siamo stati felici di presentarci all’interno di un festival di così alto profilo. Il programma è stato vario, e notiamo come spesso risulti più efficace impaginare programmi compositi e molto articolati, che permettano di sentire tutte le sfumature di approccio e di sonorità di un quartetto, piuttosto che cercare una coerenza stilistica che possa magari risultare troppo didascalica. Al tempo stesso nel programma per Italien Musiziert abbiamo voluto tracciare un filo rosso fra pagine che, nonostante la lontananza stilistica e cronologica, sicuramente non negano un gusto per la ricerca coloristica, per la cantabilità ed espressività, vere costanti della musica italiana nei secoli.

Quartetto Prometeo

Il Quartetto Prometeo mentre riceve gli applausi del pubblico di ItalienMusiziert Stoccarda

Ora vorremmo parlare per i giovani strumentisti e compositori che ci seguono. Vorremmo cercare d’afferrare il vostro punto di forza, il segreto per raggiungere risultati sempre più prestigiosi cavalcando nel miglior modo passione e talento. Cosa è veramente centrale?
L’elemento essenziale è la totale dedizione a ciò che si fa, evitando facili scorciatoie. Occorre una ricerca infinita, un perfezionismo costante. È facile oggi esser tentati di puntare su immagine, promozione, social e via dicendo, ma il punto centrale resta sicuramente nello studio incessante, nell’ascolto, nell’autocritica tesa a migliorarsi e a non ripetersi. Inoltre direi che obbiettivo di questa “tensione”, dev’esser la definizione della propria personalità artistica e la ricerca della propria voce individuale di interprete o autore. Non basta e non serve essere perfetti se non si riesce ad esprimere pienamente una visione interpretativa originale e profonda.

Prima di lasciarci vorremmo restare aggiornati sui vostri prossimi passi: quali saranno?
Nell’immediato ci sono degli importanti concerti in Italia con un ritorno di cui siamo felici nel bellissimo Festival del Quartetto di Reggio Emilia e quello presso la Accademia Chigiana, dove siamo ormai di casa. Poi un nuovo tassello di una integrale Beethoveniana che portiamo avanti anno dopo anno e nuovi progetti discografici che ci vedono indagare la musica francese più nota del quartetto di Ravel, in dialogo con il più raro, tardo capolavoro quartettistico di Faurè e il nuovo cd per la Sony con il Quartetto di Verdi. Per quanto riguarda il repertorio contemporaneo, in Autunno suoneremo molto il secondo quartetto di Ligeti, e presenteremo opere di Fedele e un nuovo quartetto di Alessandro Solbiati scritto per noi.

Grazie!
Grazie a te!

A cura di Nicola Rigato

Info: https://www.facebook.com/IstitutoItalianoDiCulturaStuttgart/

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