INTERVISTA | RaestaVinve: un concept di quotidiana esperienza di vita

Si intitola Biancalancia il primo disco dei RaestaVinve, un duo formato da Stefano Resta e Vincenzo Vescera. RaestaVinve: nome atipico e sicuramente “fastidioso” al mondo della comunicazione, moniker fuori dai cliché e dalle mode… e questo è certamente un leitmotiv che torna, portante e ciclico dentro la produzione ed il suono di Biancalancia (titolo che ci proietta dentro la storia e le sue protagoniste) che, dalla matrice pop indipendente, prende derive tutte personali per raccontare il quotidiano… l’amore ai tempi dello smartphone come ci racconterà lo stesso Resta.

Forme, quelle dei RaestaVinve, che sembrano percorrere la metrica del pop ma che poi deviano appena, quel poco tanto che basta a farci perdere l’orientamento. E in alcuni punti, l’ascolto diviene impervio e poco snello… segni di indipendenza estetica e comunicativa contro la quale, addomesticati come siamo dalla moda, sbattiamo il muso ed ci vien immediato etichettare il tutto con un mood negativo. L’interessante passa invece per la scelta non scontata della soluzione… la personalità passa per i fuoripista misurati con consapevolezza per non finire nel grottesco e nel ridondante.

Da “Samurai” a “Terrazze”… due esempi dei vostri singoli usciti che in qualche modo ci dicono quanto l’amore e la quotidianità metropolitana sia il punto chiave di questo disco, vero?
(Vincenzo Vescera) Assolutamente si, il nostro è un concept album.

(Stefano Resta) L’amore ai tempi dello smartphone. Tuttavia io vivo da un po’ di anni a Roma, pur essendo di un paese pugliese, Vincenzo sul Gargano, ma ha girovagato un bel po’ anche lui;  possiamo dire che c’è tanta periferia e tanto mondo metropolitano: un buon 50 e 50.

Parliamo di produzione… non è il classico indie pop eppure quelli sono gli ingredienti. Cosa c’è che cambia secondo voi?
(Vincenzo Vescera) La scelta coraggiosa, forse imprudente, di non voler seguire in modo ossessivo le mode del momento. In termini di produzione e soprattutto di scrittura.

(Stefano Resta) Io e Vincenzo abbiamo gusti musicali diversi, come diverse sono le nostre personalità, tuttavia abbiamo trovato delle tematiche care ad entrambi, e le nostre storie ci hanno portato a poter avvicinarci nella stesura dei nostri racconti. Il suono doveva in qualche modo accontentare entrambi, e Maurizio Loffredo ci ha aiutati nel non perderci d’animo nel seguire in maniera ostinata una strada che non badasse troppo al come ma al cosa. Nessuno se non pochi inventano nulla, specie in campo musicale. Le produzioni all’ultimo grido sono belle ma se non si sta attenti finiscono per assomigliarsi un po’ tutte. Io e Vincenzo siamo grandicelli, abbiamo i nostri gusti e in primis, tentiamo di rispettarli.

Le voci, spesso corali… come avete deciso chi cantava cosa?
(Vincenzo Vescera) In modo quasi naturale. Siamo partiti dal principio che alcuni brani avrebbero avuto una voce sovrastante; altri la sovrapposizione, altri ancora il rimpallo. Lasciandoci guidare dall’efficacia delle rispettive timbriche su determinate battute del pezzo. In questo Maurizio (Loffredo) ha dato un contributo eccezionale.

(Stefano Resta) L’idea di giocare con le voci è venuta strada facendo, e da Theorius Campus ad Anime Salve senza considerare Simon And Garfunkel sino ai Kings of Convenience, per citare i “Grandi Mostri Sacri” questo tipo di gioco si trova un po’ ovunque. Due voci sono due diversi strumenti musicali: perché non sfruttarlo?

E il grigio della vostra copertina somiglia un poco al suono che contiene il disco… non credete?
(Vincenzo Vescera) Col senno di poi direi di si, anche se brani come Tequila o Terrazze non sono proprio grigi.

(Stefano Resta) Sicuramente il Black and White fa pensare alla notte (ed i nostri sono brani prevalentemente scritti e concepiti di notte), ma fa pensare all’eleganza (quella musicale in primis), ed al fatto che i nostri sono racconti, storie vere, ricordi, memorie: Lucio Palazzo, il grafico che ha curato il progetto sin dall’inizio, ci ha visti così; e ci è piaciuto.

Nell’eterna disattenzione di oggi, come vi rapportate con il mostro della promozione, del far sentire a tutti il disco etc?
(Vincenzo Vescera) Nel momento in cui abbiamo smesso di controllare in modo ossessivo gli streams e le visualizzazioni, ne abbiamo guadagnato, in termini numerici e in salute. Improvvisamente qualcosa inizia a muoversi.

(Stefano Resta) Se lo si vive nel giusto modo, e non credo ce ne sia uno, può essere divertente. Abbiamo sicuramente capito che più si sta dietro ad ogni aspetto del progetto, e la promozione è uno tra i più importanti, prima arriva chi sei: se decidi di fare, fai se decidi di non fare non fai, l’importante è fare scelte. Essere il più consapevoli possibile, ed il più informati possibile per essere realistici.

Guarda il video Terrazze di RaestaVinve

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