INTERVISTA | Raffaele Pillai: la musica liquida spezza la magia del legame ascoltatore-musicista

Dopo l’Ep Una storia tipica italiana il cantautore cagliaritano Raffaele Pillai torna a far sentire la sua voce con l’album Misentobene, distribuito dall’etichetta sarda La Stanza Nascosta Records e scritto a quattro mani con Luigi Sarigu. Un invito a mantenere il sorriso, anche in tempo di pandemia, e a coltivare, anche nelle restrizioni eteroimposte, un giardino di libertà. Libertà creativa, prima di tutto, che per Pillai fa rima con musica.

Blog della Musica ha scambiato quattro chiacchiere con il cantautore Raffaele Pillai, capace di tenere incollato l’ascoltatore con un folk-rock energetico e di immediata presa, con punte di nostalgico intimismo.

Raffaele Pillai benvenuto su Blog della Musica. Il suo primo lavoro, Una Storia tipica italiana, uscito nel 2017 per La Stanza Nascosta Records, contiene un brano, Dolce Madre, che sembra riecheggiare le ballate in stile Metallica. Il gruppo statunitense rientra effettivamente tra i suoi ascolti?
Sono cresciuto con il rock, in tutte le sue sfaccettature, ed è innegabile che i Metallica facciano parte di quel mondo… tuttavia non ho approfondito in maniera particolare il loro ascolto, ad essere sincero.

Lei è originario di Villasor, in provincia di Cagliari. Per molti musicofili Sardegna fa rima con Maria Carta e con i Tazenda… per lei?
Personalmente, pur conoscendola, non ho mai seguito con assiduità la musica etnica sarda. E’ un genere che ha una dignità e una storia importanti ma, da ascoltatore, non riesce a coinvolgermi più di tanto.

Tra i gruppi sardi più vicini ai miei gusti ci sono i Salis, che hanno iniziato la loro carriera nella prima metà degli anni sessanta con il nome di Barrittas.

Misentobene, il suo secondo lavoro – distribuito dall’etichetta sarda La Stanza Nascosta Records – è disponibile su tutte le piattaforme digitali e anche in una chiavetta usb. C’è la necessità di mantenere pur sempre un supporto fisico, sebbene diverso da quelli tradizionali, anche nell’era della “musica liquida”?
Secondo me sì, il supporto fisico è capace di tenere l’ascoltatore ancora legato al musicista, eliminarlo vorrebbe dire spazzare via l’ultimo baluardo di “contatto” con l’artista, perché la dematerializzazione implica una maggiore distanza e una perdita di intimità e di magia.

Come è nata la collaborazione con Luigi Sarigu, con il quale ha scritto Misentobene?
In realtà la collaborazione con Sarigu era già in essere da anni, Luigi è presente anche nel primo ep, in qualità di co-arrangiatore. Nel secondo album ha scritto per intero due brani. E’ stato lui a propormeli ed io li ho sentiti subito miei, nello stile e nella melodia.

Nel suo secondo lavoro si avverte maggiormente, rispetto al primo, un’impronta cantautorale. In particolare, quali cantautori hanno influenzato, secondo lei, la sua scrittura?
Penso che la mia scrittura sia molto influenzata, in generale, da tutto il cantautorato italiano. Forse il mio “debito” è maggiore nei confronti di De Gregori, De André e dei più recenti Bersani, Capossela, Cremonini.

Ascolta Raffaele Pillai su Spotify

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