RosGos: In this noise | Recensione

copertina del disco dei Recensione RosGos: In this noise

Il nuovo disco di RosGos, In this noise, è un ritorno nel buio dei testi di Maurizio Vaiani. Ce lo racconta Gilberto Ongaro.

L’avevo lasciato tra i gironi di Dante, nel precedente disco Circles, in una coperta di buio, rimasto ancora senza riveder le stelle. Il nuovo lavoro di RosGos è ancora profondamente notturno. Probabilmente l’orario migliore per l’ascolto sono le 4, in una notte insonne, quando si attende l’aurora ma ancora non si fa vedere.

Uscito per Beautiful Losers, In this noise è un disco ben poco rumoroso, ma fa riferimento a un vorticoso rumore interiore, uno spazio pieno di sensi di colpa, di peccati e di inquietudine. Se in Circles la sezione ritmica era minimale ma presente, stavolta le percussioni sono ancora più ridotte all’osso. Gli arrangiamenti sono essenzialmente costruiti su arpeggi di chitarra elettrica, acustica e arpeggiatori synth.

Girato da Andrea Liuzza, il videoclip di “Before the day”, brano che apre il disco, mostra delle immagini in negativo di donne che danzano ritualmente vicino al mare. Sia il mare che il cielo sono neri. Tutto questo nero circonda anche la copertina del CD.

Ascolta il disco In this noise

Dopo “Before the day” arriva “Before the sunset”, facendo intuire di trovarsi di fronte a un concept album. Nella prima tornano le gocce di pioggia che scendono come lame, come in “Treachery” dell’album precedente. Ma le protagoniste sono le ferite e le cicatrici: “In this noise the scars have risen like hills”. Nella seconda arrivano le paure e i peccati: “Are you listening to my sins? Are you afraid of my sins? Are you smelling my fear?”.

Per “Defeats”, aggiungono ulteriore oscurità anche delle note gravi di pianoforte, che ci portano verso le conseguenze del dolore: “Pain does not allow defeats, it waits like a hungry wolf”. Torna il senso di colpa con “In the dark”: “The faults expand (…) they roar and grow again”. La colpa è accompagnata da quarti regolari di pianoforte e sublimata in un assolo di poche note di chitarra, poche ma distortissime.

Al centro dell’album c’è forse un fioco bagliore di speranza, il barlume bianco della copertina, poiché nella notte sembra comparire una scintilla. “Sparkling night” sorprende RosGos come la scena di un film, sopra un ritmo lento ma incalzante, un tappeto di feedback e delay di chitarra… e la concessione di qualche accordo di tonalità maggiore!

La speranza dura poco: tornano i rimpianti. “Regrets” cerca rifugio nell’amore, ma lo chiama inganno (“deceiving”): “Your hand slides on my heart protecting my dreams (…) I don’t know you anymore”. Queste parole e la chitarra sono avvolte dal crepitio di un falò, ed un lontano vociare di bambini. Uno sfondo elettronico arioso colora “Your love blinds me”, mentre “Migraine B” sposta la ricerca di riparo nella musica: “Everything is broken (…) give me please a music to rest”.

L’album termina con un’ambigua pace. “My peace” si rivolge alla pace come un’entità simile alla morte, con un coltello in mano che vuole veder sanguinare. Questo disco sa di terapia, un modo per buttare fuori il proprio buio e trasformarlo in qualcosa di bello. In fondo è questo il compito della musica e della poesia, di fronte al dolore.

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