INTERVISTA | Renato Fucci e la musica narrata di Primidimaggio

Renato Fucci, pianista, ha pubblicato il disco Primidimaggio, un racconto in musica della sua terra, l’Irpinia, e che ti porta alla ricerca della felicità. Ecco l’intervista del Blog della Musica…

Diamo il benvenuto a Renato Fucci. Innanzitutto permettiamo ai nostri lettori di conoscerti meglio: come ti sei avvicinato alla musica e quali sono i punti salienti del tuo percorso artistico?
L’avvicinamento alla musica nasce in maniera semplice e spontanea. Come capita a ognuno di noi in età adolescenziale l’amico/compagno di turno ti stimola a fargli compagnia in un percorso artistico. Il percorso delle “scoperte”, quelle profonde ed espressive dell’anima, quelle che bussano alla porta dell’espressionismo introspettivo, quelle che ti aprono al mondo, cercando un canale per comunicare con le generazioni future lasciando traccia indelebile della tua sensibilità. Il mio compagno di viaggio, l’amante con il quale dialogo in ogni momento e sul quale scarico ogni cosa: dalla rabbia alla gioia, dalla tristezza alla felicità, dal sorriso al pianto lacerante. È la parte che mi rappresenta più di tutti perché in lui si rifugia il mio “animismo”, quell’”Io” che a volte è difficile portare con sé perché ingombrante e troppo intransigente. L’idea è quella di raccontare storie. Le storie che ci accompagnano quotidianamente utilizzando i suoni della natura, quelli che ci fanno compagnia ma che non tutti riescono a percepire. Il musicista rappresenta l’ago del giradischi, quello che riesce a concentrare i suoni in una magia di emozioni.

Quali sono le tue contaminazioni e ispirazioni musicali?
I brani, tutti caratterizzati da un forte trasporto melodico sentono l’influenza di diversi stili musicali. Dal minimalismo melodico, con contaminazioni della Popular Music, si pensi a Steve Rich, Philip Glass, Michael Nyman, Yann Tiersen, Wim Mertens, e il nostro Ludovico Einaudi, fino all’impressionismo musicale legato a Debussy, Rachmaninov e Satie. Non mancano ritmi sincopati provenienti dal mondo del pop. Insomma una musica ricca di emozioni, di sensazioni, di ricordi passionali e di un mondo immaginario legato ad ambienti naturali ben descritto dalle note del pianoforte.

Come mai la scelta di realizzare un disco in “piano solo”?
L’idea di realizzare un disco nasce da un mio profondo e vecchio desiderio, fin da quando ero studente. Avevo il desiderio profondo di emozionarmi ed emozionare scrivendo un’opera pianistica originale, che avesse il potere di comunicare con le generazioni future senza tralasciare quelle passate, instancabili maestre di vita.

Per me è stata anche una sfida. Introdurmi in un mondo che non avevo approfondito in conservatorio e quindi un vuoto artistico che dovevo necessariamente colmare.

Provengo dal mondo della polifonia corale, della cultura organistica, quella nata nel Seicento. Misurarmi, quindi, con la letteratura pianistica moderna e affrontare una tecnica compositiva che si è sviluppata con il Romanticismo ottocentesco, rappresentava per me una sorta di sfida, un ostacolo da superare. Il pianoforte è uno strumento relativamente giovane con una funzione sociale legata ai salotti borghesi. Dunque musica d’ascolto o d’intrattenimento. La cantabilitá della melodia è più che mai fondamentale.

Ottantotto corde da far vibrare senza trascurane una! Ho da sempre ‘giocato’ con il pianoforte considerandolo un amico con il quale sfogarsi, confidarsi, raccontare ogni segreto. Per questo lo sento profondamente mio.

Ecco che… ad un certo punto della propria vita le cose accadono senza che te lo aspetti. Vengono da sole. Come se fossero già li ad aspettare che gli apra la porta dell’anima consentendole di sedersi alla poltrona del tuo destino. Le storie che mi accompagnano, nel bene e nel male, le trasformo in opere da  raccontare, in suoni ed emozioni da condividere con il mio pubblico.

Raccontaci ora come è nato Primidimaggio, il tuo primo disco.
Primidimaggio nasce dalla profonda esigenza di raccontarmi per capire quale strada sia da percorrere ad un certo punto della mia vita. Decido di partire per un viaggio non conoscendo neppure la meta. Introduco nella mia valigia tutti i sentimenti di questo mondo, quelli che ormai si sono aggrovigliati fino a non riuscire più a riconoscere il bandolo della matassa. Penso poi di volerli sgrovigliare delicatamente, accarezzando il gomitolo che per troppo tempo è stato ingarbugliato, frutto della distrazione e dell’approssimazione. Ad ogni tappa lo tira fuori e comincio delicatamente ad allungare il filo… fino ad arrivare al capo.

Impossibile non introdurre nella valigia l’amica del cuore: la “Fantasia”, quella che viaggia tra l’onirico e la realtà, dotata di una formidabile lungimiranza.

É chiaramente un racconto di storie personali, intime che si mescola in maniera sinergica al mondo dell’onirico, del fantastico che mi vede protagonista autodefinendomi ‘Strano’ per le troppe domande che improvvisamente mi pongo e per la ricerca ossessiva della felicità e dei cosiddetti ‘Pensieri felici’.

Primidimaggio è non solo un disco da ascoltare ma anche da leggere. Un vero racconto musicale. Il protagonista di questo racconto è l’uomo strano… chi è?
L’uomo strano è l’uomo in crisi di fronte alle difficoltà della vita. È dentro ognuno di noi. Non tutti sanno riconoscerlo. Ci fa compagnia quotidianamente. Rappresenta la crisi di identità dell’uomo moderno. Quell’uomo che a volte deve affrontare prove difficili per capirsi e relazionarsi con il mondo esterno. Per questo abbiamo bisogno di ritrovarci in una dimensione astratta.

Qui comincia il viaggio. Sì, posso dire che Lui sono io e io sono Lui.

Il viaggio comincia in un momento di grande incertezza nella mia vita, grandi dubbi, domande senza risposta. Le persone diventano “Strane” quando si pongono seri interrogativi.

Perché non si sorride nonostante abbiamo tutto?
Perché non si riesce a trovare la felicità nel benessere?
Perché non ci accontentiamo di quello che la vita ci regala giorno dopo giorno? – famiglia, figli, genitori, tranquillità, pace.

Tutte queste domande necessitavano una risposta. Avevo l’esigenza di ripercorrere con lo spirito, con l’anima e con la mente ciò che la vita mi aveva regalato, senza neanche chiedermi il conto.

Alla fine del racconto il nostro uomo strano trova la felicità ovvero un senso di pace dentro un trapezio. Perché il trapezio? Ed è proprio il “senso di pace” a farci felici? Come hai espresso tutto questo nel brano pianistico che lo rappresenta?
Il trapezio rappresenta il “rifugio”, la “capanna”, quella che da bambino costruivamo sull’albero di campagna o a ridosso di un ruscello e quando eravamo lì dentro ci si sentiva felici, soddisfatti, appagati, liberi, sorridenti per il solo fatto di aver raggiunto un obiettivo. Era un vero trapezio!

É il luogo entro cui ognuno trova una dimensione di serenità, di tranquillità interiore, di appagamento e di pace, quella dell’anima.

L’astrazione dalla realtà è stata l’arma vincente per rappresentare il trapezio. La creazione di immagini da trasformare in suoni è stato un altro punto di forza per descrivere ogni colore e ogni  tratto del mondo idealizzato. Per questo ho costantemente dialogato con l’immaginazione, con l’onirico riuscendo a  rappresentare i suoni che vagavano tra i miei neuroni confusi e creare così  l’idea della spensieratezza, della felicità.

Renato Fucci non è solo pianista, ma anche compositore e direttore di coro e di banda. So che forse è una domanda scontata… ma cosa pensi della situazione “musica” in Italia?
In Italia come in Europa la musica minimalista sta avendo grande riscontro di pubblico. Soprattutto quella contaminata dal Pop, vedi Einaudi, Tiersen, Mertens ecc.

Purtroppo però per i musicisti sconosciuti non c’è assolutamente spazio. Bisogna autopromuoversi investendo grandi risorse economiche consapevoli del fatto che il rischio di perdita è notevole. L’unica cosa che ci motiva è la passione. La passione per un mondo che è intrappolato dentro ognuno artista e chiede di uscire, di arrivare a tutti attraverso vibrazioni. Io ho scelto di comunicare con uno strumento di ottantotto suoni pensando di farli vibrare tutti senza trascurare nessuno.

Di quale messaggio vuoi essere portatore con la tua musica?
Ad ognuno di noi la musica suggerisce emozioni diverse. È giusto che sia così!

L’idea che una mia immagine debba corrispondere esattamente a quella di chi ascolta la mia musica non potrà mai essere il mio obiettivo. Fondamentalmente si trasmettono emozioni con la consapevolezza che esse si adattano ad ogni individuo in maniera del tutto personale in relazione al proprio mondo, al proprio vissuto e che da esse si potranno generare, poi, nuove emozioni all’infinito.

Mi piacerebbe però che ad ognuno arrivasse la carica emotiva del viaggio/racconto musicale e di come la musica, un po’ come un uomo in maschera, sia in grado di vestire tutti i panni, e danzando, possa raggiungere le diverse sfere dell’anima per toccare con mano quelli che sono i veri “Pensieri felici”.

La musica deve rappresentare lo spazio libero nel quale tutti possano sentirsi liberi di pensare e raccontarsi senza che nessun altro debba introdursi. Un po’ come il Carnevale per Bachtin: quel momento di libertà dove chiunque può vestire panni altrui.

“La festa consacrava l’ineguaglianza. Al contrario, nel carnevale tutti erano considerati uguali, e nella piazza carnevalesca regnava la forma particolare del contatto familiare e libero fra le persone, separate nella vita normale – non carnevalesca – dalle barriere insormontabili della loro condizione, dei loro beni, del loro lavoro, della loro età e della loro situazione familiare”.

Prima di salutarci ti chiediamo quali sono i tuoi prossimi progetti musicali…
Il viaggio continua. Questa volta nn più in salita, affrontando sentieri difficili e pericolosi. Sarà un viaggio dall’alto. Un viaggio ancora più strano. Ma molto interessante. L’uomo strano entrato in una dimensione di felicità vaga piacevolmente per luoghi che sorprendono e incantano per le loro bellezze. Coglie in ogni luogo il piacere di osservare realtà con l’occhio leggero ma critico della musica.

Grazie a Renato Fucci per essere stato nostro ospite.

Info: https://www.facebook.com/pianista22/?fref=ts

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