INTERVISTA | Roberto Benatti: tra musica indipendente e Teatro alla Scala

Roberto Benatti ha saputo costruire un percorso musicale unico, passando dall’indie anni ’90 al prestigioso palcoscenico del Teatro alla Scala come contrabbassista. Il suo debutto da cantautore con Aspettando Ribot ha mostrato una sensibilità rara, capace di trasformare esperienze personali in canzoni autentiche. A due anni di distanza, con il singolo La tua casa, Benatti consolida la sua cifra artistica: testi intimi, melodie semplici e arrangiamenti essenziali che dialogano con collaborazioni di spessore, come quella con Alessandro Fiori. In questa intervista, racconta il suo percorso, le sfide affrontate e le emozioni che guidano la sua musica.

Diamo il benvenuto a Roberto Benatti Hai iniziato la tua carriera musicale con i Clerici Vagantes, una band che suonava musica indipendente negli anni ’90. Poi hai deciso di studiare al conservatorio e sei diventato contrabbassista nell’Orchestra del Teatro alla Scala. Come è avvenuto questo passaggio e quali sfide hai affrontato nel conciliare la tua passione per la musica indipendente con la musica classica?

Il passaggio è avvenuto per un innamoramento totale nei confronti del contrabbasso. Negli anni di ragioneria, dove ho conosciuto la mia amatissima band, quello musicale era l’unico ambito dove mi sentivo a mio agio, il mio mondo. Per il resto ero un disastro, un totale disadattato. Per questo i miei genitori hanno spinto affinché mi dedicassi alla musica anche con l’idea che potesse diventare il mio lavoro. Per entrare in conservatorio, io bassista elettrico, ho provato a prendere qualche lezione di contrabbasso: la sensazione dell’arco sulle corde mi ha conquistato totalmente. Non ho fatto fatica a conciliare la mia passione per i Fugazi e gli Hüsker Dü con quella per la musica classica: per me tutto faceva parte dello stesso linguaggio, quello delle note gravi.

Nel 2023 hai pubblicato il tuo album di debutto Aspettando Ribot. Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera da cantautore e come descriveresti il processo creativo dietro questo progetto?

Ho sempre amato la canzone come forma artistica, ma non avevo mai pensato di essere in grado di cantare, per un blocco che mi trascinavo sin dai primi tempi con la band. Quando ho iniziato a convivere con Silvia, mia moglie, grazie ai suoi suggerimenti ho cominciato a usare la voce in modo espressivo. La scrittura, invece, è stata sempre una mia passione; sbloccato il canale vocale, scrivere canzoni è stato del tutto naturale. Il processo creativo del primo disco è stato estremamente libero e spontaneo, e spero che questa naturalezza si percepisca ascoltando il disco.

Il tuo nuovo singolo La tua casa esplora temi di appartenenza, memoria e trasformazione. Come è nato questo brano e quali emozioni o ricordi personali hai voluto trasmettere?

La tua casa è nata nei primissimi giorni dopo il nostro trasferimento dalla vecchia casa di famiglia di Silvia, a Milano, QT8, al meratese. È stato un modo per esprimere le sensazioni che vivevo stando vicino a Silvia in un momento per noi, ma in particolare per lei, così complicato emotivamente.

Ascolta la musica di Roberto Benatti

Hai collaborato con vari musicisti e produttori, tra cui Alessandro Fiori nel nuovo singolo. Come queste collaborazioni influenzano il tuo processo creativo e il tuo approccio alla scrittura e all’arrangiamento?

Ale Fiori è un musicista di grandissima sensibilità, un vero modello nella scrittura sia dei testi che delle melodie: cosa molto stimolante per me che invece tendo a concentrarmi maggiormente sulle armonie. Sebastiano De Gennaro ed Enrico Gabrielli mi sono sempre di grande ispirazione per il loro continuo desiderio di elaborare progetti musicali in modo libero da condizionamenti esterni.

La tua musica riflette spesso esperienze quotidiane e intime. Come la tua vita personale e le tue esperienze influenzano i testi e le melodie che componi?

Totalmente. Per me la scrittura di canzoni è un modo per liberare sensazioni e pensieri personali che altrimenti rimarrebbero inespressi, soffocati. È un modo incredibilmente liberatorio e vitale per aprire la mia coscienza e condividere il mio punto di vista. Se poi qualcuno trova tutto ciò interessante, beh, questo mi gratifica molto: ma già la scrittura in sé è per me qualcosa di importante e significativo.

Guardando al tuo percorso, quali sono state le sfide più grandi e quali soddisfazioni ritieni più significative? Come queste esperienze hanno plasmato la tua identità artistica?

La prima è stata vincere, col contrabbasso, il concorso per entrare a far parte dell’Orchestra della Scala. È stato il culmine di anni di studio accanito, che mi ha lasciato anche alcune ferite, in particolare per aver rinunciato a vivere la mia giovinezza con libertà e spensieratezza. Poi, l’aver pubblicato un disco di mie canzoni cantate da me: un passaggio fondamentale per liberarmi di freni auto-imposti. La mia identità artistica è composta da queste due anime contrastanti: l’autodisciplina e il desiderio liberatorio di ignorarla.

Con l’uscita di La tua casa e il prossimo album Quest’inverno mi sposo, quali sono i tuoi progetti futuri? Ci sono nuove direzioni musicali o collaborazioni che desideri esplorare?

Sono felicissimo per l’uscita del nuovo disco, dove suonano tanti amici e ci sono canzoni che amo moltissimo; mi sta venendo voglia di proseguire la ricerca di sonorità asciutte ed essenziali, percorrendo anche il sentiero degli strumenti elettrici. In questo periodo sono dipendente dai Clash e ho una grande voglia di imbracciare la chitarra elettrica!

Social e Contatti

  • Instagram: https://www.instagram.com/robertobenatti.dovesei/
  • Streaming: https://bfan.link/la-tua-casa