Roberto Spremulli e il Canto Gregoriano

Roberto Spremulli, Direttore di coro, Didatta e Musicoterapeuta, ha conseguito il Magistero in Canto Gregoriano presso Il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano. Ospite sul nostro Blog della Musica ci parla del Canto Gregoriano e del Manuale che assieme ai suoi colleghi de I Cantori Gregoriani hanno da poco pubblicato per la Musidora Editrice. «In un *neuma si nasconde un mondo» ci dice Roberto, e le sue parole sono pronunciate con unemozione tale da cui scaturisce il profondo amore che prova verso la musica e che non puoi far altro che lasciarti trasportare in questa atmosfera

Roberto sei uno dei maggiori conoscitori del Canto Gregoriano della nostra zona, come è nata in te la passione per il Canto Gregoriano? Si intravvede dal tuo sguardo che è un argomento che ancora ti emoziona e ti avvince quando ne parli
La passione per questo tesoro artistico di inestimabile valore è nata grazie ad un corso fatto a Cremona nel 1984. Proprio durante quella settimana di studi ho conosciuto don Luigi Agustoni, figura di riferimento del Canto Gregoriano, scomparso qualche anno fa, con il quale ho studiato presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano.
È vero, hai ragione!!! Parlare di canto Gregoriano oggi, dopo trent’anni mi emoziona ancora incredibilmente. Nella mente si incontrano con grande energia e complicità esperienze diverse, esperienze che sono state molto importanti nella mia crescita artistica, culturale e spirituale.

Da 30 anni fai parte dei Cantori Gregoriani. Dove li hai conosciuti e che tipo di attività fate?
Ci siamo conosciuti molti anni fa. Eravamo tutti studenti al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano. L’idea di creare un gruppo specializzato nel Canto gregoriano è nata al M° Fulvio Rampi, direttore del gruppo. Inizialmente, il gruppo era composto da molti cantori. Negli anni ci sono stati molti cambiamenti, il gruppo si è assottigliato e sono rimasti praticamente coloro che hanno partecipato alla fondazione. Ora siamo in sette, sei cantori solisti (Angelo Corno, Giorgio Merli, Alessandro Riganti, Enrico De Capitani, Francesco Spadari, Roberto Spremulli e il direttore Fulvio Rampi). L’attività è molto articolata: artistica, ricerca, editoriale, accademica, ma la cosa importante, oltre le specifiche competenze e l’amore verso il Canto Gregoriano, è che siamo molto amici, un’amicizia profonda che dura da oltre trent’anni.

Dopo 30 anni di canto, di studio, di concerti in tutto il mondo, avete deciso di scrivere un libro: Alla scuola del Canto Gregoriano, Studi in forma di manuale. Come mai? Cera bisogno di un altro libro su questo argomento?
In primis abbiamo voluto lasciare un segno tangibile e indelebile della nostra trentennale collaborazione per celebrare questo importantissimo traguardo.
Penso che un contributo editoriale di questa portata possa essere molto significativo per tutti coloro che a vario titolo si interessano al Canto Gregoriano. Gli studi presentati in forma di manuale possono soddisfare e accompagnare le esigenze ed i percorsi di direttori di coro, religiosi, studenti, ecc. Questo manuale va a sostituire un precedente manuale, pubblicato da Fulvio Rampi e Massimo Lattanzi alcuni anni fa, che ormai non viene più stampato e quindi difficilmente reperibile. In oltre i contenuti e i contributi presentati in questo volume sono il risultato di una naturale e importante evoluzione scientifica di cui si sentiva certamente bisogno a livello internazionale.

Alla stesura di questo libro, un volume assai corposo, hanno preso parte diversi autori: alcuni de I Cantori Gregoriani e altri esperti trattatisti, coadiuvati dal M° Fulvio Rampi, docente di Canto Gregoriano al Conservatorio di Torino…
Sì, per la stesura di questo libro il curatore e anche l’editore hanno pensato bene di coinvolgere studiosi con competenze molto diverse per trattare tutti gli argomenti che servono per conoscere, interiorizzare, apprezzare ed amare un repertorio che è il repertorio proprio della Chiesa cattolica e che molto può insegnare a tutti coloro che a vario titolo si occupano di liturgia e di animazione liturgica.

Roberto, tu hai curato il capitolo 7 di questo volume: Vocalità e canto gregoriano. Di cosa parli esattamente?
Con il capitolo “Il Canto Gregoriano e la sua voce” ho voluto raccontare trent’anni di esperienza liturgica, concertistica e discografica alla luce delle mie competenze sulla vocalità, settore in cui mi sono specializzato specie in ambito corale e degli studi fatti sulla paleografia medievale e semiologia, cioè lo studio e l’interpretazione dei segni musicali antichi risalenti al nono/decimo secolo. Partendo da contributi e trattati storici e presenti nel “Thesaurus Musicarum Latinarum”, il database di ricerca musicale elaborato a partire dal 1990 da studiosi della School of Music Indiana University Bloomington, ho voluto creare un percorso parallelo tra la scuola e le idee di un tempo sulle buone pratiche nel canto monodico e l’utilizzo consapevole del proprio apparato vocale per ottenere, da un punto di vista esecutivo ed estetico, ciò che gli antichi segni ci chiedono.

A chi è rivolto questo libro? A tutti indistintamente o ad insegnanti e direttori di coro?
Il libro è molto corposo e contiene capitoli e settori che possono interessare a diverse persone e professionalità. Come già detto prima, dall’amatore allo studioso.

Mi hai detto che il Canto Gregoriano non è fatto per essere ascoltato, ma per essere cantato”. Ora io ti chiedo ma se un amico ti dice: Roberto, consigliami un disco di Canto Gregoriano che voglio provare a farmi unidea di che cos’è” tu cosa gli consigli?
Di contributi discografici ce ne sono tanti. Per esempio tra Cantori Gregoriani e Nova Schola Gregoriana io ne ho incisi più di trenta. Probabilmente ad un amico consiglierei di scegliere un CD sui tempi liturgici forti come Natale, Pasqua o Settimana Santa, ma ancor meglio preferirei trovarmi con questo amico per fargli capire di cosa stiamo parlando, così come ho fatto con te.

Ultima domanda: come avvicinare i giovani (ma non solo) a questa musica? Quando sentono parlare di Canto Gregoriano la prima cosa che pensano è che sia noioso
Hai ragione, ma non sono solo i giovani a dirlo. I giovani sono curiosi e assetati di sapere. Vanno guidati e accompagnati all’amore verso l’arte e la cultura. Va trasmessa loro la passione e un valido metodo di approccio al contributo storico-scientifico, così come avviene per la Storia dell’Arte.
Il Canto Gregoriano nasce in un contesto culturale così elevato che non è possibile pensare di farlo conoscere in modo “semplicistico” o deprivato di tutta la sua ricchezza artistica, musicale, spirituale e liturgica. In poche parole non è possibile trattarlo come il repertorio moderno che viene cantato oggi nelle parrocchie e chiese italiane.

*Neuma (definizione): Il “Neuma” è l’elemento melodico-ritmico di riferimento della notazione gregoriana. È formato da 1 nota (neuma monosonico) o da più note (neuma plurisonico) ed è riferito ad un’unica sillaba. Più neumi consecutivi posti su una sola sillaba danno origine ad un “melisma”.

Alleluia Laudate pueri, Graduale Triplex

Alleluia Laudate pueri, Graduale Triplex

Qui vediamo un esempio tratto dal Graduale Triplex che riporta in rosso, sotto la notazione quadrata, i neumi della scuola di San Gallo, e sopra la notazione quadrata la notazione metense in nero, permettendo la lettura sinottica.

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