INTERVISTA | Rumori Sospetti raccontano la storia di Piero l’alcolista

E’ disponibile su YouTube Piero l’alcolista, il video del nuovo singolo dei Rumori Sospetti. Il brano della band toscana è uscito per Officina Sonora del Bigallo / Warner Chappel Italiana con distribuzione Artist First e racconta della vita di un uomo, Piero, e della sua passione per “la bottiglia”, fino all’arrivo di Maria e alla scoperta del vero amore. Li abbiamo intervistati

Ciao ai Rumori Sospetti! Benvenuti sul Blog della Musica. Iniziamo con una domanda per rompere il ghiaccio: come mai vi chiamate così?
Francamente non ci ricordiamo chi abbia tirato fuori il nome della band, forse Cristiano. In realtà non ha un significato particolare, ci serviva un nome che richiamasse l’idea di suono, di vibrazione, di baccano. Nel tempo lo abbiamo cambiato più volte fino ad arrivare a Rumori Sospetti, quello che più ci rappresenta.

Artisticamente la vostra band nasce a Firenze nel 2012. Cosa è successo e cosa è cambiato, per voi, in questi 8 anni insieme?
I Rumori Sospetti iniziano la loro storia a Firenze durante una polverosa sera d’estate, ad una cena nata per caso davanti a pane, salame, buon vino rosso e una chitarra gipsy in sottofondo. Ognuno di noi aveva una storia musicale diversa così, dopo aver raggiunto una formazione stabile, abbiamo iniziato a comporre insieme. Cristiano, voce e autore della maggior parte dei brani, dopo un lungo viaggio a piedi, ha cominciato a scrivere di getto le storie raccontate nelle nostre canzoni, una sintesi dei propri gusti musicali, un crogiuolo di stili e atmosfere spesso diverse l’una dall’altra. Abbiamo cominciato ad avere un primo repertorio originale: suoni vibranti, ritmati, danze sfrenate, arie vivaci che si alternano a momenti più intimi e ricercati, dando vita a ritornelli orecchiabili, semplici, leggeri, da cantare il giorno dopo sotto la doccia. Da marzo 2013 abbiamo intrapreso un’intensa attività di spettacoli e performance live che ci hanno portato a suonare in molte manifestazioni musicali della Toscana e non solo. Nel corso degli anni abbiamo ricevuto diversi premi vincendo contest musicali come il Folkfest, Prosit Lab e Sarzana festival. Nel 2017 abbiamo raccolto le idee per dare vita al nostro primo lavoro in studio di registrazione. Prima dell’uscita del disco però abbiamo deciso di cambiare lo strumento solista, così le parti di clarinetto sono state sostituite da quelle della tromba. Finalmente è uscito il nostro primo singolo grazie alla collaborazione con l’Officina Sonora del Bigallo e Aurelio Colucci.

Piero l’alcolista è il vostro singolo più recente. Come descrivereste il sound della canzone?
Ci piace molto il lavoro di cantautori come Fred Buscaglione, Vinicio Capossela, Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Alessandro Mannarino, Daniele Silvestri, Eugenio Bennato, Mirkoeilcane, Renato Carosone, Manu Chao, Davide Van Des Froos, Ray Charles, Goran Bregovic, Marco Calliari, gruppi come la Bandabardò, i Beirut, gli Zimbaria, i Tryo, la Rue Ketanou, i Buena Vista Social Club, gli Onda Vaga. La nostra musica è una sintesi di tutto questo, è venuto naturale ricalcare alcune idee già presenti nel panorama italiano per elaborare una propria cifra stilistica. Cristiano poi ha viaggiato molto, ha suonato spesso per strada ed ha avuto modo di conoscere persone di ogni tipo e di qualsiasi estrazione sociale. Il brano nasce dall’esigenza di descrivere gli ultimi, dar loro la possibilità di redimersi, di elevarsi dalle loro disgrazie e vicissitudini.

Salve a tutti sono Piero
E non bevo più da un anno intero
Cercavo il mondo dentro a una biglia
Appoggiata al collo di una bottiglia

Il testo, invece, parla di amore e dipendenza. C’è una correlazione tra queste due tematich
Le dipendenze sono la vera schiavitù dell’uomo libero. Non si tratta solo di alcolismo, si può essere dipendenti da qualsiasi cosa, dal gioco, dalle donne, dalla velocità, solo per portare alcuni esempi. Alcune si riescono a nascondere meglio, altre, come il bere appunto, ci si riesce meno. Bisogna essere abbastanza forti da saperle affrontare, alcuni riescono a uscirne mentre altri purtroppo non ci riescono e affondano con esse. Piero nella vita ha avuto solo un amore, la bottiglia. È stato un amore intenso, maniacale, di quelli ti distruggono dentro e, nonostante le macerie lasciate alle spalle, ritornano costantemente ogni volta più forti di prima. Credeva che per quel che gli restava da vivere non sarebbe mai riuscito a farne a meno, si sentiva sconfitto, lurido, inerme. Poi un giorno è arrivata Maria. È successo qualcosa nella quotidianità di Piero, all’improvviso il suo unico pensiero non è stato più il vino ma il corpo di Maria, i suoi pensieri, quello che aveva da dirgli. Così ha deciso di smettere di bere, di essere un uomo migliore, per cinque minuti di passione, per l’amore che lo ha preso e trascinato verso motivazioni, ragioni per impiegare il suo tempo. Non sapremo come finirà con Maria ma Piero ormai è già un anno che è pulito.

Anche il video racconta in maniera didascalica ma efficace la storia di Pietro, diviso tra la bottiglia e l’amore per Maria. Come è stato girarlo?
Pe Cata, il regista del video, era un amico di Davide e poi lo è diventato di tutti noi. Abbiamo sempre seguito il suo lavoro e parlando insieme ci ha colpito la passione che ci metteva, l’attenzione ai dettagli, lo spirito col quale affrontava la costruzione della storia. Ci ha cucito addosso un vestito su misura e ormai è diventato il nostro regista di riferimento. Siamo molto soddisfatti di come sia venuto il video, Il fine era quello di raccontare attraverso le immagini gli stati d’animo di Piero, l’emotività che scaturiva dal rapporto unico e speciale che ha con Maria. Gianfranco Quero, attore teatrale siciliano, e Roberta Geri ci hanno dato una grossa mano per mettere in pratica la nostra visione. I giorni delle riprese sono stati molto divertenti, si è creata una splendida alchimia, ci siamo fatti un sacco di risate.

Ultima domanda: raccontateci un aneddoto particolare che vi riguarda.
Partiamo dall’assunto che trovare un batterista per il nostro genere musicale è veramente complicato. I batteristi vogliono sempre farsi sentire e spesso tendono a suonare a volumi troppo alti. Quando abbiamo conosciuto Leo, letteralmente ci si è aperto un mondo, non avevamo mai suonato così. Le nostre facce erano stupite, raccontavano sensazioni che non avevamo mai provato prima. Il tocco, la capacità musicale di ascoltare gli altri strumenti, è stato un momento in cui ci siamo riscoperti, dove abbiamo fatto un salto di qualità non indifferente. Grazie per l’attenzione e a presto.

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