INTERVISTA | Salvatore Papotto: vivo costantemente immerso nella musica

Diplomato all’Accademia Nazionale del Jazz di Siena, Salvatore Papotto è musicista, compositore, arrangiatore e produttore artistico. Papotto ha appena pubblicato Ragnarök, secondo album del progetto Berlin-Babylon Project, da lui firmato. Ecco la nostra intervista

Dal 1998 al 2013 fa parte, Salvatore Papotto è il bassista, dei Madame du Bois, band toscana nata da un’idea di Saverio Guerrini (voce del gruppo). con i quali apre i concerti di Dream Theater, Robben Ford, Marco Parente e Max Gazzè, Papotto pubblica due album, Non sono il re (Ray Music 2002) e Gli occhi di qualcun altro (Autoprodotto, 2015), e partecipa a numerosi festival e concorsi musicali, calcando tra gli altri il palco del Pistoia Blues.

Nel 2015 Salvatore Papotto fonda La Stanza Nascosta Records, etichetta indipendente con sede ad Alghero (SS) ma operativa sull’intero territorio nazionale. Nell’ottobre 2019 diventa un disco- Level One (La Stanza Nascosta Records)- il suo Berlin-Babylon Project, inizialmente nato come spettacolo live dalle tinte visionarie, oscure e ipnotiche, con la collaborazione della fotografa e videomaker Irene Franchi.

Anticipato dal singoloFenrir” (nella versione italiana, accompagnata dal videoclip), è uscito venerdì 3 maggio su tutte le piattaforme digitali il concept Ragnarök, secondo album del progetto Berlin-Babylon Project, da lei firmato. Com’è nato e come si è evoluto questo progetto?

Il Berlin-Babylon Project nasce come spettacolo live in instant composing, col passare del tempo ho voluto però riportare anche in studio, in fase compositiva e sperimentale, lo spirito “anarchico” del live. Ho dunque spostato il progetto su una dimensione sempre “in divenire”, che lavora sull’idea di concept album pensati e suonati senza un genere musicale di riferimento… le sonorità cambiano a seconda della tematica del concept, passando così dall’elettronica totale di “Level One”, al folk nordico, misto a progressive rock, di “Ragnarök”.

Voce del progetto è Roberta Usardi, come è nata la vostra sinergia?

Roberta Usardi è una fuoriclasse della voce. Qualche anno fa bussò alla porta della mia etichetta discografica, proponendomi un album rock che lasciava intravedere le sue potenzialità. Trovavo però che il genere propostomi non le rendesse appieno giustizia… ho allora deciso di produrle un EP di brani, sempre scritti da lei, ai quali ho dato un’impronta di folk nordico misto ad elettronica…sonorità vicine al Bristol sound insomma. L’esperimento, “World”, è riuscito alla grande, per questo ho pensato subito a lei come voce per il concept album “Ragnarök”, lasciandole carta bianca per quello che riguardava l’arrangiamento di voci e cori. Roberta, che è anche una bravissima autrice, ha fatto un vero e proprio capolavoro, unendo estro creativo, carisma, sensibilità e una tecnica eccellente. Ci tengo a dire che Roberta ha anche tradotto in inglese tutti i testi di “Ragnarök”, comprese le preghiere norrene inserite in alcuni brani.

Salvatore Papotto che aspettative ha nei confronti di Ragnarök?

Si tratta di un progetto al quale tengo molto, è un lavoro a lungo pensato e molto “sentito” ma sono abbastanza obbiettivo e realista da capire che non può aspirare ad un record di ascolti in digitale o di vendite. Volevo comunque sfidare in un certo senso la mono-direzione sulla quale si è adagiata la discografia italiana negli ultimi anni, cercando un piccolo spazio tra chi ancora crede che si possa ascoltare musica di qualità e non prodotta in serie… Canzoni che contengono variazioni di tonalità o di genere musicale (nell’ambito dello stesso brano, intendo), canzoni cantate da chi sa cantare, canzoni che raccontano storie.

Come mai la scelta di proporre in duplice versione (italiana e inglese) unicamente una traccia, Fenrir (testo italiano di Luca Bellofiore) e di scrivere invece interamente in inglese gli altri testi?

Ho optato per la lingua inglese, perché “Ragnarök” è distribuito in tutto il mondo e credo che possa avere più “fortuna” all’estero che qui da noi… però “Fenrir” ha un testo incredibilmente bello, un vero capolavoro di Luca Bellofiore, che ha anche suonato il pianoforte in questo brano, e volevo che tutti lo capissero appieno. Anche l’arrangiamento di “Fenrir”, sullo stile degli chansonnier francesi, con l’aggiunta di una chitarra puramente di disturbo, mi sembrava adatto al lancio in Italia.

Dal 1998 al 2013 ha fatto parte, in qualità di bassista, dei Madame du Bois, band toscana nata da un’idea di Saverio Guerrini (voce del gruppo). Che ricordo serba di quel periodo?

Beh… sembra realmente una vita fa, quando Saverio scriveva i brani ed io e Luca Bellofiore, insieme allo stesso Saverio, ci occupavamo degli arrangiamenti… A dire il vero un paio di brani sono anche firmati da me… Lo ricordo come un periodo bellissimo, che mi ha dato davvero tanto. Poi i molti cambi di formazione e varie incomprensioni hanno portato al mio addio alla band, e la cosa che mi dispiace di più è la consapevolezza che – con un’altra mentalità e con altri atteggiamenti – forse i Madame Du Bois avrebbero potuto scrivere una bella fetta della storia del rock italiano, della quale alla fine  sono stati, siamo stati, solo una meteora.

Ascolta il disco dei Berlin-Babylon Project di Salvatore Papotto

Nel 2015 Salvatore Papotto ha fondato La Stanza Nascosta Records, etichetta indipendente con sede ad Alghero (SS) ma operativa sull’intero territorio nazionale. Com’è stare dietro le quinte?

Fortunatamente l’essere musicista- e non imprenditore- mi ha fatto pensare ad un’etichetta discografica che fosse dalla parte degli artisti, che mi lasciasse libero di scegliere senza guardare in faccia il mercato e le mode. Il palco mi manca, sarei un ipocrita a dire il contrario, ma il passare le ore in studio ad ascoltare e scoprire nuovi talenti, o a poter incrociare strumenti e mixer con artisti già affermati, il poter vestire brani che arrivano con solo piano e voce o chitarre e voce, il poter scrivere da zero brani per artisti vari, mi fa sentire immerso costantemente nella musica.

Oltre a questo, il poter dare voce a chi oggi in Italia è penalizzato dalle scellerate scelte artistiche delle major a livello qualitativo e di talento, mi fa stare bene…

Attualmente collabora in fase di composizione con il cantautore, scrittore e poeta Oliviero Malaspina, Patrimonio Unesco per musica e poesia e ultimo collaboratore di Fabrizio De André… com’è lavorare con un autentico mostro sacro?

Poter lavorare con un mostro sacro come Oliviero Malaspina è un vero e proprio privilegio, c’è costantemente qualcosa da imparare da persone così grandi, umanamente e artisticamente.

Quando Oliviero ha deciso di affidarmi la produzione del suo nuovo album, al quale stiamo lavorando, per me è stato come ricevere una sorta di consacrazione per gli anni di lavoro e gavetta fatti.

Sapere di avere la stima di un artista del calibro di Oliviero Malaspina è uno stimolo in più, che mi spinge  ogni giorno a fare meglio. Sono emozionato ma anche orgoglioso nel dire che un paio dei brani del prossimo disco di Oliviero saranno da me co-firmati! 

Che tipo di arrangiatore e, più in generale, di produttore, ritiene di essere Salvatore Papotto?

Cerco sempre di lavorare “per” il progetto, “per” le canzoni; ogni canzone è una storia a sé, ma allo stesso tempo un album deve avere un filo conduttore. Lascio molta libertà agli artisti che decidono di lavorare con me ed entro sempre in punta di piedi, ovviamente se un brano non gira o non “parte” faccio però sentire la mia voce, cercando di far capire dove sta “l’errore” e di correggerlo. Non mi piace snaturare gli artisti, ma voglio che il loro progetto suoni nel migliore dei modi possibili, nel caso questo non stia accadendo intervengo con le mie idee, che quasi sempre incontrano l’ok dell’artista in questione. C’è poi chi invia i brani completamente nudi e si affida totalmente a me per la scelta dell’abito migliore.

Spesso ha collaborato, anche nell’ambito del Berlin-Babylon Project, con la filmaker e fotografa professionista Irene Franchi. Quali sono i lavori più significativi che avete realizzato insieme?

Con Irene lavoriamo insieme dai tempi dei Madame Du Bois, lei ha realizzato tutti i videoclip della band, e avevamo in cantiere anche altre belle idee, che poi purtroppo non si sono realizzate per divergenze con gli altri membri della formazione. Dopo i M.D.B. con Irene abbiamo continuato a lavorare e consolidato la nostra collaborazione ed ovviamente la nostra, ormai storica, amicizia.

Irene ha realizzato molti videoclip di artisti de La Stanza Nascosta Records, abbiamo collaborato- e lo faremo ancora- per i videofondali durante i live del Berlin-Babylon Project… inoltre ho scritto le musiche di sottofondo per un’istallazione di Irene Franchi, presentata in alcuni musei ed al Teatro del Silenzio, ideato da Andrea Bocelli in Toscana.

Il video di Fenrir è stato realizzato grazie all’intelligenza artificiale. Da cosa deriva questa scelta? Che rapporto ha con questo, controverso, strumento?

Ritengo che, a supporto di professionisti seri dei vari settori, tra i quali anche quello artistico, possa portare molti benefici, mentre in mano a tutti- in modo indiscriminato- possa diventare molto pericolosa, direi devastante.

Cinque artisti che rappresentano per Salvatore Papotto un punto di riferimento assoluto in musica?

Cinque sono pochi, dovrò lasciarne fuori parecchi… Però diciamo che Nick Cave, David Bowie, Franco Battiato, Fabrizio De André ed i Pearl Jam sono forse quelli che mi hanno dato di più nella mia formazione artistica.

Nella sua etichetta trovano grande spazio i cantautori. Qual è a suo avviso lo stato di salute della canzone d’autore in Italia?

Credo che non ci sia mai stato un livello così alto in Italia di cantautrici e cantautori come in questi ultimi anni. Quindi direi che lo stato di salute è ottimo, ma allo stesso tempo oggi per i cantautori (quelli veri…) sembra non esserci spazio, perché le cantautrici ed i cantautori scrivono testi che fanno riflettere, mentre la discografia ed i media italiani, soprattutto le radio, hanno scelto di inondarci di canzoncine usa e getta, che spengono il cervello, chiudendo ogni accesso al cantautorato vero, spacciandoci a volte per cantautori dei cantanti pop che scrivono in modo davvero molto discutibile.

Salvatore Papotto e la musica liquida: cosa ne pensa delle piattaforme digitali?

La musica liquida ha ucciso l’industria discografica, ha intasato questi stores digitali di milioni di aspiranti artisti, senza possibilità di una selezione, togliendo spesso spazio a chi merita davvero, grazie a logiche di mercato assurde… Oggi chiunque può comprarsi streaming e posizioni in classifica, senza essere in grado di suonare una nota o essendo addirittura stonato. Preferivo i tempi in cui esistevano le professioni in ambito musicale- in Italia 100 professionisti davano lavoro sicuro ad un indotto di oltre 2 milioni di persone- rispetto a questa pseudo accessibilità dove ci sono  6/7 milioni di aspiranti artisti liberi di autopubblicare i propri lavori e di acquistare streaming, con il risultato della scomparsa di professionalità importanti. Oggi l’indotto dei lavoratori in ambito musicale è al minimo storico… bisogna cercare e trovare al più presto delle soluzioni.

Dopo Sabrina Napoleone (con la quale ha scritto “La visione dell’occhio di Dio”) con quale cantautrice le piacerebbe collaborare?

Beh, Sabrina Napoleone è un’artista eccezionale, alla quale mi lega anche una bella amicizia!  Quando ho scritto la musica di quella che poi è diventata “ La visione dell’occhio di Dio”, ho pensato subito a lei, che ha gradito e ci ha “scritto su” un testo fenomenale. Il brano è poi stato incluso nel suo suo ultimo album, un lavoro immenso dal titolo “Cristalli sognanti”, che spero venga seriamente preso in considerazione alle Targhe Tenco.

Mi piacerebbe sicuramente scrivere qualcosa con Cristina Nico, altra grande artista e amica, così come mi piacerebbe sentire la voce di Petra Magoni su un mio brano.

Recentemente ho proposto un brano a Chiara Raggi, che stimo moltissimo… chissà! Se poi vogliamo sognare, che non costa nulla, dico che vorrei collaborare con Carmen Consoli e P.J. Harvey…!

Il libro che ha attualmente sul comodino?

Attualmente “L’isola dell’infanzia” di Karl Ove Knausgård.

Il suo motto?

Ne ho due: “Quanno se scherza bisogna esse seri” e “Duro te? Duro Io!”

Parafrasando l’album di un “suo” artista, il cantautore sardo Matteo Sau, quanto le costa la felicità?

Questa domanda mi da l’occasione di parlare di un cantautore eccezionale come Matteo Sau, uno degli artisti più eleganti e sensibili che abbiamo in Italia, al quale auguro con tutto il cuore il successo che merita. Lavorare al suo album “Quanto mi costa la felicità” è stata un’esperienza bellissima, che spero possa ripetersi anche per altri progetti.

Sì, la felicità ha un prezzo per tutti, però è anche vero che- per quanto sia un’esplosione che ci riempie il petto- la felicità dura un secondo… il mio obbiettivo, con costi annessi, è la serenità.

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