INTERVISTA | SETTI: un “Arto” per la musica

Si intitola Arto questo nuovo disco di Nicola Setti. Un viaggio introspettivo, il sogno di un’America che poi diviene realtà di una vita anche di provincia, orizzonti e ritorni. Il giro si chiude dal primo all’ultimo brano…

Un lavoro introspettivo, digitale ovviamente (come da prassi oggi per la canzone d’autore) ma anche un disco visionario, a tratti lisergico, un lavoro che un poco fa il verso ben riuscito e ben gestito ai duetti fragili della canzone italiana (Barbecue) ma anche quel post rock che ci piace sentirlo appena mischiato di punk (Presente). E tanto altro ancora, tra palazzi prefabbricati, tutti uguali, tutti ecologicamente mostri docili e romantici. Bellissima nenia di notti estive Orizzonte, si plana nell’ascolto. Noi ci siamo e ci restiamo. Blog Della Musica vi regala l’intervista:

Bellissimo il video di Mi mancavi. Mi ispira domande filosofiche se posso. Come a dire: mai fidarsi della mira cattiva? I coltelli, in fondo in fondo, mancano il bersaglio?
Ciao, grazie mille intanto. Io ho scritto l’idea del video e la sceneggiatura e poi l’ho realizzato insieme a Andrea Ronzoni che lo ha diretto. Il pezzo, tra le altre cose, parla del fatto che a volte mi mancano delle persone che mi hanno fatto del male. E’ una cosa che riconosco accadere ma che mi stupisce ogni volta. Poi magari neanche troppo male perché ti lancia i coltelli ma ti manca, resta il fatto che te lo ha lanciato. Il gioco poi del video era il fatto che i due personaggi, tra i fratelli Coen e gli spaghetti western, sono Luca Mazzieri e Giovanni Papalato de La Barberia Records che è una famiglia musicale per me. Quindi era il gioco dei produttori che vanno a caccia del cantautore. Poi ho giocato con un immaginario che mi piaceva, come un futuro post-apocalittico in cui si cacciano i cantastorie per sport o per mangiarli o per altre ragioni. Come nelle canzoni per me il massimo è che ognuno interpreti come vuole i pezzi o i video che di solito curo sempre in prima persona, non c’è una chiave univoca. Sulla “mira” c’è chi dice che la copertina di Arto sembri un mirino, alla James Bond, tipo “zero zero setti”.

C’è tantissima intimità in questo lavoro. Come mai? Esiste un motivo particolare?
Quando scrivo difficilmente mi do degli obiettivi precisi, come “adesso faccio qualcosa di intimo”. Diciamo che per me scrivere richiede molto scavo e che devo un po’ stupirmi di me stesso. Essere imbarazzato da quello che faccio. Perché vuol dire che ho eliminato qualche filtro e sono andato al nocciolo di una questione per me importante, che sono uscito dal controllo. La forma e lo stile diventano automatici in quel momento. Io poi scrivo tanto, avrò buttato circa 50 canzoni oltre alle 10 finite su Arto. E’ una selezione naturale in cui rimangono solo quelle che mi emoziona ancora cantare dopo alcuni anni. Poi dal punto di vista tecnico abbiamo ricercato l’intimità, la vicinanza, nel registrarlo. E’ una questione anche personale, a molte persone di certo non emoziona il disco o non trasmette intimità. Diciamo che se accade vuol dire che abbiamo qualcosa in comune, che ho trovato qualcuno con cui si può fare il viaggio che è dentro Arto, che ci siamo trovati. Per me l’ideale è sempre che ognuno pensi che io stia cantando per lui, come mi è capitato di fare in alcuni concerti ad personam. Mi hai detto una cosa molto bella, ti ringrazio molto.

E quanto autunno e quanto inverno anche. Decisamente non è un disco estivo…
Mi piace molto l’autunno e anche l’inverno, sono nato in gennaio durante la nevicata del 1985 mi raccontano da sempre. Forse c’è una connessione. Per me c’è anche molta estate, un’estate torrida e umida emiliana. Come quando d’estate piove o è nuvoloso. Ad esempio la storia di Woods parla di quella volta in cui dovevo andare a vedere i Woods all’Hana bi in spiaggia ma siamo rimasti bloccati in autostrada. Quando penso a Orizzonte in realtà la collego molto all’estate in Emilia, con le città vuote e la campagna afosa. Mi fa molto piacere comunque che tu lo abbia provato a collocare a livello climatico e temporale, non ci avevo mai pensato. Ci penserò anche nei prossimi giorni, grazie.

Luca Mazzieri e il suono di questo disco: cosa ti somiglia di più e cosa ti somiglia di meno?
Il disco mi somiglia al 100%, anzi sono io. Di solito con Luca Mazzieri funziona in questo modo: io gli fornisco i provini voce e chitarra e poi cominciamo a lavorare agli arrangiamenti, a parlare del disco e di come lo vediamo. Luca poi, che è uno dei miei musicisti e autori preferiti sia con JJ Mazz, che Wolther Goes Stranger che A Classic Education, mi aiuta a tradurre tutto in suoni e strutture. Mi indica strade a cui non avevo pensato, come il tropicalismo storto di Bestia. Tira fuori cose che avevo dentro e si mette al totale servizio delle canzoni. A me piace La Barberia Records perché siamo tutti gruppi che amano le canzoni. Tutti gli ospiti del disco e le persone che ci hanno lavorato si sono messi al totale servizio dei pezzi per me, come Luca Lovisetto dei Baseball Gregg che lo ha mixato e rilavorato. Quindi mi somiglia tutto moltissimo. Poi di fatto il disco lo abbiamo finito un anno fa e magari sono già cambiato un po’ anche io, come è normale. A me interessa di più sapere quanto somiglia a te o a chi lo ascolta, in realtà.

Voglio lasciarti con un’altra analisi filosofica se vuoi. Bellissima analogia tra Arte ed Arto. Un po’ come dare qualcosa di se…
Abbiamo voluto giocare un po’ col concetto di “arty” anche nella copertina, col bianco e nero e il lupetto. Poi ci sono anche altre simbologie nell’artwork e nelle grafiche, chi prende la copia fisica se vuole può provare a pensarci. Per me poi scrivere vuol dire dare tutto di me, me stesso è la cosa veramente unica che ho. Ognuno di noi è un mondo, un universo, unico e universale allo stesso tempo infatti. Come Amarcord di Fellini per esempio. Per me chi mette se stesso da il massimo, è una cosa che mi commuove negli artisti che amo. Mi piacerebbe un giorno arrivarci veramente. L’arte io la vedo in questo modo e la si può realizzare in diversi ambiti, anche non musicali o artistici. Mi interessa molto. Poi c’è l’arte come mercato che ha dinamiche sue proprie, che a me da esterno appaiono a volte abbastanza assurde, mi affascina molto e mi fa anche ridere. Mi piacciono le cose che non capisco di solito, che non mi lasciano tranquillo.

Info: https://www.facebook.com/settipiace

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