INTERVISTA | Silvia Nair: con gli occhi del sogno

La cantautrice e performer Silvia Nair ha pubblicato il nuovo singolo Ho visto un sogno (Ala Bianca Records). Il brano anticipa il terzo album di inediti in uscita in autunno che vanta la prestigiosa produzione olandese di Franck Van Der Heijden e Michael La Grouw. Blog della Musica l’ha intervistata

SILVIA NAIR è una cantante con un’estensione vocale di ben quattro ottave. Originaria di Rovigo, la performer e musicista (pianoforte), è anche autrice e compositrice di canzoni e di colonne sonore per cinema e documentari, molto apprezzata non solo Italia ma anche all’estero.

Ciao Silvia Nair e benvenuta su Blog della Musica. Il titolo del tuo nuovo singolo in uscita è Ho visto un sogno. Con che sguardo osservi i tuoi sogni? Disincantato, fiducioso, arreso?
Ciao, grazie! Ho sempre creduto nell’illimitato potere del sogno, inteso come ideale ed obiettivo da perseguire con passione e determinazione. Il sogno ha cambiato realmente la mia vita. Per questo il mio sguardo può essere solo fiducioso, positivo e propositivo. Non conosco la rassegnazione, l’arresa.

Il pianoforte rappresenta una parte importante della tua cifra stilistica, fa parte del tuo background e veste la tua voce in modo perfetto. Cosa rappresenta questo strumento nell’ottica di cantautrice e scrittrice?
Delle mie canzoni compongo sempre prima la musica al pianoforte e sulle immagini che mi suggerisce, poi ne scrivo il testo. Con il pianoforte ho un rapporto “carnale”, fisico, è sempre stato il mio amico, amante, confidente; mi fa sentire capita, forte e sicura. Una delle formule di concerto con cui amo propormi è sicuramente voce e pianoforte, oltre ai miei tour con orchestra sinfonica e a concerti con organico acustico o da camera.

La tua voce riesce a ricoprire una grande estensione. Questo ti ha permesso di affrontare, nel corso della tua carriera artistica, generi diversi, dal cantautorato al musical. In quale ambito ti riconosci maggiormente?
La voce è la cosa più autentica, profonda e rivelatrice che ho per esprimere il mio mondo interiore. Essendo una persona sfaccettata, colorata e pure amante delle sfide, cimentarmi in diversi territori musicali, mi consente di esprimere pienamente le mie varie anime. Affronto ogni repertorio con entusiasmo ma anche con studio e ricerca, per essere sempre credibile. Il fil rouge tra i vari ambiti musicali da me percorsi è comunque la melodia.

Recentemente hai realizzato la title track del docufilm “El Nùmero Nueve” sulla storia di Gabriel Batistuta. Ti era capitato ancora di realizzare musiche per produzioni cinematografiche?
Per “El Numero nueve” regia Pablo Benedetti – presentato alla Festa internazionale del Cinema 2019 – ho realizzato l’intera colonna sonora, oltre al brano Freedom, divenuto poi singolo e videoclip. Il film doveva uscire nei cinema il 10-13 maggio, è stato rinviato causa emergenza Covid19. Ho composto ed arrangiato le musiche per altri film, due dei quali prodotti da RAI Cinema: “La direzione del tempo” di Vincenzo Stango; “Questo è mio fratello” di Marco Leopardi, presentato alla Festa del cinema di Roma 2018; il thriller psicologico “Anja – Love girl” di Pablo Benedetti e il docufilm “Il triangolo della morte – I mostri di Firenze” dell’americana Andrea Vogt di prossima uscita. Inoltre, ho scritto il testo della title-track del film d’animazione franco canadese “Ballerina”, successo al box office nel 2017.

Hai avuto una formazione di tipo classico in ambito musicale attraverso lo studio in conservatorio. In che modo questo bagaglio importante ha caratterizzato la tua carriera di artista?
Il talento e la creatività senza studi solidi non possono esprimersi appieno, incontrano dei limiti. La cultura musicale e la tecnica, che non siano intesi come fine a se stessi, ti rendono un artista consapevole, completo, libero di esprimerti a 360°. Inoltre, la mia mente aperta e il mio spirito libero, mi hanno permesso di non avere pregiudizi di sorta e snobismo verso altri generi musicali, rimanendo ne, anzi, affascinata, stimolata, ispirata.

NAIR, davanti ad una carriera certa da notaio hai convintamente inseguito il tuo sogno di artista. Quali sono stati gli elementi che ti hanno fatto virare la rotta e capire che quella era la tua strada?
Appartengo ad una famiglia di notai ed avvocati, sembrava una scelta naturale ed opportuna scegliere la carriera notarile. Ho fatto pratica e seguito il corso a Napoli per due anni, ma prima del concorso ho abbandonato tutto perché mi sono resa conto di vivere una vita che non mi apparteneva. Ho seguito coraggiosamente l’istinto, la mia natura, per essere me stessa, per essere felice. Essere artisti non significa cantare bene e fare belle canzoni, è un attitudine, è modo di essere, di pensare, di vedere, di sentire, di vivere diverso, non omologato, fuori dai cliché, unico.

Sia la tua vita che la tua carriera hanno assunto con il tempo un respiro internazionale attraverso l’incontro con importanti produttori, cantanti, videomaker. Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere un percorso artistico come il tuo? Quali sono le prime cose da fare?
Toni Verona, presidente della mia casa discografica Ala Bianca, capì dall’inizio il mio appeal internazionale legato al tipo di vocalità e alle melodie che componevo. Va considerato, infatti, che ci sono voci e generi musicali che trovano riscontro solo nel proprio Paese e non sono esportabili all’estero, come ad esempio il rock, il soul o l’hip hop, generi tipicamente americani o inglesi. All’estero amano il bel canto italiano, la nostra cultura melodica, che affonda le radici nel melodramma e nella nostra tradizione classica, come ad esempio Morricone. Il mio percorso è davvero anomalo in tutti i sensi. La prima cosa è capire se si ha un talento vero, puro, indiscutibile e non solo la voglia o il piacere di cantare o di suonare seppur bene. Poi bisogna essere animati da una passione incondizionata unita a visione a 360°e alla determinazione perché la strada di un artista è difficile, faticosa, in salita come poche, soprattutto in Italia, dove la musica purtroppo non è ancora considerata un lavoro al pari degli altri. In altri Paesi è apprezzata, valorizzata, rispettata, tutelata. Poi suggerisco di studiare molto, essere curiosi, non cristallizzarsi in un genere o in uno stile musicale, ma esplorare e sperimentare per trovare la propria dimensione congeniale, esprimendo così qualcosa di nuovo, originale, unico. Fare tante esibizioni dal vivo, concorsi, proporsi ai talent, che non vanno demonizzati, ma rappresentano comunque un’esperienza e per pochi un’opportunità. Concludo dicendo che la Musica è la forma d’arte più alta perché universale, arriva a tutti indistintamente. E’ un dono umano ma divino, che esalta, diverte, emoziona, fa riflettere, fa ballare, fa dimenticare, fa ricordare, fa volare. E’ una malattia dalla quale non guarire mai e al tempo stesso una cura dell’anima. La Musica è Vita!

A cura di Paolo Lazzarini
pianista e compositore

Guarda il video Ho visto un sogno di Silvia Nair

Social e Contatti

  • Etichetta: www.alabianca.it
  • Website: www.silvianair.com
  • Facebook: www.facebook.com/nairmusic
  • Instagram: www.instagram.com/silvianair_music
  • Youtube: www.youtube.com/channel/UCvGh-jX6QEVnGkPy6yhWHzA

Credits fotografici

Foto di Copertina di: Fabrizio Fenucci

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