In caso di Incendio: il ritorno consapevole di SistahEve | INTERVISTA

In caso di Incendio di SistahEve è, prima di tutto, un album che parla di vita reale. Un progetto che nasce dopo un decennio di pause, scelte familiari, cambiamenti profondi e un percorso personale che ha portato SistahEve a rimettere al centro ciò che per anni era rimasto in secondo piano: la propria voce. Lontano dai riflettori e dalle dinamiche della scena, questo disco non rappresenta un semplice ritorno musicale, ma il risultato di un processo intimo di rielaborazione, in cui vulnerabilità, coraggio e maturità si intrecciano senza forzature. Ecco la nostra intervista

Attraverso le risposte ddi SistahEve, emerge un viaggio emotivo che non riguarda solo l’hip hop, ma chiunque abbia attraversato crisi, ricominciamenti e fasi in cui la propria identità sembrava sfocata.

In caso di Incendio è quindi un lavoro che parla a tutti: a chi ha dovuto fermarsi, a chi ha imparato a ricostruirsi, a chi riconosce nel cambiamento una forma di rinascita possibile. Nel raccontarlo, SistahEve offre una prospettiva sincera sulla crescita, sulla resilienza e sulla libertà di riprendersi il proprio spazio creativo — senza chiedere permesso a nessuno.

Questo disco arriva dopo una lunga pausa dedicata alla vita famigliare: com’è stato rimettere te stessa al centro senza sensi di colpa?

Qualche senso di colpa iniziale ce l’ho avuto, devo essere onesta. Però poi ho realizzato che non avrei mancato di rispetto a nessuno facendo quello che amo, che ho dedicato dieci anni a tutto tranne che alla musica, e che era arrivato il momento di riprendere in mano quell’aspetto della mia vita. Credo sia un buon esempio vedere una mamma che abbia delle ambizioni, che si dedichi con passione a ciò che la fa sentire viva, che fa dei progetti e che cresce ogni giorno grazie a questi.

In caso di Incendio parla di resistenza emotiva: quali fiamme interiori ti hanno insegnato di più?

L’incendio, in questo contesto, è una metafora per i momenti di crisi, di fallimento, di dolore o di trasformazione radicale che ho dovuto affrontare. La resistenza emotiva è la capacità di attraversare quel fuoco senza soccombere, uscendo temprato e non distrutto. In definitiva, “in caso di incendio,” la mia resistenza emotiva non mi ha salvato dalle fiamme, ma attraverso di esse.

Essere donna in un ambiente competitivo: ti sei mai sentita sottovalutata o non ascoltata?

Normalmente non vado nei dettagli su argomenti come questo, ma oggi mi sento di voler fare un’eccezione.

Mi è successo una volta sola e per assurdo, relativamente di recente. Dico “per assurdo” perché oggi sono molto più consapevole rispetto al passato, ma forse non è neanche così assurdo perché proprio per questa consapevolezza ora tendo ad espormi di più; quindi, alzo le probabilità di incontrare teste di cazzo. Scusate il francese.

Il signore in questione non aveva chiaramente idea di chi io fossi, e non lo dico per senso di superiorità, perché effettivamente in quel senso non sono nessuno, ma piuttosto per tutto il rispetto che negli anni ho guadagnato dagli addetti ai lavori e dei miei “colleghi”.

Diciamo che ha avuto un’uscita un po’ infelice, peccato che sia stato immediatamente rimesso seduto dalla sottoscritta e da tutti gli altri presenti.

Ascolta il disco In caso di incendio di SistahEve

Cosa diresti oggi alla ragazza che ha interrotto la musica per dieci anni?

Potrei dire che ho fatto male. Ma la vita mi ha insegnato che a tutto c’è un motivo, e ad oggi, sono convinta che dovesse andare così.

Probabilmente il tempo che ho passato lontana dal microfono mi ha comunque permesso di fare esperienze significative, a volte buone e a volte decisamente meno, ma ha portato con sé tutte le conseguenti lezioni che mi hanno sicuramente ispirata per scrivere i testi nel disco.

Quanto ti ha aiutata la scrittura a rileggere la tua storia personale da un’altra prospettiva?

Beh, scrivendo ho letteralmente elaborato dei lutti che non sapevo neanche di avere. Poi è successo anche che alla fine del disco riguardando tutto da lontano mi sono resa conto che ogni pezzo fosse involontariamente legato agli altri dalla stessa sensazione di fondo di volersi salvare nei momenti difficili.

Una delle parole chiave del disco è “rinascita”: che significato ha per te adesso?

So che il disco è praticamente appena uscito, ma la realtà è che il momento in cui sentivo la “rinascita “lo vedo già appartenere al passato, quando ho effettivamente deciso di riprendermi il mio spazio.

Ad oggi mi sento molto più consapevole del mio spazio nel mondo, certo, continuo ad improvvisare un po’ troppo spesso forse, ma ci indovino di più.

Qual è il momento più vulnerabile dell’album, quello in cui ti sei esposta davvero?

Eh. A un certo punto mi sono accorta di dover per forza affrontare un pezzo che non era nemmeno previsto, come se stesse bollendo lì sotto da così tanto tempo da dover esplodere.

E io non me n’ero neanche resa conto, che ci fosse tutta questa roba irrisolta da tirare fuori.

Il pezzo in questione è “Scusa”, nel quale perdono a me stessa tutta una serie di cose che appartengono alla mia vita passata o attuale. È stata davvero una delle cose più difficili che abbia mai fatto, a livello emotivo mi è costato tanto lavoro, e mettere a disposizione fondamentalmente di chiunque cose così personali non è facile. Ma dovevo farlo per me.

E qual è invece il brano che ti fa sentire più forte, più consapevole di chi sei?

Beh, indubbiamente “Di più o Niente” con BlackSon e FastCut è un manifesto di rivalsa e di auto affermazione. Ma se dovessi dire quale mi fa sentire più forte sarebbe “Duri a morire”. Perché sono con tutti i miei amici, e per me i legami sono fondamentali sia a livello umano che artistico. E poi spacca.

Cosa speri che un’altra donna, ascoltando il disco, possa ritrovare di sé stessa?

Al di là del genere, spero che chi ascolti questo disco possa trovare degli spunti di riflessione, delle parole di conforto nei momenti di difficoltà, una diversa chiave di lettura in esperienze simili alle mie. Spero di essere d’aiuto come molti lo sono stati per me.

Che messaggio ti piacerebbe lasciare alle donne che si sentono “in mezzo al fumo” della loro vita?

Vale per le persone in generale, ci sono sempre momenti in cui ti senti come in un vortice, nella nebbia totale, che ci sia una direzione giusta da prendere e di non avere scelta. Anzitutto è fondamentale rimanere ancorati ai propri valori. Non scendere a compromessi, neanche con noi stessi, mai. Imparare però ad accettare con serenità che siamo tutti esseri umani, e in quanto tali imperfetti, tutto si sistema, l’importante è agire per il bene.

E infine, perché no, un messaggio specifico per le Sistahs: “Ragazze ricordate che noi creiamo cervelli. Chi cazzo ci ferma?”

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