Con Il segreto di Dana Barrett, Starks firma un album che va oltre la semplice sequenza di brani. Il nuovo progetto si presenta come un viaggio emotivo compatto e coerente, dove consapevolezza, cambiamento e tensione interiore diventano il filo conduttore di un racconto musicale intenso e personale.
Prodotto interamente dallo stesso Starks, il disco nasce da un lavoro attento su campioni analogici e vinili, scelta che dona profondità e carattere alle sonorità, creando un’atmosfera sospesa, oscura ma estremamente concreta. Ogni traccia è pensata come parte di un percorso unitario, da ascoltare dall’inizio alla fine, senza scorciatoie.
In questa intervista, Starks ci racconta la genesi del progetto, le scelte sonore, l’importanza dell’estetica e il significato di un album che chiede tempo e attenzione in un’epoca dominata dalla velocità.
Il segreto di Dana Barrett è il tuo nuovo album: come lo presenteresti a chi ascolta per la prima volta Starks?
Presenterei Il segreto di Dana Barrett come un viaggio dentro uno stato emotivo, più che come una raccolta di canzoni. È un disco che parla di consapevolezza come frattura, di smarrimento e tensione, dove parole, suoni e immagini lavorano insieme per creare un’esperienza completa. Direi che chi lo ascolta per la prima volta deve essere pronto a prenderne il tempo: ogni traccia è un capitolo, ogni dettaglio ha un senso, e il percorso va seguito dall’inizio alla fine. È un disco intimo ma universale, dove ogni ascoltatore può trovare riflessi di se stesso, emozioni da esplorare e storie da sentire come proprie.
Il disco affronta temi come consapevolezza, cambiamento e alienazione. Da dove nasce questa esigenza narrativa?
Nasce dall’esperienza personale e dall’osservazione di ciò che ci circonda.
Per me la musica è sempre stata un modo per dare forma a quello che sento, per esplorare le tensioni interiori e le fratture che il cambiamento porta con sé. Parlare di consapevolezza, alienazione e trasformazione significa mettere a nudo la realtà senza filtri, raccontare la difficoltà di confrontarsi con ciò che cambia dentro e fuori di noi. L’esigenza narrativa viene da lì: dalla volontà di costruire un percorso coerente, che non si limiti a descrivere emozioni, ma che le faccia vivere, facendole percepire nell’ascolto come un viaggio completo, intimo e personale.
Ascolta il disco di Starks
Hai curato personalmente produzione e suoni. Che tipo di atmosfera volevi creare?
Volevo creare un’atmosfera intensa, sospesa e concreta allo stesso tempo.
I beat oscuri e i campioni da vinile servono a dare peso e materia al disco, mentre le scelte sonore e i dettagli nella produzione guidano l’ascoltatore attraverso tensioni, pause e fratture emotive. L’obiettivo non era sorprendere con effetti immediati, ma costruire uno spazio in cui la musica respirasse, permettendo a ogni parola di emergere e a chi ascolta di percepire la profondità delle emozioni e la complessità delle situazioni raccontate.
Perché hai scelto di lavorare principalmente con campioni analogici e vinili?
Ho scelto di lavorare principalmente con campioni analogici e vinili, perché portano con sé memoria, imperfezione e carattere. Non cercavo un suono pulito o artificiale, ma qualcosa di vivo, capace di raccontare storie già vissute e di restituire sfumature e dettagli unici. Questo approccio permette di unire estetica e sostanza, dando al disco una profondità tattile ed emotiva che rende ogni traccia riconoscibile e intensa, un dialogo costante con la mia voce e i miei testi.
I singoli anticipano bene il mood del progetto. Come si inseriscono nel racconto complessivo del disco?
I singoli estratti da Il segreto di Dana Barrett funzionano come piccoli capitoli introduttivi: anticipano mood, tensioni e atmosfere senza svelare tutto il percorso del disco.
Ognuno mantiene una propria energia e identità, ma parla la stessa lingua emotiva fatta di frattura, consapevolezza e introspezione. Nel racconto complessivo, i singoli preparano l’ascoltatore al viaggio completo, contribuendo a costruire coerenza e profondità lungo tutto l’album, e confermando che ogni traccia è parte integrante di una narrazione unica.
Anche l’immagine ha un ruolo centrale. Quanto conta oggi l’estetica per raccontare un album?
L’estetica gioca un ruolo centrale: ogni elemento visivo, dalla copertina alle atmosfere del progetto, è pensato per dialogare con musica e testi, trasmettendo tensione, fragilità e introspezione. L’immagine non accompagna semplicemente l’album, ma lo completa, preparando l’ascoltatore e amplificando l’esperienza. In questo progetto, parole, suoni ed estetica lavorano insieme per costruire un percorso coerente e immersivo.
Cosa speri che l’ascoltatore porti con sé dopo aver ascoltato Il segreto di Dana Barrett?
Spero che chi ascolta Il segreto di Dana Barrett porti con sé qualcosa che resti oltre la musica: immagini, sensazioni e frammenti di esperienza capaci di emergere anche dopo più ascolti.
Non si tratta di dare risposte pronte, ma di lasciare uno spazio in cui confrontarsi con fragilità, cambiamento e consapevolezza, stimolando curiosità e riflessione personale lungo tutto il percorso del disco.

