INTERVISTA | Stefano Bruno e le sue canzoni da cameretta

Abbiamo conversato con il cantautore milanese Stefano Bruno che ha di recente pubblicato il suo disco d’esordio dal titolo Per Le Strade Del Cielo. Canzoni da cameretta che prendono finalmente forma. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista per Blog della Musica

Ciao Stefano Bruno e benvenuto su Blog della Musica. Quali sono le strade del cielo che danno il titolo al disco? C’è qualche riferimento religioso?
Per le strade del cielo è avere il coraggio di staccarsi da tutto quello che ci circonda per ritrovare quell’equilibrio e quel rifugio ideale. E quindi si, è un titolo che inconsciamente rimanda anche a una dimensione mistica e spirituale, più personale e umana. Le strade del cielo possono essere davvero tante. Possono essere le circostanze della vita che ci portano a percorrere una strada piuttosto che un’altra. Oppure un dedalo di strade in cui è facile perdere l’orientamento.

La spiritualità è qualcosa che va al di là dell’appartenenza religiosa. E’ più un modo di vivere e di essere.

Quanto sono autobiografici i tuoi brani?
Che parlino o meno di me, i miei brani sono autobiografici ma potrebbero riferirsi a chiunque. C’è dentro il mio mondo interiore, i miei valori guida, l’irrequietezza, la malinconia, ma anche tutto quello che arriva dal mondo esterno e dalla realtà; storie e immagini che in qualche modo ho assorbito e si mescolano con la realtà. Tutto ciò che ci segna in un certo senso ci appartiene. E come canta Luca Carboni, grazie alla malinconia si può perfino volare, viaggiare stando fermi o vivere altre vite.

Un gioco. Se dovessimo scegliere un film a cui “Per le strade del cielo” possa fare da colonna sonora, quale sarebbe questo film?
Potrebbe essere il cupo Burning di Lee Chang Dong oppure il più romantico e sognante Midnight in Paris di Woody Allen.

Cosa farebbe Stefano Bruno se non suonasse? E come starebbe?
Sono una persona umile, ma anche ambiziosa. Non ho certo paura di lavorare, di sgobbare o sporcarmi le mani, dato che lo faccio già da diversi anni dentro un supermercato. Potrei fare qualsiasi cosa, ma sarebbe comunque sempre un ripiego. Potrei anche sopravvivere all’idea di non dover più suonare. Rinunciare a un sogno, sarebbe già un grande sacrificio, ma non sopporterei mai l’idea di non poter nemmeno percepire o ascoltare musica, perché quello si… sarebbe morire.  E di sicuro senza musica non sarei più io, ma soltanto un automa. Starei male o forse no, perché essendo una macchina non percepirei nulla… non proverei emozioni ma neanche dolore. Sarei senza dubbio allo sbando, mi adeguerei al consumismo, all’edonismo sfrenato o all’egoismo bigotto, senza più un fine o uno scopo per cui vivere, combattere, alzarsi al mattino o stare svegli la notte…. L’apatia è una sensazione che conosco molto bene. Mentre l’inquietudine è una forza che mi spinge e mi smuove, l’apatia mi fa paura perché è un buco nero che annienta e assorbe luce, colori, qualsiasi energia e la capacità di agire o reagire a qualsiasi stimolo…

Ti consideri più un cantautore o un musicista? E come mai secondo te c’è stato questo ritorno dei cantautori e il cantautorato è diventato un must della scena pop?
Non mi sento un cantautore, né un chitarrista. Suono la chitarra e  il piano come un bambino di sei anni. I miei strumenti sono la penna e la voce. Stop. Il piano e la chitarra li uso soltanto per avere un accompagnamento, un sostegno armonico e ritmico di base. Scrivo le canzoni ma poi ci sono altre persone con cui sviluppo le idee, finalizzando il tutto. Si può dire che le canzoni nascono da incontri. Persone con cui si creano delle connessioni e con cui stabilire un contatto umano oltre che professionale, senza il quale non riuscirei a lavorare e a sentirmi a mio agio. Secondo me non ha senso parlare di ritorno. Specie in Italia i cantautori, solisti o in band, ci sono sempre stati e non sono mai scomparsi dalla scena. Si sono soltanto evoluti, creando stili e linguaggi diversi. Anche quando non erano al centro della scena con i loro progetti, magari stavano scrivendo per altri interpreti già famosi e affermati. La musica e la cultura ne hanno bisogno. E ce ne saranno sempre, finché ci sarà qualcosa da raccontare e finché ci saranno vita, speranza e sogni. Per fortuna ci sono anche molte più cantautrici rispetto a un tempo.

Leggiamo che ti sei avvicinato alla musica per una ragazza, com’è andata?
Non benissimo… Diciamo che è stato un buon pretesto per cominciare, insomma uscire dal mio carapace e mettere da parte un pò di timidezza. Mi ero preso una cotta per questa ragazza e ho cercato di conquistarla in ogni modo. Le dedicavo su Youtube delle cover di Battisti, ma ottenevo solo la sua compassione. Evidentemente non le piacevo e non è neanche cominciata. Così dopo avere insistito per mesi ho lasciato perdere. In compenso avevo ritrovato il mio vero desiderio. Avevo soltanto bisogno di rendermene conto e capire che la musica non fosse un riempitivo, un fuoco fatuo. Era qualcosa che mi permetteva di conoscermi meglio, di mettermi a nudo e di assottigliare quel muro tra me e gli altri.

Iniziavo a cantare sempre di più davanti a delle persone, non importa che fosse un karaoke, una jam session o una sala prove. Così ho iniziato a studiare canto per evitare di rimanere senza voce dopo tre canzoni ma anche per avvicinarmi di più a me, alle mie emozioni e alla mia vera voce, che da sempre odiavo, ma che in realtà conoscevo a malapena…

Social e Contatti

  • Facebook: https://www.facebook.com/essebrunoofficial

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