INTERVISTA | Stefano Orlando Puracchio e Rock Progressivo 3

Stefano Orlando Puracchio pubblica Rock Progressivo Vol. 3. A gentile richiesta: Magma, Pendragon, After Crying, Magni Animi Viri, Osanna, Embryo e molti altri. L’intervista al Blog della Musica

Benvenuto a Stefano Orlando Puracchio. Stefano, dopo il tuo secondo libro, avevi escluso un terzo volume, che invece è arrivato. Come mai questo cambio di rotta?
Non avevo del tutto escluso un terzo volume. Come si può leggere nella postfazione di Rock Progressivo volume 2, avevo già preso dei contatti con il pittore ed illustratore Bihon Gyözö per commissionargli una copertina. Quindi avevo anticipato qualcosa ai miei lettori. Diciamo che la spinta alla scrittura ed alla realizzazione del terzo volume é avvenuta grazie a tre fattori:
1) I feedback da parte di lettori e recensori dei miei libri. Mi sono state avanzate delle richieste e col terzo libro ho cercato di accontentare un po’ tutti;
2) Tirare le somme. Ci stavano un paio (forse una mezza dozzina) di argomenti che a mio avviso andavano chiariti e chiusi in maniera (quasi) definitiva;
3) Far valere le ragioni dei self-Publisher. Nel momento in cui gli editori tradizionali non fanno più gli imprenditori, il ruolo del self-Publisher sta diventando sempre più centrale. Far tradurre un libro che ha avuto successo all’estero e non pubblicare giovani nostrani di belle speranze non è imprenditoria. Imprenditoria é rischiare e gli editori tradizionali non rischiano, praticamente, più. La nostra, quella del self-Publishing, é attualmente l’unica forma sana di imprenditoria legata all’editoria.

Quali sono i pro e quali i contro del self-Publishing?
Il “pro” é solo quello di vedere il libro pubblicato. I “contro” sono molti. Primo: se sono uno scrittore, il mio compito sarebbe solo quello di scrivere. Invece, debbo intrattenere rapporti con i tipografi, i traduttori, i beta-reader, ecc. Questo comporta non avere un editore tradizionale alle spalle. Secondo: il tempo che “perdo” con le figure professionali sopra citate va a discapito della qualità del testo. Chiariamo: la qualità é sempre soddisfacente ma potrebbe essere molto più alta se pensassi esclusivamente alla scrittura. Terzo: l’investimento é doppio. Perché io ci metto il lavoro di ricerca e scrittura ed i soldi per pagare tutta “la fiera”.

Un elemento chiave del terzo Rock Progressivo è la varietà: hai intervistato svariati artisti che poco – se non nulla – hanno in comune, basta citare due grandi come Billy Cobham e Lino Vairetti…
Non sono d’accordo. Entrambi fanno buona musica. Ed è un particolare di non poco conto. Inoltre, Cobham e Vairetti sono degli sperimentatori, dei ricercatori, degli esploratori. Si trovano, magari, in due posizioni non vicinissime tra loro. Cobham é ai confini del Prog (vicino al Jazz) mentre Vairetti é decisamente Rock e Prog.

Entriamo nel dettaglio degli intervistati partendo proprio dal celebre batterista panamense: quali sono i suoi rapporti con il mondo progressive?
La Mahavishnu Orchestra, come recita il titolo del capitoletto che la riguarda, é la madre di tutte le linee di confine del Prog. Di più non posso dire. Alimentiamo la curiosità.

In qualche modo affini all’esperienza jazz-rock cobhamiana sono gli Agorà, che negli ultimi tempi stanno vivendo un momento di  particolare ispirazione.
Chi ha letto il secondo libro, che aveva come sottotitolo: “linee di confine”, sa benissimo dove si vuole andare a parare. Le etichette, forse, fanno male alla musica. Tuttavia, sono necessarie. Idealmente, tra il jazz-rock della Mahavishnu e, mettiamo il caso, il Rock degli Osanna di Vairetti, possiamo trovare gruppi come gli Arti e Mestieri, i Perigeo e gli Agorà. Un arcobaleno molto variegato di band e di idee.

Fuori da etichette e definizioni, hai incontrato un personaggio importantissimo per la musica creativa: Christian Vander. Raccontaci tutto!
Partiamo da un presupposto: Vander é un genio. I Magma non hanno rivali. Forse solo Zappa o i Gentle Giant possono arrivare allo stesso livello. Vander é una Ferrari, Zappa é una Lamborghini ed i Gentle Giant sono una Bugatti. Valli a prendere!
Vander lavora su diversi livelli contemporaneamente. C’è il livello testuale, con la lingua kobaiana. Il livello musicale, con il continuo omaggio alla figura di Coltrane… vedi come Jazz e Rock si avvicinano di nuovo? Ma qui le cose sono molto più complesse. Persino se vediamo tutto con le lenti “progressive”. Perché, nei Magma, c’è un qualcosa in più. Vander é stato molto gentile a rispondere alle mie domande.

Anche questa volta non manca un occhio di riguardo a proposte nuove e attuali. Anzi stavolta c’è un’attenzione in più: Marchesi Scamorza, VIII Strada, Magni Animi Viri, Unreal City. Dalle conversazioni con loro che idea ti sei fatto del nuovo prog italiano?
Il nuovo Prog italiano é sano. Ed anche pieno di bella gente. Solo per questo meriterebbe di essere seguito. Se poi ci metti pure che gruppi che ho sentito sono anche bravi…

Lino Vairetti, ai tempi gloriosi degli Osanna, fu uno dei primi a sottolineare la ricerca di identità del suo gruppo con maschere e costumi: secondo te il prog della contemporaneità deve riappropriarsi della stessa ricerca di immagine o guardare altrove?
La teatralità é un elemento che nel Prog può esserci oppure non esserci. É un elemento ma non quello fondamentale. La musica è l’unica cosa che conta.

Non manca la testimonianza di un operatore dell’informazione, il prolifico Athos Enrile: quanto conta oggi l’attività dei giornalisti di area progressive?
É fondamentale. Dobbiamo essere tutti divulgatori se vogliamo che il Prog continui a vivere. Qualcosa si muove. Riviste come Prog, l’uscita di nuovi libri come i miei, quelli di Storti e quello dello stesso Athos sono il segno che la strada é giusta. Anche se sempre in salita.

Dall’Italia alla tua Ungheria, ben rappresentata da Aftyer Crying, Vargas e il patron della Periferic.
Ho riscontrato che le mie incursioni nel prog magiaro hanno destato interesse. Quindi ho insistito. Tra l’altro, possiamo trovare qui anche un punto di vista particolare, quello di un produttore. Credo che possa essere interessante sentire l’opinione di un addetto ai lavori che non sia un musicista.

Sei al terzo libro, al terzo blocco di interviste con i protagonisti del prog-rock: ti sei fatto un’idea dello stato di salute del genere e soprattutto di quali direzioni sta prendendo?
Il Prog é un arzillo vecchietto ai bordi della piscina di Cocoon, il famoso film di fantascienza. Vedremo se il vecchietto avrà il coraggio di tuffarsi (e quindi di riacquisire il vigore perduto) oppure no.
Volendo essere seri: il futuro del Prog è in mano agli appassionati. Quelli della prima ora, in particolare, dovrebbero cercare di non avere pregiudizi. Mi spiego subito: I giovani appassionati non stanno “rubando” la “vostra” giovinezza perduta. E, di certo, non stanno rubando la “vostra” musica. Semmai, la vogliono riscoprire. E sapete perché? Perché la contemporaneità é brutta e desolante. Personalmente, a 36 anni, non voglio morire come un fan dei Kolors. Ma nemmeno come un fan dei Take That. Voglio vivere come in fan di Burt Bacharach, di Frank Zappa e dei Magma. Un atteggiamento guardingo verso i nuovi ed i nuovissimi appassionati é poco saggio e poco lungimirante. Oltre ad essere poco progressivo e molto regressivo. Solo uniti si può andare avanti. Il Prog vive se c’è coesione. Se si ha il coraggio, tutti assieme, di fare il tuffo in quella piscina. Se, invece, vogliamo fermarci al nostro orgoglio (inteso come superbia), allora diamogli il colpo di grazia a ‘sto Prog e facciamola finita.

Ringraziamo Stefano Orlando Puracchio di essere stato con noi.

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