INTERVISTA | Sven Jørgensen, molto più di un cantautore

Sven Jørgensen è un musicista di Brescia. Ha pubblicato un Ep dal titolo On/Off Generation con brani che trattano temi sociali tra cui il rispetto per l’ambiente. Ecco l’intervista di Blog della Musica

Diamo il benvenuto a Sven Jørgensen su Blog della Musica. Ciao, in poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?
Ciao Silvia e grazie per avermi invitato su Blog della Musica. In poche righe non è mai facile, ti posso dire che sono un musicista e che la definizione di “cantautore” datami da diversi siti di settore mi va bene fino a un certo punto. Le parole sono degli straordinari contenitori di significati e di immagini e se qualcuno mi definisce come cantautore, io mi immagino nel migliore dei casi un tizio profondo e riflessivo che accompagna i propri versi d’amore con una chitarra acustica. Nel migliore dei casi. Un po’ limitante come figura.

In realtà posso essere anche questo a volte. Più spesso però tendo a proporre un lavoro che sia il più eterogeneo possibile, con liriche di denuncia sociale a fare da filo conduttore di tutta la produzione.

Dal tuo nome non si direbbe, ma sei italianissimo di Brescia. Come mai ti sei scelto uno pseudonimo che fa pensare ad origini nord-europee?
Perché ho sempre avuto un enorme fascino per il mondo scandinavo. Sven Jørgensen è tutto quello che il vero me non riesce ad essere: per la società convenzionale io sono un disoccupato che tira avanti ad espedienti, Sven è un danese affascinante e creativo che non conosce compromessi. Per me salire sul palco è come andare in una cabina telefonica e uscirne trasformato, entrare da comunissimo Clark Kent e uscirne con un mantello e una S (di Sven) sul petto.

Quali sono gli artisti che influenzano le tue scelte musicali?
La farò breve: tutti quelli che hanno il coraggio di fare delle scelte radicali. Il mio cantautore preferito è Burzum.

Il tuo nuovo disco si intitola On/Off Generation, quale è la genesi di questo lavoro?
Un paio d’anni fa mi trovavo in un periodo di calma creativa e mi dedicavo principalmente ad altre attività musicali.

Faccio parte di un altro gruppo, Il Paradiso degli Orchi, con i quali suoniamo progressive rock. Con loro mi diverto molto e mi piace un sacco suonare ma non componendo in quella realtà, sentivo il bisogno di partorire qualcosa che fosse tutto mio.

Da tempo avevo diverse registrazioni di provini che aspettavano di essere completate con un arrangiamento e un testo e di vedere la luce sotto forma di brani. Così ho messo in moto il cervello e mi sono messo a scrivere i testi (in inglese, la lingua che ritengo più appropriata per il mio tipo di lavoro), dandomi come unico limite il fatto che quello che stavo facendo doveva piacere prima di tutto a me.

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Qual è il brano dell’Ep che maggiormente lo rappresenta? Quello che proprio non possiamo non ascoltare…
Il brano dell’EP che mi più mi rappresenta è Lost in patience, la storia di due amici di vecchia data con un passato difficile comune e un’esistenza precaria, che prendono una delle scorciatoie della vita, cioè gli viene in mente di fare una rapina. Purtroppo le cose non vanno come sperano e da lì, per il protagonista narrante, inizia una spirale di angoscia e sensi di colpa che lo condannano per il resto della sua vita all’inferno in terra.

Di cosa parlano i testi dei brani di On/Off Generation a chi si rivolgono? Che cosa ci raccontano?
Se c’è un tema a cui sono particolarmente legato e che ultimamente non viene trattato più da nessuno, questo è il rispetto per l’ambiente.

Prima ti dicevo che la definizione di cantautore non mi piace; ultimamente i cosiddetti cantautori sembrano essere più concentrati a trastullare il loro ego e trattano argomenti frivoli, a differenza di un tempo in cui il dissenso era la prima cosa che ti faceva contraddistinguere come songwriter.

Io vedo tutti i giorni tante cose in questo mondo che non mi piacciono e di frivolezze non sono mai stato particolarmente bravo a parlare, per cui ho deciso di mettermi in gioco con testi che fondamentalmente gravitano sempre attorno allo stesso argomento: l’ipocrisia di pensare ad una crescita infinita su un pianeta dalle risorse finite e l’alienazione che il nostro stile di vita ci fa crescere dentro e l’assurda competitività quotidiana a cui siamo forzati.

E le sonorità musicali invece? C’è un suono particolare che ricerchi e che vuoi trasmettere?
Quello lo devo ancora trovare. Non so bene di cosa sono in cerca ma prima o poi arriverà.

Visto che siamo quasi a fine anno: quale sarà il tuo proposito per l’anno che verrà?
Coltivare sempre più generi alimentari nel mio orto e cercare di produrre rifiuti il meno possibile. Passare più tempo con le persone a cui voglio bene e godermi questa vita che è unica nell’arco infinito dell’eternità.

Grazie Sven di aver trascorso un po’ di tempo con Blog della Musica
Grazie infinite a voi.

Info: https://www.facebook.com/svenjorgensenita/

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