Halloween e la grande musica classica: La Symphonie fantastique di Hector Berlioz

Oggi Blog della Musica vi racconta La Symphonie fantastique di Hector Berlioz del 1830 di cui quest’anno ricorre il 150° della morte nell’articolo del M° Cesare Marinacci 

Benché Halloween sia una festicciola d’importazione, il corollario che porta con sé di fascinazioni occulte, attrazione per l’onirico e l’ossianico sono temi cari senz’altro in particolare anche alla cultura europea del primo Ottocento. Dunque per celebrare in musica questa ricorrenza del mistero niente di più adatto che una ricognizione nella celebre Symphonie fantastique del grande musicista francese Hector Berlioz di cui quest’anno ricorrono i 150 anni dalla scomparsa. Vediamo come:

  1. L’autore: chi è Hector Berlioz
  2. La Symphonie fantastique di Hector Berlioz
  3. Musica assoluta e musica a programma
  4. La ‘sinfonia’ tra sperimentazione e strutturalismo
  5. Le ‘scene’ della Sinfonia Fantastica, Symphonie fantastique
  6. L’eredità della ‘Fantastica’
  7. Il Video della Symphonie fantastique di Hector Berlioz

L’autore: chi è Hector Berlioz

Hector Berlioz, autore de La Symphonie fantastique

Hector Berlioz, autore de La Symphonie fantastique

Hector Berlioz è uno di quei tipici esponenti della prima generazione romantica che immaginavano una stretta connessione tra la propria vita personale e l’espressione artistica; una vita in un certo senso romanzata, dominata da eccentricità ed eccessi spesso più dichiarati che reali, caratterizza infatti la figura di questo musicista al quale dobbiamo una delle più originali ricerche timbrico-formali del XIX Secolo.

Hector Berlioz nato a La Côte-Saint-André l’11 dicembre 1803 fu una figura particolare fin dalla giovinezza musicale; negli anni in cui fioriva la figura del compositore virtuoso egli ebbe una formazione quasi da autodidatta non padroneggiando alcuno degli strumenti principali.

Non fu infatti né un violinista soprannaturale come Paganini né un funambolo del pianoforte come Liszt; un po’ di chitarra, un po’ di flauto, nulla di particolarmente approfondito. Eppure a parte questo in lui appaiono tutti gli altri segni dell’artista romantico: il sentimento di predestinazione, la commistione tra arte e vita, l’impegno su più fronti a favore dell’arte così come gli interessi artistici diversi per cui amò la musica, il teatro, la letteratura, la filosofia; insomma Berlioz rappresentò per tanti aspetti la tipica figura poliedrica che ritroveremo anche in Mendelssohn, Schumann o Liszt, che spaziava dalla composizione alla direzione d’orchestra all’analisi critica, alla organizzazione e divulgazione musicale.

Alla ‘tarda età’ di dodici anni cominciò a scribacchiare le prime composizioni e tuttavia sembrava avviato a ben altra carriera quando il padre lo iscrisse dopo il ginnasio ai corsi di medicina a Parigi. Nella città dell’arte per eccellenza Berlioz non poteva che sentire ancor più impellente il richiamo della musica; abbandonò presto i precedenti studi per avviarsi verso il Conservatorie dove prese lezioni di composizione e pur tra innumerevoli difficoltà, dovute anche all’ostilità del padre per la nuova scelta, riuscì nel 1830 ad aggiudicarsi l’ambito Prix de Rome per la composizione iniziando definitivamente una nuova vita, costellata di successi ed avventure così come come di immensi dolori quali la prematura scomparsa della seconda moglie e poi del figlio Louis nel 1867, una sofferenza alla quale resisterà due anni prima di spegnersi a Parigi nel 1869.

La Symphonie fantastique di Hector Berlioz

Partitura autografa de la Symphonie fantastique di Berlioz (1830) con un estratto del poema "Feuilles d'automne" di Victor Hugo

Partitura autografa de la Symphonie fantastique di Berlioz (1830) con un estratto del poema “Feuilles d’automne” di Victor Hugo

Il 1830 del Prix de Rome fu davvero un anno di svolta, allo stesso periodo risale anche la composizione proprio della Sinfonia Fantastica, Symphonie fantastique, sua opera simbolo e manifesto estetico di una intera corrente romantica. Un’opera praticamente d’esordio eppure perfettamente compiuta; diretta in prima esecuzione da François-Antoine Habeneck al Conservatorio di Parigi il 5 dicembre 1830, la Fantastica inaugura la serie delle composizioni sinfoniche a programma di Berlioz ed è anzi l’archetipo assoluto di questo genere di musica.

Nella sua complessità anche quest’opera trae lo spunto iniziale da una tormentata vicenda biografia e sentimentale. Il musicista si era infatti innamorato perdutamente di un’attrice irlandese, Harriet Smithson, pur senza averla mai avvicinata idealizzandone la figura; pensò di trovare questo sentimento sublimato nella bella pianista Camille Moke, che tuttavia lo deluse sposando poco dopo Camille Pleyel.

Questa serie di fenomenologie sentimentali portò l’impetuoso Hector ad un tal grado di ossessione da fargli meditare propositi omicidi verso le donne da lui invano inseguite e poi di suicidio. Per sua e nostra fortuna tali propositi si smorzarono presto per trovare una più onorevole concretizzazione appunto nella composizione della Sinfonia che in un certo senso raffigura queste vicende emozionali; ancora una volta l’intreccio tra vita e arte fu inatteso quanto affascinante.

Proprio la sinfonia che raccontava il grottesco destino di cui Berlioz si sentiva involontario protagonista fu invece la sua fortuna: l’opera infatti per le innovazioni timbriche e concettuali ben presto proiettò l’autore nell’olimpo degli artisti più ammirati e la bella Harriet Smithson dopo averne ascoltato una rappresentazione nel 1833 ne rimase tanto affascinata da riavvicinarsi al musicista per poi sposarlo.

Musica assoluta e musica a programma

Per i romantici la musica era considerata l’arte regina in grado di comunicare attraverso il più astratto dei sensi con le regioni più recondite dell’animo traducendone gli impeti come nessun’altro idioma artistico.

Due punti di vista più complementari che opposti in verità, si indagavano nel dibattito estetico dell’Ottocento in merito a questa modalità interpretativa: i sostenitori della ‘musica assoluta’, tra cui potremmo annoverare ad esempio Mendelssohn o Brahms, ritenevano che il linguaggio musicale fosse talmente efficace da non doversi contaminare con nessun’altra arte ed esprimersi solo attraverso i propri mezzi peculiari; esempi di tale idea erano considerate le fughe di Bach o la V sinfonia di Beethoven.

I paladini invece della ‘musica a programma’, tra tutti Liszt e appunto Berlioz, invece ritenevano quasi indispensabile la contaminazione della musica con altre discipline, poesia, pittura ma anche filosofia, affinché da quelle attraverso il suono si esaltassero significati nuovi ed inimmaginabili. La Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz è il manifesto di questa corrente estetica. Il musicista intende attraverso il linguaggio dei suoni raccontare il viaggio emozionale di un immaginario artista avvelenatosi con l’oppio per amore di una donna ed in preda a visioni, sogni ed ossessioni. Anche la scelta della forma è significativa di un atteggiamento controcorrente ed anzi rivoluzionario.

La ‘sinfonia’ tra sperimentazione e strutturalismo

Hector Berlioz mentre dirige un'orchestra

Hector Berlioz durante un concerto

La forma ‘sinfonia’ fin dai tempi di Haydn era divenuta il punto d’arrivo del compositore, una forma nella quale convogliare la propria sapienza tecnico espressiva, nella quale saggiare la propria capacità di coniugare l’esigenza creativa con una logica coerente ed equilibrata come nella coeva forma letteraria del romanzo.

Haydn è stato probabilmente il più fedele seguace di questo pensiero che tendeva a far germinare una intera composizione da un materiale molto sintetico e coeso. Se con Mozart gli inserti più liberi e fantasiosi tipici della sua poetica non intaccano tuttavia l’idea strutturale di fondo con Beethoven raggiungiamo la massima vetta di convergenza tra sperimentazione audace e sottesa quanto granitica struttura.

Berlioz sovverte invece ogni meccanismo ed intende la sinfonia come un grande contenitore nel quale far coesistere storie diverse, descrizioni e momenti di pura sonorità; un luogo in cui più che la coesione tra le diverse sezioni spicchi il gesto eloquente che si stacca dallo sfondo, in cui si sviluppi un’opera teatrale fatta solo di suoni.

Non a caso dalla sua sperimentazione nascerà il genere nuovo del Poema Sinfonico. Nonostante l’organico non si discosti eccessivamente da quello della grande orchestra beethoveniana, la tavolozza presenta impasti del tutto nuovi ed audaci basati su una schiera di almeno 60 archi; inoltre viene introdotto per la prima volta nell’orchestra sinfonica il clarinetto piccolo insieme a due tube, campane e quattro timpani.

Il procedimento sovraesposto tende alla frammentazione del discorso e dunque Berlioz inaugura un nuovo modo di unificare il materiale musicale: l’idea fissa. L’intera composizione è attraversata da una melodia ricorrente che torna più volte in forma diversa a tenere insieme le diverse parti dello sviluppo musicale e nello stesso tempo sottolinea la differente carica drammatica ed emotiva dei vari momenti.

Le ‘scene’ della Sinfonia Fantastica, Symphonie fantastique

Il sottotitolo dell’opera Épisode de la vie d’un artiste, en cinq parties ci fornisce la chiave di lettura di un’opera dal contenuto narrativo, dal carattere onirico ed originale fin dalla suddivisione, in cinque movimenti invece dei tradizionali quattro. Le cinque sezioni rappresentano in sintesi altrettante scene drammatiche caratterizzate ora dal racconto, ora dalla meditazione ora dalla evocazione di atmosfere oscure ed allucinate.

L’autore immagina il susseguirsi di emozioni contrastanti causate dall’amore verso una donna che prima lo illude e poi lo rifiuta producendo in lui un turbine ossessivo ulteriormente accentuato da quell’oppio in cui si era rifugiato tentando di sopire le sue pene e che invece gli induce incubi e oscure visioni.

La Symphonie fantastique è aperta da un episodio quasi improvvisativo, Rêveries – Passions, caratterizzato da forti escursioni dinamiche ed effetti timbrici inusuali che sembrano quasi sottolineare i repentini cambi d’umore del protagonista in preda a sogni ed allucinazioni; una scena immaginaria come sostenuta da una soundtrack.

Poco a poco emerge una melodia più riconoscibile, l’idea fissa che raffigura il sentimento verso la donna amata ed appare come una visione. Questo tema ricorre anche nel secondo movimento, Un bal, la scena in cui è ricordato il primo incontro del protagonista con la figura idealizzata che stavolta si incarna nel vorticoso ritmo di un Valzer.

Il terzo movimento, Scène aux champs, rappresenta un’oasi lirica e meditativa nella contemplazione delle bellezze della natura; ma ovunque l’immagine della donna gli si presenta turbandone l’animo, in un susseguirsi di passione, speranza, gelosia, timore e infine solitudine prima delle funeste imprese che caratterizzeranno gli ultimi due movimenti tipicamente halloweeniani.

Nel quarto movimento, Marche au supplice, ormai il protagonista è certo che il suo amore non sia ricambiato e, anestetizzato dall’oppio, cade in un sonno turbato da orribili visioni; sogna infatti di aver ucciso l’amata, di essere condannato, condotto al supplizio e di assistere alla sua stessa esecuzione. Qui si ha uno dei momenti più autenticamente descrittivi dell’intera composizione infatti riaffiora per un attimo l’immagine idealizzata del suo amore sotto forma dell’idea fissa prima della brusca interruzione di un colpo d’orchestra che simula il cadere della ghigliottina.

Il Quinto movimento, Songe d’une nuit du sabbat, vede il protagonista al centro di un tribunale infernale animato da un convegno di streghe, circondato da una schiera orribile d’ombre, di mostri d’ogni sorta riuniti per le sue esequie. Strani rumori, gemiti, scoppi di risa, grida lontane… La melodia amata ricompare, ma ha perduto ogni carattere di nobiltà e timidezza; non è più che un ignobile motivo di danza, triviale e grottesco; è Lei che giunge al Sabba e si mescola alle altre tristi figure.

Si odono i rintocchi di una campana a morto, cui si unisce la parodia grottesca del «Dies irae», l’inno gregoriano per la sequenza dei defunti ed un finale gradiosamente ironico nel quale si celebra che “giustizia è fatta”.

L’eredità della ‘Fantastica’

Nonostante la sua evidenza narrativa, sarebbe sbagliato pensare che la precedente spiegazione sia indispensabile per apprezzare una composizione che in realtà è anche assolutamente autosufficiente nella sua ricchezza di contenuti sonori, come ammise anni dopo lo stesso autore auspicando che la sua opera potesse essere intesa anche senza preoccuparsi del programma sottinteso.

Berlioz dopo la Sinfonia conosciuta in particolare nell’Ottocento anche grazie alla formidabile trascrizione pianistica di Franz Liszt aggiungerà al suo catalogo numerose altre composizioni dallo spirito inquieto e fantastico nonché dalla complessa ricerca timbrico-formale e tutte caratterizzate da un titolo che rimanda ad un ‘programma’ più o meno esplicito: Poemi sinfonici come Romeo e Giulietta, opere teatrali come I Troiani e perfino un monumentale Requiem.

A 150 anni dalla scomparsa la lezione estetica di Berlioz è ancora estremamente attuale e l’esempio della sua Sinfonia Fantastica resta nella storia della musica per più di un motivo: dal punto di vista formale Berlioz inaugurò un modo di procedere per associazioni più libere ed improvvise, che sarà fecondo di sviluppi prima nella tecnica del leitmotif Wagneriano e poi da questo nella moderna musica cinematografica.

La necessità di descrivere le più impalpabili sfumature emozionali stimolò, da Berlioz in poi e mai come prima, uno studio sempre più raffinato della timbrica orchestrale di cui egli fu uno tra i massimi maestri; non casualmente è l’autore di un trattato di orchestrazione ancora oggi utilizzato dagli studenti di composizione in cui si esplora non solo il lato tecnico-timbrico dei vari strumenti ma anche la traduzione emozionale dei loro colori peculiari.

In Berlioz infine appare l’idea, anch’essa tanto feconda di sviluppi, di considerare l’evento musicale alla stregua di un vero e proprio rituale sacro da svolgersi in modalità a luoghi specifici, idea perseguita in seguito e con esiti originalissimi ad esempio da Wagner, Scriabin e poi da Stockhausen.

Dunque possiamo affermare che se Berlioz di nessuno strumento fu virtuoso alla moda al contrario di quell’immenso e screziatissimo quanto impalpabile strumento che è l’intera orchestra fu alchimista tra i più straordinari e se in nessuna estetica può essere interamente inglobato è perché fu tra i profeti di quell’opera d’arte totale che si realizzerà compiutamente ben oltre il proprio tempo.

A cura del M° Cesare Marinacci

Guarda il video della Symphonie fantastique di Hector Berlioz

Le foto sono state tratte da:

  • https://biografieonline.it/foto-hector-berlioz
  • https://www.francemusique.fr/emissions/musicopolis/1830-hector-berlioz-creation-de-la-symphonie-fantastique-69719

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