INTERVISTA | Synthagma Project: le delicatezze visionarie di “Onirica”

Onirica, pubblicato dalla RadiciMusic di Firenze è il primo lavoro ufficiale dei Synthagma Project, side-project dei più noti InChanto, formazione neo-folk da molti anni presenti sulla scena musicale italiana e internazionale.

Parliamo di delicatezze e di visioni, di suoni che sembrano giungere da una fiaba piuttosto che da uno strumento suonato per davvero. Non siamo capaci di entrare nello specifico di questo disco che attinge a piene mani da testi antichi e da antiche scritture, da una composizione alta della musica e da ispirazioni diverse dal quotidiano percorso di ascolti che facciamo ogni giorno. Siamo però capaci di lasciarci scivolare dentro, senza filtri e con ingenuità (di cui chiediamo scusa sin d’ora). Dalle ceneri degli InChanto, nascono i Synthagma Project, formazione che dal folk arriva fin dentro la psichedelia e al rock progressivo. In realtà, come ci diranno poi, questi due progetti vivono parallelamente, quasi a celebrare due facce per una stessa anima pulsante di musica e creatività. Pubblicano Onirica con la RadiciMusic, etichetta che in Italia ha sempre dato molto alla musica colta, popolare, lontanissima dai soliti canoni: ecco un disco sospeso, un disco che – come detto da molti – non prevede forme conosciute.

Onirica è un lavoro che inizia con una Regina Tenebris che senza problemi riesce a portarmi quasi dentro le sensazioni iniziali di Shine on you Crazy Diamonds dei Pink Floyd per divenire poi una trama digitale di percussioni e melodie turche… e prosegue invece con Eclipse che sembra un barocco folk irlandese che a stretto giro si evolve dentro perversioni e alterazioni che mi comunicano evasione dentro scenari metropolitani. Brani come Voi ch’amate, unica canzone in italiano, oppure An Outlandish Lullaby, con questa scrittura quasi cameratesca e militare, sempre scura in volto se non fosse per l’immaginifico potere della voce portante affidata come sempre a Michela Scarpini, sembrano attenersi più al concetto canzone, sembrano far trasparire di più il bisogno di una melodia “popolare”. E, per restare in tema, ci sono rimandi appunto popolari e visioni di aborigeni e di tundre lontane dentro queste linee di flauto nella loro versione di Huron Carol, la cui scrittura originale risale al 1643. Dunque l’evoluzione è una matrice fondamentale e imprevedibile per i Synthagma Project: Onirica pretende quindi attenzione perché il cambio di rotta sotto altre forme e stili è atteso ad ogni angolo dell’ascolto, come accade anche in Rota temporis, scrittura dei Carmina Burana che in questa loro interpretazione pare rendersi corale e cattedratica per poi risolversi in un folk di tradizione scozzese (o almeno questo ispira sia chiaro). E così via a consumare le tracce che davvero non possono restare in un sottofondo ne in superficie. Tra le nostre pagine abbiamo lanciato il video di Fragments, una piccola diapositiva, un’istantanea in questa scrittura che dura appena più di un minuto… dentro cui non c’è troppa dinamica come altrove ma dove si celebrano a pieno i protagonisti di questo ampio lavoro, dalle voci ancestrali, alle soluzioni corali, alla ghironda medievale che perde la sua identità per divenire altro… un disco molto impegnativo ma decisamente prezioso per capire quanto altro esiste dentro le trame della musica italiana. Felicissimi di poterne parlare.

Noi partiamo sempre dal chiederci le origini dei nomi. E di certo il vostro suscita molta curiosità. Cosa rappresenta e da dove nasce Synthagma Project?
Cercavamo un nome che potesse esprimere le due anime del progetto: quella antica e quella moderna. L’ispirazione è quindi venuta dal “Syntagma musicum” di Michael Praetorius. Pubblicato nel ‘600, è uno dei testi fondamentali per lo studio della musica barocca, sia vocale che strumentale, e dell’organologia. Con esso abbiamo voluto indicare l’influenza della musica antica alla base del nostro progetto, aggiungendo la H centrale (synth) per esprimerne il lato più elettronico e sperimentale. Infine con “Project” abbiamo voluto sottolineare il suo essere “in continua evoluzione”.

Anche se i due mondi si toccano in più punti della loro storia e della loro produzione, perché gli InChanto sono diventati Synthagma? Cos’è cambiato nel suono e nella scrittura – come anche nell’interpretazione?
In realtà non è che InChanto è diventato Synthagma. I due progetti coesistono in modo complementare: due facce della stessa medaglia. Partono entrambi dagli stessi presupposti, ovvero la voglia di sperimentare e di creare un repertorio originale traendo ispirazione da molteplici generi, sia per quanto riguarda la musica che i testi. Nel primo caso viene privilegiato l’aspetto acustico e una scrittura ben strutturata a priori che, però, non permette di discostarsi molto dagli arrangiamenti durante i concerti dal vivo. Per questo nel secondo, attraverso un uso più esteso dell’elettronica, abbiamo voluto dare ampio spazio all’improvvisazione e all’interpretazione del momento.

La sperimentazione secondo voi è una via di salvezza per la creazione e il linguaggio della musica? Serve inventare un nuovo dialogo?
Vista l’evoluzione della musica, e non solo, che si è avuta nell’ultimo secolo, inventare un nuovo linguaggio non è certo cosa semplice e forse anche un po’ presuntuosa. Sicuramente non possiamo prescindere dal passato per fare, o almeno tentare, qualcosa di diverso che possa emergere dal “mainstream”. E sperimentare per noi significa non tanto “inventare” quanto, soprattutto, miscelare come in un processo alchemico i vari “ingredienti” di partenza che nel nostro caso sono sonorità provenienti da epoche e luoghi diversi.

Altrettanto importante il video. Visioni lisergiche di una realtà che non codifico come terrena. Appunto frammenti… diteci la vostra…
Quando il materiale molto variegato che avrebbe costituito il Cd ha cominciato a prendere una forma compiuta, abbiamo iniziato a sentire l’esigenza di individuare un filo conduttore che potesse descrivere questo insieme di suoni e linguaggi di epoche e luoghi diversi. Più andavamo avanti con il lavoro, più le immagini evocate dai brani si sovrapponevano e si rimescolavano passando da una ninna-nanna (seppure “insolita”) ad un “carro alato” che si trascina dietro il sole o ad una “danza macabra” con i suoi personaggi riuniti in un girotondo, come in un sogno dove i ricordi vengono trasfigurati e uniti in un collage apparentemente senza senso, ma forse…più reale della realtà. Tutto ciò ci ha affascinato e ci ha spinto a mettere in evidenza questo aspetto “onirico” del lavoro.

A chiudere: questo dialogo di suoni e di scrittura, in qualche modo finirà anche per codificare il pop d’autore di oggi?
Sarebbe estremamente positivo per rinnovare questo genere ed effettivamente c’è da tempo un’attenzione da parte del nuovo pop d’autore ad usare sonorità e stilemi provenienti da altri ambiti. Tuttavia ad un ascolto più attento si ha l’impressione, in molti casi, che tutto ciò serva soprattutto a rincorrere mode provenienti dall’estero e a mascherare certi limiti compositivi dei brani. Si sta perdendo, ad esempio, l’attitudine alla melodia a favore di una scansione “rappeggiante” proveniente da oltreoceano con testi pretenziosi ma spesso privi di quel lavoro di cesellatura che li trasformi in un “corpo unico” con la musica. Melodia che ha distinto non solo i nostri maggiori cantautori degli anni ‘60/’70, ma anche musicisti in ambito “rock”: basta pensare al Banco, alle Orme, a Pino Daniele. Altri tempi. Naturalmente le eccezioni ci sono eccome, solo che sono penalizzate dall’industria discografica che privilegia ciò che è di tendenza a scapito di cose artisticamente più valide. Purtroppo questo è il mercato e “l’industria discografica” deve attenersi ad esso.

Guarda il video dei Synthagma Project

Social e Contatti

  • Website: http://www.synthagmaproject.it/
  • Facebook: https://www.facebook.com/synthagmaproject

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