INTERVISTA | I Taxiwars con Artificial Horizon salgono di livello

I TaxiWars con Barman e Verheyen sono riusciti a reinventarsi evolvendosi con gusto da un jazz “cubista” verso una direzione più melodica nel nuovo album dal titolo Artificial Horizon. Blog della Musica li ha intervistati

Ciao ragazzi, voi venite tutti da background musicali diversi… come vi siete incontrati e come avete deciso di formare una band?
Robin: il mio manager Rob Leurentop ci ha presentati durante un festival in cui entrambi ci dovevamo esibire dopo che Tom gli aveva accennato il fatto che volesse creare un gruppo jazz.

Dopo il nostro primo incontro ho fatto una sessione di registrazione per Magnus (il progetto elettronico di Tom) e abbiamo avvertito come una “scintilla”. Abbiamo poi fatto una prova con Antoine e Nic e il resto lo conoscete.

Da dove viene il nome TaxiWars e perché lo avete scelto per questo progetto?
Tom: Taxiwars – il conflitto tra tassisti in giro per il mondo – è una storia che va avanti da decenni. La prima volta che ho sentito questo termine è stato ad Amsterdam nel 2002. Ho preso delle note e ho deciso di chiamare la band così per il carattere cosmopolita che ha. Inoltre evoca viaggi, trasporti, l’essere guidati verso posti che non si conoscono. Mi piace. Puoi anche leggerlo come una “guerra” tra stili musicali, jazz vs. rock. Credo che dia una buona idea di quello che facciamo.

E’ una musica provocatrice, nervosa e urbana. Il nome Taxiwars suona allo stesso modo.

A chi vi rivolgete? Quanto è difficile per voi raggiungere nuovi ascoltatori utilizzando il linguaggio della musica jazz?
Robin: la nostra musica si rivolge a tutti coloro che vogliono ascoltarla. Non ci considero nello specifico un gruppo jazz. E’ solamente una delle nostre numerose influenze. Penso che la gente possa ballare con la nostra musica e ci sono anche tanti legami con la musica rock. Vogliamo semplicemente che la gente si diverta ascoltandoci e stia bene.

Artificial Horizon – confrontandolo con il vostro disco precedente – ha preso una direzione pi melodica. E’ così? Come vi siete evoluti rispetto al vostro precedente lavoro?
Robin: Avevamo il desiderio di fare qualcosa di diverso dopo i nostri primi due dischi. Questa ricerca ci ha portato naturalmente verso una direzione più melodica, con una maggiore attenzione alla produzione. Non era una piano prestabilito, bensì il risultato del duro lavoro svolto durante le prove per creare un nuovo sound. Credo anche che si senta molto bene che negli ultimi 5 anni abbiamo suonato davvero tantissimo dal vivo. C’è un’unione nella band che può risultare solo dal suonare insieme tanto.

Di cosa parla Artificial Horizon? per quanto riguarda i testi, quali erano i vostri obiettivi con questo disco?
Tom: i temi principali sono le difficoltà che si incontrano all’interno di relazioni, la mezza età, miti e una sorta di cecità temporanea. Non posso dare una risposta generale, ogni canzone è diversa dalle altre.

Sarete in Italia dalla fine di Ottobre per alcune date, non è la prima volta che vi esibite qui. Avete suonato qui anche con altri vostri progetti (per esempio Tom con i dEUS diverse volte): c’è differenza tra il pubblico dei TaxiWars e il pubblico che avete conosciuto con gli altri progetti?
Tom: il pubblico è più o meno lo stesso, ma più piccolo ahhaha. La gente è molto curiosa e a volte riusciamo ad abbattere i loro pregiudizi nei confronti del jazz. Questo è davvero emozionante. Per loro e per noi! Venite a vederci dal vivo!

Info: https://www.facebook.com/taxiwars/

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