INTERVISTA | Te sei me: un commento musicale sui migranti del duo Buffetti-Marchetti

Te sei me è il disco dei pianisti Massimo Buffetti e Daniele Marchetti. Un lavoro con 17 brani che sono un commento musicale al dramma dei migranti. Ecco la nostra intervista ai due artisti

Conosciamo meglio gli autori di Te sei me: Massimo Buffetti e Daniele Marchetti. Chi siete e cosa fate quando non lavorate insieme?
Daniele. Sono un pianista ingegnere informatico e, oltre a suonare e comporre, sia da solo che con gruppi acustici ed elettronici, lavoro nel campo della cybersecurity.

Massimo. Sono ormai giunto al punto di poter dire che la musica è stata ed è tuttora la compagna di una vita e devo confessare di avere una relazione segreta con il mio pianoforte. Eccomi così al mio ottavo disco come compositore e pianista, di cui cinque pubblicati con Spring Art Development, etichetta discografica e produzioni musicali, (‘Leggiero’, Edizioni RAI COM, ‘Hanno detto’, ‘La fabbrica del nulla’, Ed. RAI COM, ‘Ricercare’ e, appunto, Te sei me), oltre un cd demo, ‘Delicatamente’ e due lavori, pronti discograficamente, in attesa di pubblicazione, tratti dalle letture concerto ‘Il piccolo principe’, su testo di A. de Saint-Exupéry e ‘Il gabbiano 1&0’, da ‘Il gabbiano Jonathan Livingston’ di R. Bach, che vanno in scena da diversi anni .

A questi si aggiungono i cinque dischi come pianista e compositore che includono collaborazioni in vari ambiti, pop rock, jazz, etnica e contemporanea, con ensemble e gruppi di varia natura, tra gli anni ‘80 e il 2000, inclusi due dischi con i Diaframma.

Mie musiche sono state utilizzate per numerosi spot, documentari, trasmissioni televisive RAI (Ballarò, La vita in diretta, Geo & Geo, La storia siamo noi, Rai Biennale Cinema, ecc.).

Intensa è anche l’attività con l’ensemble ‘Fabbrica del nulla’, di cui faccio parte e con il quale abbiamo suonato in numerose città italiane ed europee (tra cui Amburgo, Parigi, Copenaghen, Magdeburgo, Friburgo, Stoccolma, Helsinki), e numerose le esecuzioni di miei lavori con ensemble e orchestre di varia natura in Italia, Europa e Stati Uniti.

Inoltre ci sono le collaborazioni con coreografi e compagnie di danza con rappresentazioni di spettacoli che utilizzano mie composizioni un po’ in tutto il mondo e i lavori fatti per il teatro, la pubblicità, per installazioni e mostre e un’opera, ormai terminata, a cui lavoro da oltre dieci anni e che conto di portare in scena nel corso della prossima stagione teatrale, non appena ultimata la preparazione.

L’album è composto da 17 tracce che hanno come obiettivo quello di voler commentare musicalmente il dramma dei migranti, come mai questa scelta?
Daniele. L’input iniziale ci è stato dato da Rai COM, il tema è comunque molto attuale e merita una attenzione particolare, la narrazione di certi eventi attraverso la musica può aiutare a comprendere temi e valori che oggi sembrano venir meno.

Massimo. Feci sentire un brano di Daniele all’allora mio referente in Rai per le edizioni musicali. Ne rimase colpito al punto di chiedermi di fare un lavoro insieme che potesse servire a commentare in musica trasmissioni televisive e servizi inerenti la ben nota drammatica vicenda dei migranti e delle loro purtroppo spesso tragiche traversate in mare in cerca della libertà. E così ci siamo messi al lavoro, coordinandoci e dividendoci i compiti.

C’è uno o più brani di questo lavoro che ritenete particolarmente significativo?
Daniele. Ogni brano racconta un episodio ed un’immagine specifica, la musica poi si sa, viene percepita in maniera differente da ogni persona in base al momento in cui viene ascoltata. Per quanto mi riguarda non c’è un brano specifico che ha più valore di altri, tutti insieme però, raccontano una storia fatta di tante sfumature.

Massimo. C’è un brano di mia composizione, un trio per flauto, violino e chitarra con i bravissimi Stefano Agostini, Miriam Sadun e Silvano Mazzoni, oltre Rob Nigro alla regia del suono, che si intitola ‘We are still Human’.

Beh… a volte sembriamo dimenticarcelo…

Leggendo i titoli del vostro lavoro è come leggere i capitoli di un libro, di questi ce n’è uno che è la chiave di volta per interpretare il tutto?
Daniele. Direi che l’interpretazione viene guidata dal titolo dell’album

Massimo. Concordo in pieno con Daniele. Come dice l’astronauta Paolo Nespoli in un’intervista, tra l’altro citata nel libretto del disco ‘…L’unico vero confine su questa terra, così come appare dallo spazio, è quella striscia che la circonda, l’atmosfera, che ne consente la sopravvivenza…’ Per il resto dobbiamo ricordarci che siamo oltre 7 miliardi e mezzo di fratelli ad abitare questa terra e il destino di ciascuno di noi è legato a quello degli altri nostri simili. Inutile illuderci del contrario.

Ma anche l’immagine di copertina del disco, ‘Cover Art’ di Icy And Sot, due giovani fratelli iraniani, ‘street artists’, oggi rifugiati negli USA, credo sia piuttosto significativa di quello che è il nostro tempo e del dramma che tutti noi stiamo attraversando e di conseguenza anche del nostro lavoro.

Il fatto che il pianoforte la faccia da padrone in tutti i brani è una scelta stilistica?
Daniele. Esseno entrambi pianisti, il piano è naturalmente lo strumento protagonista con il quale possiamo esprimerci al meglio

Massimo. Certamente il pianoforte è lo strumento che ci accomuna, prima come insegnante-allievo, ora come colleghi, ma si è trattato anche di uno strumento indicato come richiesta iniziale da parte dell’editore.

Come si è sviluppata questa produzione?
Daniele. La produzione ha ovviamente seguito diverse fasi. Inizialmente occorre sempre immedesimarsi in ciò che si vuole raccontare con le note e lavorare sulle idee migliori. Dopo questa fase iniziale sono iniziate le registrazioni e la scelta dei brani che risultavano più appropriati e validi secondo i nostri gusti. Ovviamente c’è stata una lunga fase di editing, lavorando sul materiale registrato e la grafica dell’album.

Massimo. Beh, ovviamente ne abbiamo prima discusso insieme, sulla base di quella che era stata la richiesta iniziale da parte dell’editore. Poi abbiamo  cercato di documentarci, visionando filmati, leggendo interviste, commenti e quant’altro riguardanti l’argomento, cercando di studiarne gli aspetti più reconditi. Poi abbiamo iniziato a comporre ascoltando l’uno le idee dell’altro e scegliendo il materiale in base all’idea progettuale iniziale che andava sviluppandosi e definendosi nel tempo. Poi siamo entrati in studio di registrazione e lì abbiamo potuto contare sull’apporto tecnico di Rob (Nigro) e su quello dei fantastici musicisti con cui ho l’onore e la fortuna di lavorare ormai da anni, di cui la nostra città e regione, Firenze e la Toscana, è immensamente ricca. Oltre ai miei storici compagni di avventura, Stefano Agostini, flauto, Carlo Failli, clarinetto e Luca Guidi, chitarra, e al già citato Mazzoni, sempre chitarra,  figurano Katja De Sarlo, Soprano, Marco Del Cittadino, Oboe, Alda Dalle Lucche e Giada Moretti ai Sax, Paolo Faggi al Corno, Riccardo Capanni, oltre la già citata Miriam Sadun, Violini, Martina Chiarugi, Viola e la giovanissima Giuditta Ara, Violoncello.

Avete in mente di riproporre questo disco in una dimensione live?
Daniele. Sicuramente, ci stiamo programmando.

Massimo. Ci stiamo organizzando per presentare il disco in acustica, scuole, librerie e biblioteche principalmente, anche se alcuni dei brani inseriti di mia composizione presenti nel disco sono entrati a far parte del repertorio che eseguiamo con l’ensemble ‘Fabbrica del nulla’ di cui faccio parte.

A cura di Anna Nani
Cantautrice e Giornalista

Ascolta l’album Te sei Me di Massimo Buffetti e Daniele Marchetti su Spotify

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