INTERVISTA | The Jolly Shoes Sisters: anime jazz & blues

È uscito su tutte le piattaforme digitali il brano Like Aretha used to sing del duo The Jolly Shoes Sisters, composto da Laura Fedele e Veronica Sbergia, due anime jazz & blues dalla strepitosa vocalità. Abbiamo rivolto loro alcune domande…

Jolly Shoes Sisters benvenute su Blog della Musica. Presumo che l’Aretha del titolo sia la Franklin, nota come “La Regina del Soul” per la sua capacità di aggiungere una vena soul a qualsiasi cosa cantasse, e per le sue enormi qualità vocali. Come mai avete scelto lei come protagonista di questo vostro singolo?
VERONICA – Indubbiamente perché incarna la donna decisa, autonoma e che non si fa mettere i piedi in testa.
LAURA – Deduzione esatta! Il titolo del brano fa riferimento alla ben nota Respect, dove Aretha chiede rispetto in quanto donna e, affinchè il messaggio sia ancora più forte ed incisivo, fa lo spelling della parola.  Ho rubato quindi il suo spelling inserendolo nel testo, in modo che il riferimento fosse ancora più evidente. A quel punto, citare Aretha nel titolo era quasi d’obbligo…

Quando e come è nato il progetto “The Jolly Shoes Sisters” ovvero Laura Fedele ha incontrato Veronica Sbergia?
VERONICA – Conosco Laura da molto tempo a livello artistico e l’ho sempre ammirata e stimata molto per le sue scelte musicali e per la grande professionalità in tutto ciò che fa. Abbiamo avuto modo di incontrarci di persona qualche anno fa, a casa di amici comuni, e quando abbiamo cantato insieme “per gioco” è stato così bello e naturale che ci è venuta voglia di trasformare quel gioco in qualcosa di più serio… così sono nate le Jolly Shoes Sisters!
LAURA – Io e Veronica ci conosciamo, e ci stimiamo, da molto tempo; pur muovendoci in contesti e situazioni differenti, abbiamo in comune l’amore per il blues e per un certo tipo di sonorità legate al jazz tradizionale. Personalmente, era da tempo che avevo voglia di tornare un po’ alle “origini”, ovvero al jazz degli anni 20/30; in più, mi piaceva l’idea di lavorare a due voci, una passione che ho sempre avuto.

Di cosa parla “Like Aretha used to sing”?
VERONICA – lascio a Laura la risposta, visto che è autrice del brano…
LAURA – Affronta un tema, purtroppo, sempre attuale, ovvero la discriminazione sessuale, e rivendica la libertà di scelta delle donne sotto ogni aspetto. Mi piace sempre segnalare il riferimento allo Shimmy shake, letteralmente “scuotimento della camicia”: si tratta di un ballo americano nato dopo la prima guerra mondiale, simile al fox trot (Ma Rainey, una delle prime cantanti di blues, era nota per la sua versione, molto provocante ed esplicita, dello shimmy). Un invito a rivendicare, quindi, anche il diritto ad una sessualità libera da pregiudizi e repressioni.

Il brano è stato registrato in presa diretta a Il Cortile Studio da Massimo Caso e Amedeo Bianchi, con la partecipazione di Franco Cristaldi al basso e la partecipazione al flicorno di Enrico Rava. Quanto conta essere circondati da bravi musicisti?
VERONICA – Moltissimo, per quanto mi riguarda. Mi sprona a dare sempre il meglio, mi motiva e mi gratifica.
LAURA – E’ fondamentale! Ho avuto modo di conoscere di persona Enrico Rava un paio di anni fa, e sono rimasta colpita, oltre che dalla sua riconosciuta esperienza e bravura, dalla sua gentilezza d’animo. Averlo come ospite è stato per noi motivo di grande soddisfazione. L’incontro con Franco Cristaldi, invece, è stato quasi casuale: il progetto Jolly S.S.  nasce infatti senza basso o contrabbasso che sia, ed è stato Amedeo Bianchi a coinvolgerlo, quasi per gioco. Visto il risultato, io e Veronica abbiamo accolto con entusiasmo questa sua iniziativa.

Siete due artiste “di lungo corso”, avete in programma un album?
VERONICA – al momento produrre musica “fisica” implica una serie di costi che, dopo un anno di stop dei concerti dovuto alla pandemia, sarebbero difficili da sostenere… ciò non toglie che sarebbe bello e a me personalmente piacerebbe molto.
LAURA – Ci piacerebbe molto… Per ora stiamo raccogliendo materiale, in modo da avere un numero significativo di brani originali, che non devono mancare in un album.

Com’è essere musicisti al tempo del Covid?
VERONICA – Se dico tragico esagero?
LAURA – Durissima. Siamo più o meno “l’ultima ruota del carro”, lo stato ci ha completamente abbandonati… Del resto, il concetto che “fare il musicista” non significhi svolgere un lavoro vero e proprio, è cosa tristemente nota.

Qual è la cosa che vi manca di più dopo un anno di pandemia?
VERONICA – Il palco, il live, il pubblico.
LAURA – Il contatto col pubblico, che è per noi linfa vitale; l’energia e l’adrenalina del live, la complicità tra musicisti, prima, durante e dopo ogni concerto…E, naturalmente, la pecunia, concetto meno poetico ma decisamente essenziale.

Dove possono trovarvi i nostri lettori? Avete in programma qualche live, quando l’emergenza pandemica lo permetterà?
VERONICA – Al momento è tutto fermo quindi no, non abbiamo concerti in vista…
LAURA – Purtroppo in questo momento nessuno programma niente a lungo termine… Siamo tutti in pausa forzata, e in attesa…

Guarda il video di The Jolly Shoes Sisters

Social e Contatti

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