INTERVISTA | The Pax Side Of The Moon e la loro “ironia da cecchini”

É uscito su tutte le piattaforme digitali per Believe Music Italy il primo disco dei The Pax Side Of The Moon, fuori per Hukapan (etichetta discografica indipendente e agenzia creativa del gruppo Elio e le Storie Tese): un primo e definitivo capitolo che segue oltre dieci anni di attività live.

Prodotti da Elio e Le Storie Tese e definiti come “eredi illegittimi” del medesimo Complessino, i The Pax Side Of The Moon passano dal country fino al “soft metal” con assoluta nonchalance. Testi solidi, arrangiamenti non banali e ironia da cecchini sono il risultato degli anni passati a suonare davanti a un pubblico molto eterogeneo e poco incline alla benevolenza. Abbiamo avuto la fortuna di incontrarli per questa intervista dove tra una chiacchiera e l’altra siamo riusciti anche a parlare di Hunger Games, ed ecco com’è andata.

Quali sono i luoghi e le influenze che vi accumunano? E quali invece vi dividono del tutto? 

Beppe Chisari (tastierista): tra le influenze sicuramente il covid.

Filippo Pax: E’ vero, io l’ho passato a Beppe due volte. Una volta con una canna (CBD specifichiamo), e la seconda?

Beppe: Con una birra.

Pax: tra l’altro in questo momento siamo in cinque in una macchina e Alex ha la tosse, quindi sicuramente a breve avremo altre influenze che ci accomunano.

Per i luoghi invece?

Pier Panzeri (chitarrista): La Lombardia. La Lombardia sicuramente ci accomuna.

Pax: Ci sono dei luoghi che ci dividono. L’Adda ci divide da Alex. La tangenziale Est ci divide da Barbanti e Longo. La Valassina ci divide da Pier e Teo… insomma siamo belli divisi.

C’è magari un locale che uno ama, e l’altro invece non sopporta e non ci metterebbe neanche piede?

Pier: Semmai non abbiamo abbastanza piedi per tutti i locali che amiamo. Ma alcuni locali si odiano tra loro. Vabbè non è che si odiano proprio, c’è un po’ di acredine perché sono gelosi, ci vorrebbero tutti. Per questo motivo io ultimamente preferisco andare al McDonald’s.

C’è qualcosa dell’avere un progetto musicale indipendente, che non capite o di cui non vi piace occuparvi?

Pier: fare le interviste.

Pax: Non è vero, a noi piace tutto: fare interviste, organizzare viaggi, mangiare… L’unica cosa che ci pesa sono i concerti.

Pier: In effetti ci si potrebbe chiedere perché abbiamo una band.

Pax: Beh è una scusa come un’altra per uscire. “Amore vado, ho le prove con la band”. Poteva anche essere il calcetto.

Qualcosa che avreste dovuto fare, e non avete fatto prima?

Pax: Io ce l’ho. In realtà è una cosa che che non avremmo dovuto fare. E’ stato molto divertente ma col senno di poi non molto lungimirante: eliminare i nostri follower perché fossero sempre 666. Nel lungo periodo questa cosa qua forse c’è un po rallentato. 

E il vostro momento più basso, da quando avete iniziato?

Pier: Per me il momento più basso è quando ci siamo lanciati le sedie dopo il concerto a La Spilleria.

Pax: Non ti ho lanciato una sedia! Ho dato un calcio a una sedia in segno di disappunto.

Pier: diciamo che sono volate delle sedie. E’ un bell’aneddoto rock

Pax: Eravamo vestiti da Sailor Moon. Quindi sì, da fuori dev’essere stata una scena molto rock.

Come si svolge un vostro concerto, e che cosa dovremmo aspettarci?

Pax: Noi quando ci troviamo facciamo sempre un mucchio di cazzate, è un flusso costante. Il concerto è solo una parentesi in cui ci mostriamo al pubblico. Per esempio, noi prima dei concerti di solito giochiamo a Hunger Games

Alex: Hanger Games

Pax: E’ un gioco che ha inventato Alex. Si lanciano gli appendini per farli agganciare sul palo orizzontale della rella.

Beppe: E’ un gioco stupendo, molto sottovalutato

Pax: E quando ci chiamano a suonare sul palco diciamo “nooo!” perché ci stavamo divertendo.

Beppe: Il concerto è una finestra aperta sulle nostre vite.

Riuscite ad essere fedeli al disco oppure cambia, musicalmente parlando, qualcosa? E non musicalmente?

Pax: Sono sei anni che lo suoniamo. Direi che non dovrebbe lamentarsi della nostra fedeltà.

Pier: Come in tutti i rapporti lunghi siamo tendenzialmente fedeli ma ogni tanto qualche scappatella ci sta.

E in che modo vi ha formato e influenzato l’esperienza a Musicultura?

Pax: Beh è stata un’esperienza bellissima finché è durata. E’ finita in maniera un po’ brusca, soprattutto per la mia onestà. Abbiamo superato la prima selezione tra più di mille gruppi, poi ci sono state due esibizioni molto belle a Macerata e Recanati, entrambe vincenti. L’ultima selezione veniva fatta con il voto online. Noi eravamo primi ma a un certo punto abbiamo scoperto che erano truccate, cioè alcuni riuscivano a votare più volte. Abbiamo avvisato l’organizzazione di questa cosa. Risultato: ci hanno cancellato tutti i voti, siamo finiti all’ultimo posto e poi non siamo passati. Io ho chiamato per un’oretta uno degli organizzatori per capire come avessero fatto i conteggi. Lui ha cercato di rincuorarmi e spiegarmi in tutti i modi che il nostro gesto è stato comunque molto apprezzato. 

Beppe: cornuti e mazziati.

Pax: Il mio senso dell’onestà non è stato più lo stesso di prima.

E invece un progetto come Elio e Le Storie Tese?

Pier: Sono un gruppo molto promettente ma hanno bisogno di alcuni anni per maturare. No seriamente, per la gente della nostra generazione sono un riferimento italiano importante, anche per un modo alternativo di fare musica divertente. Li abbiamo visti dal vivo un sacco di volte. Per noi è un onore che abbiano partecipato anche alla produzione dell’album, con i loro consigli…

Pax: e i loro aneddoti. Faso e Cesareo ne hanno migliaia

Pier: Sì sono forieri di infiniti aneddoti musicali e non.

Programmi per il futuro?

Alex: Nuovi pezzi. Io voglio fare un pezzo contro i Cookies che ci sono nei siti.

Pax: L’abbiamo già messo ne “Gli Inizi”

Alex: Ah. Allora un pezzo contro l’uso della raccomandata postale.

Pax: “Rock-Omandata”!

Beppe: L’obiettivo è fare sì che il nostro ultimo album non resti il nostro ultimo album.

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