The Ties And The Lies: in New Mexico tira aria buona

Intervista ai The Ties And The Lies, tra le nostre pagine trovate anche il video del loro primo singolo Home is where the heart is

Ci sono strade consumate dal cinema e dall’immaginazione. E poi ci sono quelle che arrivano davvero a somigliare alle migliore delle pellicole inventate. Sapevate che c’è una cittadina nel New Mexico che hanno chiamato con il nome del programma radiofonico che l’ha salvata? Storia contorta che vi invitiamo a spulciare dalla rete. Esiste e si chiama Truth or Consequences. Ed ecco il titolo e lo spunto maestro del nuovo disco dei bolognesi The Ties And The Lies. Un mini-album di 6 brani in cui si fa pelo e contropelo all’America del Rock on The Road passando in rassegna tutto quel sound divenuto bandiera del pop a stelle e strisce. Ma sono italiani e si sente. Fosse solo per la caldissima passione che prende fuoco dietro l’ascolto di queste 6 ballate d’autore. Tra le nostre pagine e dalla rete potete trovare il video del primo singolo estratto dal titolo Home is where the heart is. L’intervista per gli amici di Blog Della Musica:

Il vostro nuovo disco. Dando un occhio critico al vostro passato, chi siete diventati oggi? Che prime grandi differenze dobbiamo sottolineare?
Siamo un gruppo più unito, più solido, un po’ meno ossessionato dalla ricerca di qualcosa che non ci appartiene per forza.

Home is where the heart is. Come mai questo come primo singolo?
È la canzone più rappresentativa e forse anche quella più spontanea. È come se fosse arrivata già pronta, già finita e l’abbiamo sentita subito nostra. E racchiude il messaggio più importante di questo disco.

Un minialbum di soli 6 brani, come scelta artistica o trovate sia più comoda e maneggevole per la società discografica di oggi?
Ce l’hanno chiesto in tanti. Rispondere che è una scelta artistica sarebbe presuntuoso. La verità, pura e semplice, è che in questo contesto occorre muoversi di compromessi successivi. Poi certo, è vero che in un mondo musicale improntato sul modello Spotify forse ha importanza minore un disco vecchio stampo di 12 o 15 tracce. Ma ribadisco, ci fossero state le possibilità forse lo avremmo fatto.

Passeggiando di notte per le vie di T.O.C. – giocando con le metafore – che cosa rischiamo di incontrare? In altre parole: è la realtà sociale che vorreste avere anche a casa vostra?
No, assolutamente, quella di Truth or Consequences non è un’aspirazione o qualcosa che vorremmo a casa nostra. Il New Mexico è stato un gioco di suggestioni, soprattutto a livello visivo e narrativo. È il contenitore giocattolo di una storia vera.

La vostra musica vuole molto poco attingere alla tradizione italiana. Perché?
Perchè semplicemente proveniamo da una tradizione di ascolti diversa da quella cantautoriale italiana. Non c’è giudizio di merito o presa di posizione nei confronti di qualcosa. Al contrario siamo cresciuti tutti e 4 con dischi molto poco italiani e il risultato è un disco poco italiano.

In un tempo di così totale contaminazione, secondo voi è un bene che anche la musica diventi così variegata tanto da perdere i contorni delle proprie origini?
Non è semplice definire il concetto di origine, specie se si guarda la domanda in termini musicali. A mio modo di vedere la provenienza geografica ha pochissimo a che vedere con le origini musicali: noi siamo emiliani, ma le mie origini sono più negli Oasis e negli Interpol che in Vasco e Ligabue. Sarebbe come aspettarsi che tutti i gruppi romagnoli suonino la Filuzzi o che le band Salentine si fermino alla Pizzica.

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