“PATATRAC!”: i ritmi e i colori nel mondo di Tony Cercola

Il disco di Tony Cercola si intitola Patatrac!. 11 tracce in cui si raccolgono i cocci di uno scontro generazionale e di facciata. Ecco l’intervista del Blog della Musica…

In 11 tracce si raccolgono i cocci di uno scontro generazionale e di facciata. Mille gli anni in gioco, rughe ed espressioni diverse, culture e lingue e sicuramente andamenti ritmici che dalla tradizione napoletana arrivano al futuro digitale che non ha origine e bandiera. Il disco di Tony Cercola si intitola Patatrac! e la figura onomatopeica riporta ad una rottura che, visto l’andamento del tutto, parla certamente di rivoluzione e rottura contro uno stato di cose…artistiche quanto personali. Nel disco riconosciamo qualche vecchio successo ma per lo più scopriamo ancora una volta quanto sia mutevole e imprevedibile l’anima e la forma del percussatore italiano Tony Cercola:

A quanto pare da “Babbasone” nasce un po’ la trama e l’idea iniziale di questo nuovo disco… o sbaglio?
No, non sbagli affatto.Tutto il progetto Patatrac nasce proprio dal rifacimento di Babbasone, pubblicata nel 90. Stavo passeggiando per Napoli quando fui catturato da una musica che proveniva da un sottoscala, era proprio Babbasone, rifatto in stile raggamuffin. Mi fermai, scesi e conobbi questi ragazzi, i Malacrjanza, che mi spiegarono che loro erano cresciuti ascoltando una musicassetta, del padre dei due fratelli Spampinato, contenente il mio primo album ed erano rimasti colpiti da questa canzone, che tra l’altro all’epoca partecipò anche al Cantagiro e al Festivalbar. Così mi venne l’idea di affidare a giovani talentuosi alcuni brani del mio vecchio repertorio. La scelta è stata condivisa con gli altri artisti incontrati un po’ per caso in giro per l’Italia e non solo. Poi, io e Gino Magurno, avevamo tante cose da dire e così ci siamo messi a lavorare su brani inediti per arricchire il nostro percorso.

Da alcune tue interviste sottolinea tanto la differenza tra percussionista e autore… perché Tony Cercola non è solo un musicista…
In verità amo definirmi Percussautore. E’ una qualifica che mi è stata regalata dal giornalista di Rai 1 Sandro Petrone e oggi, più che mai, mi sento un percussautore. E’ la giusta sintesi di ciò che mi piace fare, dare emozioni suonando le mie percussioni ma dare emozioni anche con la voce che racconta ciò che riesco a creare melodicamente.

Mi piace condividere con te una riflessione forse stupida: un disco così intenso e ricco e una copertina così goliardica. Come a dire che l’una non rappresenta l’altro… non trovi?
Mah, in verità io definirei la copertina molto diretta, addirittura didascalica, ben rappresenta il patatrac che ognuno può interpretare come meglio crede, lasciando volare la propria fantasia.

Bellissima Tiemp’ tiemp’… ormai la gente è pazza e non ci sta tempo… e chi sogni è pazzo e questo cielo non fa venir voglia di volare. Torneremo ad aver voglia di volare?
Deve necessariamente tornare il tempo delle idee, delle ideologie, degli eroi, dei miti, della fantasia. Oggi siamo veramente poveri di tutto ciò ma io ci credo, anche se i tempi non sono ancora maturi.

Spazio anche ai giovani su questo disco vero? Malacrjanza tanto per dirne una…
Tutto il progetto Patatrac nasce proprio dal rifacimento dei Malacrjanza di Babbasone, pubblicata nel 90. Stavo passeggiando per Napoli quando fui catturato da una musica che proveniva da un sottoscala, era proprio Babbasone, rifatto in stile raggamuffin. Mi fermai, scesi e conobbi questi ragazzi, i Malacrjanza, che mi spiegarono che loro erano cresciuti ascoltando una musicassetta, del padre dei due fratelli Spampinato, contenente il mio primo album ed erano rimasti colpiti da questa canzone, che tra l’altro all’epoca partecipò anche al Cantagiro e al Festivalbar. Così mi venne l’idea di affidare a giovani talentuosi alcuni brani del mio vecchio repertorio. La scelta è stata condivisa con gli altri artisti incontrati un po’ per caso in giro per l’Italia e non solo. Poi, io e Gino Magurno, avevamo tante cose da dire e così ci siamo messi a lavorare su brani inediti per arricchire il nostro percorso.

Tutti parlando di Napoli… ma io vorrei chiederti: ma quanto “Brasile” c’è in questo disco? Sbaglio? E se non sbaglio… perché?
Sì, nell’album c’è Brasile, ma non solo per la canzone Ojos e per la presenza della bravissima Lea Costa. C’è Brasile perché c’è voglia di esprimersi, c’è passione, c’è ritmo, c’è danza. Ma c’è anche il sud di tutto il mondo al di là dell’identificazione con una regione o con un paese del nostro pianeta.

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