Un viaggio dentro di sé tradotto sulle sei corde di una chitarra. Gilberto Ongaro ci racconta il disco omonimo di Tony Gazza, tra flamenco e note stoppate in slide.
Quando si parla di musica introspettiva, di solito cosa immaginate? Un ambient fatto di fondali statici? Eppure, se ci si guarda dentro, in realtà si possono trovare anche dei fantasmi, dei mostri o semplicemente delle inquietudini, dei rimossi.
Il chitarrista Antonio Gazzaneo, in arte Tony Gazza, ci presenta il risultato della sua introspezione, riportato tramite le sei corde e intitolato semplicemente Tony Gazza. Si nota che anche nei brani più morbidi, come “Fading Dream”, tra arpeggi e armonici, le note sono molto rapide.
Il flusso è copioso e virtuoso, ma ogni nota è sentita, mai gratuita. Tony Gazza costruisce dei monologhi sonori, a volte molto sotterranei come quello di “Loss”, a volte anche molto toccanti come quello di “My dying Self”.
Ascolta il disco di Tony Gazza
“Grey Years”, che apre l’album, è l’unico in cui compare la chitarra elettrica, a percorrere una tortuosa strada di note, accompagnate dagli accordi della chitarra acustica. Qui si sente l’influenza del flamenco, stile che Tony Gazza ha fatto suo, reinterpretandolo in uno stile personale. “Away” ad esempio, che per certi versi è una canzone sorella di “Loss”, una risposta ad essa, è piena, nelle sue corse, di note che si stoppano dopo un veloce slide: questa è una firma dell’artista.
“Jihad” per me ha un posto particolare nel cuore. Il titolo fa pensare ad azioni sacre islamiche, e la melodia in effetti ricalca certi cromatismi “saraceni” (andalusi). Ci sono due o tre cambi di velocità nello stesso brano. Ma il motivo per cui ci sono affezionato, è che “Jihad” è il primissimo brano che ho sentito dal vivo, suonato da Tony Gazza. E si parla di più di dieci anni fa.
Racconto questo, per far notare che non ci sono calcoli in Tony Gazza. Ha raccolto negli anni esperienze e idee, e quando ha sentito l’esigenza di pubblicare, ha pubblicato. Egli è uno di quegli artisti che “serve” la musica, non se ne serve. E nel suo servizio alla musica ci lascia un’introspezione profonda che dialoga col silenzio, da ascoltare con attenzione.
Social e Contatti
- Instagram: https://www.instagram.com/tony_gazza/


